I mali del Sud, Panerai ha “quasi” ragione

Pubblicato: venerdì, 14 agosto 2015
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L’autorevole giornalista economico parla dei guai del Meridione. Trapani non poteva mancare

 

trapani Nei giorni scorsi ha fatto il giro dei social network una nota di uno dei più autorevoli giornalistici economici italiani, Paolo Panerai. Dobbiamo dire che lo scenario regge, ma non la pensiamo come lui quando cita personaggi politici come l’ex presidente Cuffaro e il senatore D’Alì. Ma l’elenco è ancora più lungo, non pensino Cuffaro e D’Alì che li consideriamo l’origine di tutti i mali. Perché se a qualche porta bisogna andare a bussare per chiedere ragioni della infinita crisi del Sud, della Sicilia che puntualmente da anni manda al macero lo Statuto autonomistico che ha funzionato ovunque sia stata applicato meno che nella nostra Regione, degli affari sporchi presentati come risolutori, come fu a Trapani per quella Coppa America che permise di spendere senza tanti lacci e laccioli oltre 100 milioni di soldi pubblici. Panerai giustamente sostiene: “Il Sud più Sud di tutti è la Sicilia, un’isola che potrebbe essere più florida della California e che invece è un cumulo di inefficienza, di corruzione e di delinquenza, nonostante l’intelligenza e la preparazione di molti dei suoi uomini e sue donne che hanno servito e servono il Paese e importanti società internazionali”. Se l’incipit è questo citare Cuffaro diventa un fuori luogo, così per cominciare dal governatore “vasa vasa” che nel retrobottega di un negozio decideva per esempio le tariffe per la sanità pubblica. Ma non solo. Cuffaro si era parecchio distinto nella gestione dell’Agricoltura. Panerai sostiene, da testimone come lui dice, che la gestione di Cuffaro di questo assessorato aprì le porte della Sicilia ai grandi nomi dell’agricoltura italiana. Qualcuno di questi però per esempio ha avuto modo di raccontare che una volta messo piede in Sicilia si ritrovò i soliti quattro mafiosi, vorremmo chiamarli mafiosetti ma quelli erano mafiosi puro sangue, a chiedergli il “pizzo”. Con la politica che a voler pensare non era del tutto collusa, stando in silenzio lasciava fare. Se si leggono con attenzione le pagine che di recente hanno portato al sequestro di 20 milioni di euro ai danni di un imprenditore pacecoto, Vito Marino, che è riuscito a truffare le casse pubbliche per ottenere finanziamenti inghiottiti senza produrre un solo occupato, si troveranno più riferimenti proprio al presidente Cuffaro. Quel pacecoto era riuscito ad arrivare fin dentro la stanza del governatore Cuffaro introdotto da un fidato consulente del governatore, tale Salvatore Galvanico. Pensiamo piuttosto che è stata la spinta a fare impresa ad avere portato in Sicilia quei nomi indicati da Panerai, Gianni Zonin, Mezzacorona, Marzotto nella viticoltura, e Rocco Forte, con Verdura, e il grande gruppo spagnolo NH con Donnafugata Golf&Resort. Per fortuna Panerai ci ha risparmiato il famoso Giardino di Kempisky di Mazara, in questo caso una fine ingloriosa e uno strano fallimento della società tutta siciliana che lo finanziava. Altro che “continente in decollo” era la Sicilia come all’epoca veniva dipinta anche da Panerai come direttore del giornale patinato ed economico Class. Erano i tempi in cui, ricorda bene Panerai, “Trapani fu rimessa a nuovo con un deciso intervento dell’allora sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Antonio D’Alì” dopo che la città fu scelta come campo di un paio di gare preliminari della Coppa America, era il 2005. Cosa rappresentarono per Cosa nostra quelle gare lo raccontano decine e decine di pagine di atti giudiziari, documenti pubblici che chi ha pazienza e curiosità può andarsi a leggere. Ma Paolo Panerai tocca anche un argomento attuale, l’aeroporto di Trapani e l’Airgest, la società che gestisce lo scalo aeroportuale trapanese. La società piaceva perché tradiva le occasioni di investimento e di sviluppo. Ora piace meno perché i fondi pubblici sono venuti meno. Non possiamo dunque parlare di imprenditoria. Un po’ di storia e ci aiuta sempre stavolta molto bene Panerai. “L’investimento attuato da Cia assieme a Sicily invest in Airgest, in poco tempo dal 5% si è elevato a più del 40% perché tutti gli altri soci privati non seguivano gli aumenti di capitale, con la sola eccezione della famiglia Quercioli di Siracusa. Non era chiaro a loro che l’aeroporto era ed è un fattore di assoluto sviluppo della Sicilia sudoccidentale. Senza esperienza nella gestione di aeroporti, Cia si è associata a Corporaciòn America, uno dei più grandi gestori al mondo, posseduta da Eduardo Eurnekian, un argentino di origine armena di straordinaria intelligenza e capacità imprenditoriale. In poco tempo i passeggeri, grazie agli accordi con i vettori low cost, sono arrivati a quasi 2 milioni all’anno: 2 milioni di turisti che hanno fatto fare un balzo enorme allo sviluppo di tutta l’area sudoccidentale e non solo alla provincia di Trapani. Operatori di tutti i settori entusiasti e drammaticamente preoccupati quando, per la guerra in Libia, i voli furono fortemente ridotti, essendo l’aeroporto anche sede di una importante base militare. Si poteva pensare che il fermo di sei mesi avesse fatto comprendere alla Regione, ai Comuni, alle Province (prima della loro pseudo eliminazione da parte di Crocetta) ma anche al governo centrale, quanto fondamentale fosse l’aeroporto per lo sviluppo di quella parte dell’isola ma anche di tutta la costa sud perché, partendo da Trapani, il giro turistico classico è diventato quello di andare verso la Valle dei Templi di Agrigento e poi Ragusa-Siracusa-Catania… I danni subiti da Airgest per la riduzione dei voli è stato calcolato, per difetto, da Enac, cioè l’agenzia nazionale per gli aeroporti presieduta dal professor Vito Riggio, in 10 milioni di euro. Dalla guerra sono trascorsi oltre tre anni e solo un mese fa il ristoro per l’aeroporto è stato erogato attraverso la Provincia, che teoricamente non c’è più ma in realtà c’è nella persona del commissario Giuseppe Amato. E cosa ti fa il commissario? Decide di destinare 1,5 milioni ai comuni della provincia, ignorando che a calcolare il danno è stata Enac, che certo non poteva valutare gli eventuali danni dei comuni. Comuni che erano stati riuniti in un consorzio dalla Camera di commercio, presieduta da Giuseppe Pace, per erogare alla società di marketing territoriale di Ryanair il contributo di 2,5 milioni di euro all’anno. Un contributo che deriva dalla tassa di soggiorno pagata dai turisti e destinata a questo scopo fondamentale per lo sviluppo del territorio. Ora non è improbabile che Ryanair decida di ridurre i voli, con un danno enorme per il territorio di cui i sindaci dovrebbero essere i promotori dello sviluppo. Come si vede, anche quando si è riusciti a creare un movimento positivo che con investimenti limitati ha generato quasi un miliardo di crescita del pil nell’area secondo lo studio elaborato da Kpmg, il caos politico amministrativo e la limitatezza degli orizzonti possono far regredire invece che avanzare lo sviluppo”. L’aeroporto può funzionare a prescindere da Ryanair se lo si lascia alla gestione dei privati, di imprenditori sani e veramente interessati ad investire. E la nostra politica mette paura a questi imprenditori, preferisce solo parlare con l’impresa che è invece solita a tenere il cappello in mano a chiedere denari. Ovvio, è più facile per la politica controllarla. La politica locale sa piantare bandiere e vessilli, che non servono, come ogni giorno di più si va dimostrando. Ed è così accaduto che i grandi gruppi che si erano avvicinati all’aeroporto e al territorio, pensando a creare una industria del turismo poco alla volta hanno smobilitato. Panerai ha ricordato il caso del recupero delle isole dello Stagnone, luoghi belli per creare resort di lusso, in grado di potare soldi alle casse dell’economia locale. Anche loro sono scappati via, perché essendo le isole in zona di riserva, gli errori di gestione hanno bloccato tutto, non si è recuperato l’esistente e non si è creato nulla di compatibile. Nel frattempo si è costruito abusivamente, e chi ha potuto sulle coste dello Stagnone si è fatta anche la villa con tanto di piscina. La riserva dello Stagnone è a gestione provinciale e se non andiamo errati presidente è stato anche il senatore D’Alì, ma non solo lui, c’entrano Giulia Adamo, Mimmo Turano, i vice presidenti plenipotenziari, tutti uniti dall’immobilismo, e mentre si svolgevano le dispute giudiziarie, ripetiamo, c’era chi abusivamente toglieva terra alla riserva. Ha certo ragione Panerai quando ricorda che dopo Cuffaro arrivò Lombardo, e altri soldi sono andati persi. Anni addietro durante una indagine della Polizia a Trapani, si ebbe notizia di una intercettazione. A parlare un mafioso e un imprenditore, questi chiedeva all’altro il permesso a fare una determinata attività, la risposta del mafioso fu di questo tenore, un fari e un fari fare, non fare e non far fare. Erano i tempi in cui la mafia attendeva di sapere con quale potere politico dovesse confrontarsi. Ecco penso che da Lombardo in poi siamo in Sicilia a vivere questo stato di cose. I soldi meglio non toccarli, meglio farli perdere. Attendiamo il futuro. E Panerai coglie ancora: “L’incredibile blocco Lombardo è continuato con l’attuale presidente, Rosario Crocetta…Giochi di potere. Incapacità di decidere. Sempre che non si voglia pensare male”. Ora siccome abbiamo grande rispetto di Paolo Panerai, per la sua grande professionalità ed esperienza, dando sia pure una spolverata alla sua testimonianza, diciamo che ciò che di recente ha scritto è giusto. Vuoi perché cita un sindacalista, Maurizio Landini, leader della Fiom della Cgil, che ci è simpatico perché dice cose che condividiamo. Panerai lo cita espressamente: “Dice Landini, che per il Sud il turismo non basta, che ci vuole l’industria. È un messaggio che ha lanciato al segretario del Pd Matteo Renzi, alla vigilia della fondamentale riunione della direzione del partito, che ha approvato le linee generali del piano di rilancio del Mezzogiorno e che ora il Governo dovrà tradurre in atti esecutivi. È razionale che il turismo da solo non basti. Ma anche il turismo è industria; e a braccetto con il turismo viaggia l’agricoltura, la nuova agricoltura di qualità che nel Sud e in particolare in Sicilia può avere un forte sviluppo”. C’è chi ha voluto dire che con queste parole Renzi ha commissariato la Sicilia, finalmente ci viene da dire se non vogliamo diventare la Grecia dell’Ue. Ancora Panerai: “Bene ha fatto il presidente Renzi a prevedere d’ora in poi il criterio Bonus/Malus. Chi non sa, non vuole, non ha la sensibilità politica ed economica di spendere i fondi stanziati, se li vedrà ridurre drasticamente. Ma ciò non si rifletterà solo sullo sviluppo del Sud: renderà fallimentari i bilanci delle regioni e degli altri enti locali, fino al collasso, perché, come si è verificato con la presidenza Lombardo e in buona misura con quella Crocetta, le entrate crolleranno”. Si risolveranno così i problemi burocratici? Forse no. Perché in Sicilia di fatto solo pochi dirigenti possono dirsi davvero autonomi. Tante nomine dipendono ancora dalla politica e quindi di fatto i dirigenti sono succubi, condizionabili. E Panerai giustamente scrive: “Non è difficile considerare che la riforma della burocrazia non debba fermarsi davanti alle regioni a statuto speciale e in particolare a quella più speciale di tutte, cioè la Sicilia. Anche senza togliere il mestiere a Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella del Corriere della Sera, che da anni raccontano storie incredibili e inaccettabili sull’inefficienza o anche la corruzione della burocrazia e non solo, è un dovere segnalare al presidente Renzi, anche se lo sa, che in Sicilia occorre riformare con il machete. Altrimenti ogni sforzo di rilancio sarà vano”. «Il problema del Sud non è la mancanza di soldi. È la mancanza della politica e di una burocrazia efficienti». Parola di Renzi che Panerai condivide. E anche noi piccoli giornalisti di provincia. Buon ferragosto.

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