Quell’imprenditore…da “premio Oscar”

Pubblicato: venerdì, 9 ottobre 2015
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bulgarellaL’imprenditore Andrea Bulgarella sotto inchiesta a Firenze. Di lui parlano diversi pentiti, uno di questi racconta, “potrebbe prendere il premio Oscar come attore protagonista e non protagonista”. C’è anche una informativa del Sisde. Tutti i nomi dell’indagine, citato il direttore di Panorama Giorgio Mulè, ma non è indagato

Sera d’estate di qualche anno addietro. Un bidone di benzina viene fatto trovare davanti al portone di casa dell’imprenditore Andrea Bulgarella. All’epoca la Squadra Mobile di Trapani indagava sul clan del capo mafia di Trapani Vincenzo Virga. Controlla una serie di piccoli imprenditori e il figlio del boss, Pietro. Successivamente all’episodio di quella intimidazione diretta a Bulgarella i poliziotti intercettano un colloquio tra Andrea Rozzisi e Pietro Virga. Il primo riferiva al secondo che un altro “accolito”, Mario Mazzara, che aveva raccolto un messaggio arrivatogli da Bulgarella attraverso Emanuele Todaro che lavorava alle dipendenze del Bulgarella, mandava a dire che l’imprenditore capita l’antifona era completamente a disposizione. Il succo del discorso sarebbe stato questo, se c’era da aiutare Vito Mazzara (killer di mafia, nipote di Mario Mazzara, condannato all’ergastolo per diversi delitti, ultima condanna ricevuta nel 2014 quella per l’omicidio di Mauro Rostagno) non c’era bisogno di quella tanica di benzina messa dietro la porta. Pietro Virga concordò con Rozzisi e Mazzara una tangente da 10 milioni di lire per aiutare il boss in carcere, quel Vito Mazzara che per la mafia trapanese “era uno da proteggere in tutti i modi ed aiutare”: la mafia era preoccupata che lui per le restrizioni in cella potesse cedere e pentirsi, “se si pente lui per noi è la fine”. Bulgarella fu per questa vicenda indagato e poi prosciolto.

Era l’epoca in cui Andrea Bulgarella finiva sui giornali per le sue critiche al sistema istituzionale, alla burocrazia, che impediva all’imprenditoria in genere di poter decollare. Si lamentava Bulgarella e preparava così il trasferimento del grosso delle sue iniziative in terra di Toscana. Si lamentava che a Trapani veniva guardato storto da inquirenti e investigatori, mentre, scriveva, “a Pisa era solito accompagnarsi a braccetto con il prefetto e il questore”.Quando Sgarbi divenne sindaco di Salemi, e lanciava i suoi slogan per dire che “la mafia non esisteva”, lui, Andrea Bulgarella divenne un suo grande amico. Intanto però giorno dopo giorno diversi collaboratori di giustizia lo descrivevano come una persona che con la mafia avrebbe fatto affari. Uno di questi, il collaboratore di giustizia Nino Birrittella, descrivendone le abilità nei rapporti con Cosa nostra disse di lui che “meritava due premi Oscar, uno come attore protagonista e un altro come attore non protagonista”. Birrittella nelle sue dichiarazioni raccolte anche presso la Dda di Firenze ha riferito di favori ricevuti dal Bulgarella dall’Ufficio tecnico erariale, valutazioni di immobili ed altro, mediati dal senatore d’Alì, nome che si sarebbe speso anche per favorire il finanziamento pubblico a favore del Consorzio Trapani Turismo guidato dal cognato di Bulgarella, Peppe Poma, vicende queste che fanno parte del fascicolo processuale pendente presso la Corte di Appello di Palermo dove il senatore D’Alì è imputato di concorso esterno in associazione mafiosa. L’indagine della Dda di Firenze che sta indagando per autoriciclaggio il Bulgarella (con fatti contestati sino al 2013) con altre nove persone, tra queste spiccano il numero due di Unicredit Fabrizio Palenzona e l’ex vice presidente della Provincia di Trapani, Peppe Poma, cognato di Bulgarella, e per tanto tempo alter ego del senatore Tonino D’Alì a Trapani, ha messo insieme diverse dichiarazioni di collaboratori di giustizia, i carabinieri del Ros che hanno condotto l’inchiesta hanno fatto decine e decine di intercettazioni, ascoltato in diretta come far sparire i ricavi dai bilanci delle aziende dell’imprenditore trapanese, hanno sentito parlare di mafia, politica e massoneria, gli ingredienti che messi insieme riempiono lo scenario della latitanza di Matteo Messina Denaro. Il boss entra anche nell’indagine. Casualmente, perché in Sicilia ci raccontano che tutto avviene per caso, ma probabilmente non è mai così, uno dei fornitori di mobili delle strutture gestite da Bulgarella è quel tale Luca Bellomo nipotea acquisito del boss latitante per averne sposato la nipote, Lorenza Guttadauro, figlia poi di un altro boss, Filippo, boss palermitano, e di Rosalia Messina Denaro, sorella di Matteo. Ma Messina Denaro non è che uno dei capi mafia citati nell’indagine.

Ci sono anche Gaetano Badalamenti e Totò Riina, e i capi storici della mafia trapanese, Totò Minore, Vito Sucameli, deceduti, e Vincenzo Virga. Nel 1991 ci fu una nota del Sisde che si occupava degli affari del Bulgarella. Il rapporto risulta inviato all’allora alto commissariato per la lotta alla mafia. Anche in questo caso viene fuori il nome di un personaggio trapanese molto importante, l’avvocato Bartolo Bellet: “Nel quadro di attività istituzionale si è appreso in via fiduciaria, da fonte di non valutabile attendibilità, che tale Avv. Bartolo Bellet avrebbe contatti con tale Andrea Bulgarella appartenente con l’intera famiglia ad una cosca mafiosa del trapanese, per conto del quale tratterebbe l’acquisto di immobili di svariati miliardi…. il Bulgarella è uno dei più noti e facoltosi imprenditori della provincia di Trapani ed ha esteso i propri interessi anche in Toscana..”. A seguire poi altre note informative della Dia, per ricostruire gli investimenti in Toscana del Bulgarella, che dalle indagini è risultato condurre interventi edilizi accumulando, paradossalmente, debiti per svariate centinaia di milioni di lire.

Negli atti dell’odierna indagine fiorentina si trova un passaggio emblematico sulla condotta dell’imprenditore Bulgarella: “La scarsa affidabilità dei dati contenuti nei bilanci del gruppo Bulgarella, oltre ad essere stata evidenziata nella relazione datata 3 giugno 2014 del CT dr. Carlo Pelosi, emerge chiaramente dalla conversazione a tre intercorsa fra Andrea Bulgarella con la sua collaboratrice Rosanna Martinez e la commercialista Maria Alessandra Bassi, nella tarda mattinata del 31 maggio 2013; Martinez Rosanna informa Andrea Bulgarella che Alessandra BASSI “ha ultimato la predisposizione del bilancio della Viareggio Touring srl … per Viareggio la dottoressa Bassi è qua …e praticamente sta completando il bilancio … Alessandra mi senti?… sta completando il bilancio…”. La stessa Bassi precisa con soddisfazione a Bulgarella che il bilancio della Bulgarella Costruzioni chiude con un saldo attivo di 6 milioni di euro “… sì .. <Bulgarella> l’abbiamo completato … è un bel bilancio… chiude in utile … quindi una bella presentazione per le banche … abbiamo levato tutte le varie porcherie … abbiamo fatto le compensazioni … (…) … no… no… va in attivo … un bell’attivo e poi a livello fiscale noi ce la caviamo … (…) … ma all’incirca sono 6 milioni di euro … quindi come società…”. Andrea Bulgarellaribatte che non va assolutamente bene chiudere il bilancio con 6 milioni di attivo “… 6 milioni di attivo? … (…)… 6 milioni ci rovina a pagare le tasse! … (…) … io direi … in questo momento di crisi… 6 milioni … veda un po’ … pure la Finanza arriva poi…”. Una situazione che i magistrati fiorentini sottolineano in questo modo: “ Il quadro che emerge è inquietante. Nel prosieguo dell’attività investigativa è emerso che il successo economico del Bulgarella è dipeso non soltanto dagli accertati legami con ambienti di Cosa Nostra trapanese, ma anche dai molteplici rapporti che da tempo intrattiene con alti dirigenti di banca, funzionari e amministratori pubblici, oltre che con il mondo della politica, della stampa e con soggetti gravitanti in contesti massonici. Ed è proprio grazie alla compiacenza di alti vertici di banche (Banca Credito Cooperativo di Cascina ed Unicredit) creditrici delle società del gruppo che Bulgarella è riuscito ad ottenere indebitamente svariati finanziamenti, agevolazioni e benefici vari, resi possibili in palese violazione della normativa bancaria con operazioni anomale e non trasparenti ».

Convitato di pietra la massoneria: «Insieme al socio Federico Tumbiolo, Bulgarella è riuscito a instaurare un rapporto privilegiato con Banca Unicredit per abbattere la sua notevole esposizione debitoria». Siamo nel luglio dell’anno scorso: le intercettazioni dei Ros svelano anche l’appartenenza di Bulgarella e dei suoi soci a logge massoniche, la “Grimaldi”, in particolare, che farebbe capo a un notaio di Trapani, Luigi Manzo «che è il grande maestro del Grande Oriente d’Italia… Lui ha un brogliaccio dove c’è tutta la storia della massoneria italiana, perché tutti sono passati da lì ». Altri indagati sono stati ascoltati parlare di Bulgarella in questo modo: «Si è procurato l’aurea di imprenditore pulito, conosce senatori (tra questi il senatore D’Ali, ndr) deputati e vicepresidenti di Unicredit (alludendo, appunto, a Fabrizio Palenzona, secondo i magistrati), è stato l’“immobiliarista” di fiducia di Giovanni Falcone e della Procura di Palermo e dice che conosceva anche Pio La Torre…». Impresa e informazione. Oltre che a essere interessato al circuito dell’informazione locale trapanese, dove Bulgarella ha saputo creare una sorte di corte o cerchio magico anche nel giornalismo, Bulgarella si è scoperto avere grandi agganci anche in questo campo, col direttore di Panorama Giorgio Mulè. I due sono stati intercettati, niente reati di mezzo ma piacevoli convenevoli e favori.

Bulgarella si complimenta con Mulè dopo che questi ha vinto una causa accesa dall’allora procuratore capo di Palermo Messine, Mulè ringrazia e chiede un aiuto per un soggiorno estivo in una struttura del Bulgarella, per lui e degli amici. Scrivono i pm della Dda di Firenze, Mulè ha soggiornato “per sei giorni presso l’albergo pagando, dietro insistenze, la somma di 360 euro ricevendo una fattura pari a 720 euro”. L’ 8 giugno Mulè ringrazia Bulgarella. Dopo lo scoppiare dell’indagine questa è stata la voce degli indagati. Unicredit ha difeso il suo vicepresidente Palenzona: «UniCredit — recita una nota — dichiara di avere piena fiducia nel loro operato e si ritiene certa che le indagini dimostreranno la loro estraneità». Il legale di Palenzona, l’avvocato Massimo Dinoia, aggiunge: «Il mio assistito neppure conosce la persona che sarebbe stata da lui favorita. Ovviamente le perquisizioni hanno avuto esito totalmente negativo: nulla è stato trovato perché nulla poteva essere trovato». Bulgarella ha parlato attraverso il suo legale, avvocato Giulia Padovani: “Si dichiara completamente estraneo ad ogni addebito e ci tiene a precisare con forza che non ha mai avuto alcun contatto con nessun gruppo associativo criminale, men che meno di stampo mafioso. “Per quanto riguarda il merito della vicen l’indagato è sereno e provvederà a difendersi presso le sedi competenti”.

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