Tonnara di Scopello: “Stiamo assistendo a un depistaggio”

Pubblicato: mercoledì, 30 settembre 2015
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tonnara1CASTELLAMMARE DEL GOLFO – Ancora riflettori puntati sulla vicenda della Tonnara di Scopello. Anche se la bella stagione si è ormai conclusa l’interesse della collettività per tutelare il libero accesso al mare continua e il Coordinamento Mare Libero di Scopello mantiene viva la questione attraverso un comunicato nel quale tenta di riassumere la vicenda spiegando meglio alcune vicissitudini.

“Nell’annosa vicenda della Tonnara di Scopello si assiste ormai da tempo a quello che in termini giudiziari si definirebbe ‘depistaggio’. Invece di parlare del diritto di accesso al mare in presenza di una fascia demaniale (negata dalla proprietà ma attestata dalla cartografia ufficiale almeno dal 2007) si sposta l’attenzione sulla struttura e sulla sua gestione creando un polverone che mistifica la realtà dei fatti e ne rende difficile la comprensione. Le vittime di questo depistaggio sono i cittadini e il loro diritto di libero accesso al mare garantito dalla legge e da una secolare consuetudine.

I fatti sono molto diversi da quelli presentati dalla proprietà e dalla Legambiente diretta da Zanna, che fino a qualche anno fa si trovava su posizioni opposte a quelle attuali.

Il Lido balneare alla Tonnara di Scopello, che noi non abbiamo mai voluto, esiste di fatto da anni. È gestito da una società legata per vincoli parentali alla proprietà ed è per di più abusivo, come risulta dell’ordinanza del giudice di Trapani del 30.07.15.
L’accesso al mare previo pagamento di un biglietto è stato fino all’agosto di quest’anno indiscriminato, come testimoniano le 70.000 presenze dichiarate dagli ex amministratori. Il numero contingentato è stato applicato solo dopo la gestione del Comune che per primo lo aveva introdotto, come da noi auspicato.

Il depistaggio mira ad oscurare la realtà: i veri motivi che spingono gli ormai ex amministratori (rimossi per illeciti amministrativi e contabili e sui quali pende un’inchiesta da parte della Procura di Trapani) sono tutt’altro che culturali: si tratta semplicemente di un business legato alla bellezza del sito e all’unicità del complesso monumentale messo a disposizione di turisti danarosi, fotografi e registi alla ricerca di un set d’eccezione. Basta dare un’occhiata alla pagina web della Tonnara per rendersene conto.

Altro che recupero della memoria e rispetto della storia di cui tanto si parla! Di fatto il complesso monumentale è chiuso al pubblico, non vi sono documenti sulla tradizione della Tonnara (a parte le ancore usate come elemento decorativo) nessun cartello esplicativo, nessun percorso didattico-museale, solo sdraio e tendoni per rendere più confortevole la permanenza dei bagnanti.

Chi ingenuamente (ma qualcuno anche furbescamente) ritiene che il privato possa garantire la fruizione del sito in una forma migliore del pubblico solo perché lo ha trasformato in un lido pulito ed efficiente (ma lo era anche in quei pochi giorni di gestione comunale) non considera che in qualunque momento il privato potrebbe decidere di chiudere l’accesso senza dover rendere conto a nessuno, come già avvenuto due volte nella presente stagione (in occasione di una manifestazione del nostro coordinamento e dello sfratto coatto dell’anziano custode e di un suo amico affetto da SLA, allorquando era stato impedito l’accesso persino al medico dell’ASP).

Tutto ciò ha il sapore di una beffa per chi in quei luoghi è nato, ha vissuto da erede dei tonnaroti che calavano le reti e tiravano su i tonni al canto della cialoma, dei cordai che preparavano la corda, dei contadini che procuravano la “disa” sotto l’arsura del sole, delle donne che la intrecciavano davanti le case dei loro poveri quartieri, dei marinai e dei rigattieri che ‘abbanniavanu’ e vendevano quei tonni per strada.

Noi che siamo cresciuti con quest’immagine di Scopello, sentito come luogo “proprio” nel senso più alto del termine,ovvero come luogo costitutivo dell’ identità, e dunque da rispettare ed amare sopra ogni altro, saremmo scippati di un bene collettivo di inestimabile valore oltre che di un diritto costituzionale se passasse la linea della privatizzazione.

Di questo bisogna tenere prioritariamente conto: la vicenda di Scopello non è una singolar tenzone tra i proprietari e il Sindaco di Castellammare, ma una battaglia di civiltà che riguarda l’intera collettività di cui noi ci siamo fatti interpreti nel tempo, a partire dalle 5.000 firme raccolte negli anni passati e fino alle manifestazioni di questa estate.

È vero che Scopello non può essere considerato un Lido balneare, ma è altrettanto vero che Scopello non può diventare un resort esclusivo ad appannaggio di soli turisti danarosi, la destinazione di un bene di tale inestimabile valore non può che essere pubblica e volta a valorizzare la storia del lavoro che lì si è svolto nei secoli e della Comunità che con quel sito si è sempre identificata.”

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