“La favola” delle Regie Trazzere di Sicilia. Capitolo Primo – Parte IV: Le strade romane – la Via Valeria

Pubblicato: sabato, 25 luglio 2015
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Di Antonino Messana

Adesso verranno esposti i tracciati delle singole strade romane, sulle orme del Tesoriere, che ha cercato di individuare i siti attuali corrispondenti alle stazioni riportate dalle fonti, seguendo per quanto possibile, un criterio cronologico.

            Inizio con la Via Valeria, cosciente di saltare il criterio cronologico. Gli studiosi ritengono che tra le prime strade costruite dai Romani è stata l’Agrigento–Palermo. Tuttavia, considerato che la “Valeria” abbraccia l’intera costa settentrionale del Tirreno e fino a raggiungere a Sud-Ovest le coste del Mediterraneo e, peraltro, attraversa il territorio di Alcamo, così pure taglia con orientamento Est-Ovest l’intera provincia di Trapani, a differenza delle altre vie che non rientrano in questo territorio, ritengo opportuno saltare l’ordine cronologico, per licenziare l’argomento più importante (per me il “pomo di Adamo”) che riguarda la città di Alcamo e l’intera Provincia trapanese.

LA VIA VALERIA: MESSANA (Trajectus)-LILYBEO.

            Il più importante itinerario romano in Sicilia è certamente quello da Messana a Lilybeo, denominato Via Valeria, come suggerito dal Mommsen, dal nome del Console Marco Valerio Levino che nel 210 a.C., fu nominato proconsole della provincia Siciliana.

            Il suo percorso, che si manteneva sempre a pochi chilometri dalla costa settentrionale, secondo l’Itinerarium Antonini, come avanti riportato, era segnato dalle seguenti mutationes: Drepanis, Aquis Segestanis sive Pincianes, Parthenico, Hiccara, Panormo, Solunto, Thermis, Cefalodo, Haleso, Caleade (a Caliate Solusapre), Agatinno, Tindaride, Messana, Trajectus (porto adatto al traghettamento).

Via Valeria siciliaMAPPA ELABORATA DA VERA MESSANA ARCHITETTO IN MILANO

La Via Valeria con i percorsi dell’itinerarium di Antonini e della della Tabula Peutingeriana

la pianificazione stradale in Sicilia prima dell'unità d'italia

Secondo la Tabula Peutingeriana l’itinerario toccava, invece le seguenti stazioni, per buona parte assimilabili a quelle già indicate: Tragecyhus, vicino a Punta Faro, Messana, Tindareo, Agatinno, Calcate, Halesa, Cephalodo, Himera, Solunto, Panormo, Segesta, Depanis (Drepanis), Lilybeo.

peutingeriana Sicilia Strade Trazzere Romane

TABULA PEUTINGERIANA

La mappa mostra le strade le città e le distanze. Da destra si leggono benissimo Depanis, Lilybeo, Segesta, ect. Da sinistra Messana, Tindareo, Agatinno, ect.

 Sia nell’Itinerarium che nella Tabula vengono menzionate le stesse stazioni. Almeno fino a Panormo, con qualche differenza sulle distanze.

            L’importanza militare di questa strada è evidente, permettendo il celere collegamento terrestre dal Trajectus alla estremità occidentale dell’isola; rappresentava cioè una facile via per poter contrastare eventuali incursioni dall’Africa (torno a dire che Marsala e Mozia erano puniche) facilitando nello stesso tempo il controllo dei numerosi scali marittimi lungo la fascia costiera tirrenica.

            Sull’identificazione dei siti, per la maggior parte di essi, non sussistono dubbi, mentre qualche incertezza viene rilevata per Agatinno. Per Molti AA. Agatinno dovrebbe coincidere, all’incirca , con l’attuale S. Agata Militello, mentre Uggeri ritiene piuttosto che debba farsi corrispondere con S. Marco D’Alunzio.

            Come si è già accennato a proposito dell’Itinerarium, tra Panormo e Lilybeo vengono evidenziati due percorsi diversi: uno lungo la costa, l’altro nell’entroterra (il lettore può seguire la cartina del Marchese di Villabianca, appositamente riportata).Francesco Marina Strade Sicilia Trazzere

FRANCESCO MARIA EMANUELE GAETANI – DIARI PALERMITANI 1788

Per il primo percorso (Panormo, Hiccara, Perthenico, Aquis Segestanis o Pincianis, Drepanis) l’identificazione delle stazioni è pressochè certa; perplessità, invece, sussistono per l’ubicazione delle stazioni del secondo percorso (Panormo, Hiccara, Longaricum, Oliva, Lilybeum).

Sulla base delle distanze riportate nell’itinerarium, si presume che Oliva dovesse essere ubicata vicino Salemi (35 Km. da Lilybeo pari a circa 25 miglia romane), da dove la strada sarebbe passata per Longaricum, un sito vicino Alcamo o fra Alcamo e Calatafimi.

            Qua è il luogo per dare un primo congedo all’Ufficio Trazzere che ha tracciato la Trapani-Palermo annoverandola a Regia Trazzera contrassegnata dal numero 452. Abbiamo visto e ripetuto che nessuno degli storici ha saputo localizzare con certezza la città di Longarico (per i latini Longaricum). In questo contesto, le possibilità avanzate dalla migliore letteratura sono due: o nelle vicinanze di Alcamo, o addirittura completamente al di fuori di questo sito. In questa seconda ipotesi, si perdono completamente le tracce e resta fuori da ogni logica per una eventuale localizzazione di Alcamo, anche, in astratto. L’Ufficio Trazzere, invece, intelligentemente l’ha pure collocata sul Monte Bonifato come dimostra la mappa da loro redatta.

MAPPA DELLA RT 486

trazzera Mappa Longarico Alcamo Madonna dell'alto

Pertanto, propongono addirittura un terzo sito. Quindi si passa da una assurdità ad un’altra. Tuttavia, emerge chiaramente che nessun percorso di strada o di trazzera d’epoca può essere tracciata nel territorio di Alcamo, perché Alcamo, con documenti alla mano, non esisteva e Longaricum, nominato e riportato nell’Itinerium, non ha sito.

Per una ulteriore conferma sul sito Longarico, sicuramente torna opportuno citare ciò che ha scritto nel 1880 lo storico alcamese Ignazio De Blasi che addirittura argomenta su un eventuale altro sito (creando addirittura un 4° sito): “Monte Longo”, che potrebbe essere l’appropriato sito della città di Longarico e che viene localizzato nella prima collinetta ad est del Monte Bonifato. Ecco le testuali parole del De Blasi: …DEL SECONDO NOME DI QUESTO MONTE DETTO LOCARICO, O SIA LONGARICO… essa sembra al Tornamira essergli pervenuta a cagione della sua altezza e lunghezza, erigendosi in altissimo sito, e che si dicesse Monte Longo o sia Longarico, dalla parola latina Longaria, cioè Longo… Concludendo, Longarico non ha sito certo e localizzato. L’unica alternativa sono le mappe di epoca più antiche possibile per verificare e constatare un tracciato di strada. Chiaramente quest’ultima non è una mia proposta, ma è una via seguita dal Tesoriere (ripeto la migliore letteratura stradale).

            Ecco   2 tabelle con i percorsi della Tabula, dell’Itinerarium, dall’Anonimo Ravennate, dalla Geografia di Guidone, di Edrisi e dello Schmettau, ove non sono riportate né Longarico, nè Alcamo.

Ravennate e Guidone strade sicilia romane antiche trazzera

Strade Romane antiche trazzera

Strade romane antiche trazzere 2

            Le stationes si discostano di poco. Di particolare evidenzio che la Tabula ignora completamente la deviazione di Hiccara (Carini) e Parthenico (Partinico), evidenziate invece, da Edrisi e Schmettau; mentre, indicano le Aquis Segestanis, riportate da entrambi, come “Al Hammah” e Bivio di Castellammare. Longarico e Alcamo non sono menzionate.

A conferma ed in coerenza con il discorso intrapreso sull’inesistenza della città di Longarico riporto due mappe del geografo Idrisi, tratte da uno studio, pertinente con l’argomento, di Giovanni Uggeri, custodito dalla Biblioteca Centrale della Regione Siciliana di Palermo, collocazione PAL026051.

uggeri mappa romana idrisi

GIOVANNI UGGERI – Il sistema Viario Romano in Sicilia e le sopravvivenze medievali.

Come il lettore può osservare i territori della provincia di Trapani sono: Calatubo, Trapani, Mazara. Alle spalle di Calatubo, leggiamo, anche, Partinico. Nè Alcamo, nè Longarico sono nominate, è nominata Calatubo. Ho l’impressione (qui lo dico e qui lo nego), che la prima città in assoluto nel territorio di Alcamo è stata Calatubo. Nei successivi capitoli mi soffermerò, sia pure con brevi cenni, su questo antichissimo sito che è stata una fonte di ricchezza per la produzione ed esportazione del grano ed in epoca moderna della produzione del vino. Anche questa mappa, redatta nel 1150, non riportando la città di Longarico o Alcamo (citata nell’Itinerarium) il percorso in questo territorio della Via Valeria resta indeterminato.

            Per altro verso, riporto l’elaborazione della medesima mappa di Idrisi redatta da Giovanni Uggeri e pubblicata nella sopra citata opera.

Uggeri mappa romana idrisi 2GIOVANNI UGGERI – Il sistema Viario Romano in Sicilia e le sopravvivenze medievali.

Su quest’ultima mappa azzardo una mia interpretazione, con la speranza che qualcuno mi corregga. Si vede chiaramente la deviazione riportata dall’Itinerario di Antonini, con percorso diverso Hiccara-Drepanum-Lilybeo e non Hiccara- Longaricum- Salemi-Lilybeum.  Manca all’appello la  trazzera “Vignazzi” (tratto di strada che arriva a Palermo – Contrada Bellolampo) che attraversa la  città di Montelepre e che  si erige  a Sud-Est di Hiccara. L’altro tratto di via partendo da Palermo è la Monreale-Pioppo-Borgetto-Partinico-Valguarnera-Alcamo. Quest’ultimo tratto ricordato dal Villabianca.

strada valguarnera alcamoFRANCESCO MARIA EMANUELE GAETANI – MARCHESE DI VILLABIANCA
Diari Palermitani 1788 Biblioteca Comunale di Palermo- Casa Professa – Coll. QqD10700342

La città di Alcamo è posta a Sud-Est sul lato obliquo di un triangolo nel cui vertice dell’opposto lato obliquo figura la città di Castellammare, con strada che parte da questa città per terminare a Mazara (?) con biforcazione per Sciacca (?). Da sottolineare che dal III e IV secolo siamo arrivati al XII secolo e qui, il mio il discorso si complica. Tutte le mappe osservate appaiono soggettive. L’oggettività deve ancora emergere. In conclusione è un’ulteriore dimostrazione che una strada di circa 38 metri non esisteva. Una dimensione così grande non poteva essere trascurata da nessuno, perché il tragitto doveva necessariamente essere unico. Lascio ad altri, più competenti in strade e cartografia, l’ardua sentenza.

Le certezze a questo punto le cogliamo sulla carta Schmettau e poi sulla cartografia antica dell’Istituto Geografico Militare. Il Tesoriere, a proposito della carta del barone Schmettau, così la giustifica (pag.22): “…Le indicazioni della carta …Schmettau sono molto interessanti poiché, riferendosi al periodo 1719-21, risultano antecedenti all’epoca in cui, dopo i Romani, venne impostata dai Borboni la nuova rete stradale dell’isola; questa carta, quindi ,rappresenta un documento unico sulla effettiva situazione della viabilità nei secoli fino all’inizio del 1700”. Tra le altre cose, qui, viene evidenziata altra testimonianza che dopo i Romani non sono state costruite altre strade. Il Marchese di Villabianca dirà pure che quelle stesse strade romane sono state pure abbandonate. Ecco il manoscritto.

valeria strade trazzera siciliaDiari Palermitani – Biblioteca Comunale – Casa Professa Palermo. Coll. QqE90

(i Primi che la introdussero furono i Cartaginesi. Li Romani ce le mantennero né loro tempi, necessari questi in decadarno. Queste strade di fatto furono la Valeria, la Pompeja, la Elorina. Di esse ma per disgrazia nostra non ce ne rimane altro che la ricordanza del solo nome ne Romani fatti la Sicilia che il può negare che…).

            Riprendo il discorso sulla Via Valeria, strada consolare, riecheggiando la Relazione Dimostrativa di demanialità, redatta dall’ufficio Trazzere il 31.12.1952 (già ampiamente trattata nell’Introduzione parte V), riguardante la trazzera contrassegnata dal n. 452 e denominata Trapani-Palermo.

trazzera sicilia

Nella “Relazione Dimostrativa di Demanialità”, già trattata nella “Introduzione-parte quinta”, tra “ATTI PROBATORI” si legge : la demanialità è comprovata con i titoli seguenti:

TERRITORIO DI TRAPANI…. Nei punti 1), 6), 7, 19 e 22) è scritto a chiare lettere che la trazzera è a volte una “strada Consolare”, una strada “Consolare per Palermo”, “strade Consolari” e “Vie Consolari”. Quindi, i suddetti punti comprovano la demanialità di una strada Consolare e non di una Trazzera Regia. Altro che numerosi titoli inoppugnabili. A tal proposito il lettore, se vuole può rileggere la IV parte dell’introduzione dedicata al Decreto Assessoriale. Qui, introduco un piccolo commento al punto 1) Relazione dell’Ing. Girolamo Vairo.

Lo stralcio della “Relazione dimostrativa di Demanialità” sotto riportata, fa riferimento ad una Relazione del 5/12/1802 stilata dell’Ing. Girolamo Vairo della Regia Sopraintendenza Generale, si legge benissimo “STRADA CONSOLARE che da questa città di Trapani conduce alla capitale…”           

            Acquisito con certezza che la Regia Trazzera 452 è la “Via Consolare Valeria”, l’Ufficio Demanio Trazzeriale (in breve l’Ufficio Trazzere) di Palermo può annullare le sue mappe non solo per la Trapani-Palermo ma l’intero tragitto da Messina a Marsala e i suoi proponimenti perché quella strada (ripeto da Messina a Marsala) non è armentizia, non è larga canne 18 e palmi 2 corrispondenti a m. 37,68, ma una strada Consolare larga appena 40 palmi corrispondenti a m. 10,32.

Per la Città di Alcamo, inoltre, voglio ricordare in breve che i percorsi sono errati. Le curve sono state raddrizzate e rappresentate in mappa in linea retta. Ecco la carta catastale dove e ben visibile il Vicolo Nuccio Scio.

nuccio scio trazzera siciliaEcco il quadro d’unione dell’ufficio Trazzere

trazzera quadro d'unione alcamo

Qui la n. 452 in linea retta attraversa il vicolo Nuccio Scio fino a scontrarsi con la 390 Alcamo-Castellammare ( altra assurdità).

Ecco la carta del 1720 dello Schmettau che come sostiene Tesoriere in assenza di altre costituisce prova.

trazzera schimmeteu

Qui si vede benissimo che la strada entra ed esce attraversando Alcamo e non gira per il Vicolo Nuccio Scio a nord sotto il paese. Infine, altra conferma che la strada entra in città con curva a gomito. con la mappa IGM.

Trazzere sicilia stradeMappa dei documenti storici archiviati presso le conservatorie storiche dell’Istituto Geografico Militare – Autorizzazione n. 6816 del 29.01.2015

Qui sono evidenziate il vicolo Nuccio Scio che raggiunge in linea retta il Cimitero S. Spirito e la trazzera con curva a gomito che entra e attraversa la città fino alla punta estrema lato Ovest chiamata appunto “Porta Trapani” per proseguire per la città di Trapani ; mentre l’ingresso in città è denominato “Porta Palermo”.

Come ultimissima spiaggia riecheggio la sentenza n.1999 della Corte di Appello di Palermo depositata il 22.12.2009 di condanna nei confronti dell’Assessorato Regionale Agricoltura e Foreste con l’accertamento dell’inesistenza della regia…la dichiarazione che il tracciato dell’attuale strada comunale corrisponde perfettamente a quella dell’antica Via Valeria (di larghezza palmi 40 corrispondenti a m. 10,32).

Ecco stralcio della sentenza

trazzera sentenza

Il discorso non finisce qui, esistono numerosi altri documenti e decreti, in particolare quelli del Maestro Segreto che tratterò nei successivi capitoli. Concludendo l’Ufficio Trazzere non può più assolutamente percorrere questa “VIA Valeria”, deve necessariamente cambiare strada e mappe e rimborsare bonariamente a coloro che hanno pagato.

            Se qualcuno ha da obiettare o ribaltare quanto sopra riportato ha tutto il tempo per farlo (rammento che ho iniziato nel 2008 e l’anno corrente è stata la prima tappa), sarò il primo a seguirlo e confortarlo.

            Chiedo scusa al lettore per la lunga e penosa lettura, spezzettare l’oggetto della trattazione, a mio giudizio, avrebbe significato smembrarlo per poi tornare a richiamarne alcune parti.

La prossima parte del primo capitolo verrà pubblicata Sabato 12 Settembre 2015…

                                                                                  Antonino Messana

Bibliografia

Christian MatthiasTheodor Mommsen. Storico tedesco (Garding Schleswig, 1817-Charlottenburg, Berlino, 1903). Assai giovane diede prova di grande passione per gli studi filologici. Laureato in giurisprudenza a Kiel nel 1843, già spaziava con le sue ricerche e la sua curiosità scientifica in tutte le discipline che con il diritto, gli potevano chiarire la complessità della vita dell’antico mondo romano e per primo volle approfondirsi nell’epigrafia. Venuto in Italia nel 1844 dove a San Marino trovò un vero maestro in Bartolomeo Borghesi. Fin da allora propose all’Accademia di Berlino il progetto audace di un “Corpus” di tutte le iscrizioni latine antiche , richiedente la collaborazione di molti studiosi: senza risultato. Intanto si allenava a quel lavoro con due opere sugli antichi testi dialettali italici: nel 1845 Oskische Studien ( Studi Oschi) e nel 1850 Die Underitalischen Dialekte ( I dialetti   italici del meridione). Nel frattempo, nel 1848, era tornato in Germania, chiamato a Lipsia, come professore di diritto civile; ma la rivoluzione del 1848 lo affascinò, e lo ebbe propagandista fervente, anche come giornalista, fissando la sua concezione politica, liberale, progressista, anti-aristocratica, e facendogli perdere la cattedra, per la reazione, nel 1850. Nel 1852, mentre veniva pubblicata la sua opera modello per il Corpus, da tanto tempo auspicato, per cui aveva raccolto il materiale in Italia, Inscripsiones Regni Napoletani , e l’edizione curata con il Lachamann dei Grammatici Latini, veniva inviato a Zurigo, per la cattedra di diritto romano, e in Svizzera pubblicava nel 1854 due opere di argomento antico elvetico, un’ancora di epigrafia: Inscriptiones helvetichae latinae, e una storica sulla Svizzera in età romana. Di fatto lo attirava la storia autentica di Roma nella sua interezza, sicché quando chiamato per la cattedra di diritto romano a Breslavia, nel 1854 tornò in Germania, dopo un lavoro fervido, fatto di getto, senza interruzioni e senza pentimenti, in 3 anni pubblicava la sua Romische Geschichte (Storia di Roma) 1854-1856; traduzione italiana, Firenze, 1960-62, che ebbe subito un successo enorme di consensi, e che suscitò anche critiche acerbe. Gli accademici di Berlino convinti della bontà del suo piano, di un corpus di tutte le antiche iscrizioni latine per cui occorreva un poderoso collegio di collaboratori, guidati di un tecnico d’eccezione. Chiamato nel 1858 dall’Accademia per realizzare il suo piano, nel 1861, otteneva la cattedra di storia antica nell’Università di Berlino. Ricevette alti riconoscimenti per i suoi riconoscimenti scientifici: la medaglia Pour le mérite 1868, la cittadinanza onoraria di Roma e il premio Nobel per la letteratura nel 1902. L’opera maggiore è la Storia Romana. Essa è un classico dei trattati di storia in tre volumi scritto tra il 1854 e il 1856. Espone la storia di Roma dalle origini fino alla fine della repubblica romana ed al governo di Cesare. Seguono la Legge Costituzionale romana e Diritto penale romano e numerose altre opere. Ma per la grande maggioranza dei lettori, che non ha specifica competenza l’opera del Mommsen significa soprattutto la Storia di Roma che tutt’ora (dopo un secolo), è diffusa e letta con interesse e viva partecipazione. …diffusa convinzione è, che quei tre volumi (frutto di una trattazione metodica, di raccolta documentaria, di analisi scientifica particolareggiata…) che quei tre volumi così attraenti, artisticamente composti, con i loro potenti scorci psicologici, i loro giudizi talvolta anche troppo taglienti, siano la felicissima sintesi di tutta l’enorme documentazione analitica, accumulata dall’autore con le sue pazienti indagini. Fonte Grande dizionario enciclopedico UTET- terza edizione Torino 1969, vol.XII pagg. 689-690.

Muhammad Al Idrisi nacque da famiglia nobile maghrebina degli Hammudidi. Trascorse buona parte della sua vita viaggiando tra il Nord Africa e molte parti dell’Europa, tra cui il Portogallo, i Pirinei, la costa atlantica francese, Ungheria e York in Inghilterra. Chiamato a Palermo nel 1145 da Ruggero II, fu incaricato di raccogliere, mediante inchieste sistematiche, notizie su tutti i paesi del mondo, e di comporre un grande mappamondo rispondente alle conoscenze contemporanee. L’opera fu condotta a termine nel 1154; fu incisa su una enorme lastra d’argento e corredata da un libro intitolato Lo svago per chi desidera percorre le regioni, che rimase famoso sotto il nome del Libro di Ruggero. Morto il Re, una seconda redazione ne fu fatta dall’autore per il successore Guglielmo II, poi una terza abbreviata, per un cospicuo personaggio che non ci è noto. La seconda redazione è andata perduta; restano le altre due accompagnate da carte. Idrisi abbandonò Palermo forse in seguito alla sommossa contro i musulmani; non si sa dove e quando sia morto. L’opera di Idrisi, celeberrima, e di gran valore: in parte si basa, come le carte, su Tolomeo, ma contiene molte informazioni di prim’ordine e originali. Anche per l’Italia offre grande interesse e fu pubblicata da M. Amari e C. Sciapparelli, Roma 1883 (utile commento di G. Pardi, Firenze, 1919). Fonte: Grande dizionario enciclopedico UTET- terza edizione Torino 1969.

Tesoriere GiuseppeViabilità antica in Sicilia. Dalla colonizzazione greca all’unificazione (1860), Zedi Italia, Palermo 1993. Custodito dalla Biblioteca dell’istituto Costruzioni Stradali, coll. 422.P2.26 – Università di Palermo.

Tesoriere Giuseppe –Le strade e le ferrovie in Sicilia– Le tappe del loro sviluppo dopo l’unificazione, Zedi Palermo 1995. Custodito dalla Biblioteca dell’istituto Costruzioni Stradali, coll. 334.P2.25a – Università di Palermo.

Allotta Gaetano – Trazzere di Sicilia-Agrigento:Edizione d’arte T. Sarcuto. 200. Custodito dalla Biblioteca di Archeologia e Storia dell’Arte di Roma. Collocazione ZA B 343.

Uggeri GiovanniLa viabilità della Sicilia in età romana. Galatina: M. Congedo 2004.Custodito dalla Biblioteca centrale della Regione Siciliana. Collocazione 3.46.9.15.

Uggeri Giovanni – Il sistema viario in Sicilia e le sopravvivenze medievali, 1939. Custodito dalla Biblioteca centrale della Regione Siciliana. Collocazione PAL 0260516.

Gaetani Francesco Maria Emanuele, Marchese di Villabianca – Manoscritto- Diari Palermitani 1788. Custodito dalla Biblioteca Comunale di Palermo, Casa Professa. Collocazione QqE 90-97; QqD 10700339-340-341-342 (cartina)-342;

De Blasi Ignazio – Della OPULENTA CITTA’ DI ALCAMO – Discorso storico, Alcamo Tipografia Bagolino presso L. Pipitone e C. 1880, custodito dalla Biblioteca civica di Alcamo, collocazione ARM 945.8.24

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4 Commenti
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  1. Valenziano scrive:

    Avevo ragione ad aspettare con ansia il proseguo della ‘Historia’. Questa fonti mi confortano ulteriormente nella mia ipotesi. Allora: Edrisi riporta solo 3 località in Sicilia occidentale: Drepanum. Calatubo e Mazara, e scrive nell’anno 1000: possibile che Lilybeo fosse già sparita? L’impero romano non era caduto da troppo tempo. Nella carta dell’Uggeri, poi, viene riportata una strada tra Castellammare e Mazara, commentata con un ‘?’. Io avrei usato un ‘!’. Il punto fondamentale è questo: diversamente da quanto viene riportato negli schemi riassuntivi degli itinerari, Edrisi non parla mai di lilybeo: parla di Mazara. Lilybeo viene citata prima, da coloro che non citano Mazara. E Mazara, nell’anno 1000, era una vera e propria metropoli ‘di 30.000 abitanti, splendida ed eccelsa città cui nulla manca’. Non lo dico io, lo dice Edrisi. Mi sono, quindi, formato il convincimento che la scritta ‘Marsa Alì’, ( ma io propendo più per ‘Mars Allah’) che, nella rudimentale carta che Edrisi riporta in allegato al suo libro compare vicino a Mazara, non indichi un altro centro urbano, ma sia piuttosto, una qualifica che l’Autore attribuisce a Mazara: Mazara porto di Dio. In altri termini, Lilybeo altro non sarebbe che la Mazara antica. Questo spiegherebbe parecchie incongruenze. Ma non spiegherebbe i resti archeologici di capo Boeo direbbe qualcuno. Io, però, sono portato a pensare che quelle fortificazioni non siano altro che un tratto del sistema difensivo di Mozia, che rappresentava il centro dell’insediamento, ma che non poteva fare a meno di presidi stabili sulla terraferma sicula, sul capo, per prevenire attacchi di sorpresa provenienti dal Canale di Sicilia. Quanto alle rovine romane, si tratta di vestigia di era imperiale: verosimilmente ville che, i potenti dell’epoca si erano fatte costruire con vista sulle Egadi. Un quartiere di villeggiatura, piuttosto che una città. E’ provato che gli antichi romani amavano le piccole isole esattamente come noi. Noi di fine XX secolo ed inizio XXI intendo: ancora negli anni ’50 ci si mandava la gente al confino! Un caro saluto

    • Amico Valenziano, anche io ho aspettato con ansia la Sua voce. Finalmente è arrivata! Premetto che ho pubblicato “interamente” (potevo abbreviare limitandomi alla sola Via Valeria) le due tabelle delle stazioni dei percorsi di tutta la Sicilia (Tabula, Itinerarium, Ravennate, Guidone, Schmettau, Edrisi) perché l’ intuito mi faceva pensare che Lei poteva ricavare delle notizie per un eccellente commento. Infatti, l’idea di identificare la città di Marsala con Maz(z)ara a mio giudizio è accettabile e veritiera confortata dalla traccia mappa Edrisi del 1150 circa. Riguardo la carta di Uggeri ricostruita sulla mappa Edrisi presenta molte stranezze per lo meno riguardante la città di Alcamo. Pur tuttavia, per confortare il Suo discorso, sono a conoscenza per avere letto e sentito che la contrada “Sirignano” (tenere di Alcamo) è attraversata da una Regia Trazzera che collega Castellammare con Mazara. Le mappe antiche in mio possesso (Daidone, Smith ed altre) non la indicano. Si potrebbe indagare iniziando dall’Ufficio Trazzere. Riguardo la città di Alcamo ho notato due stranezze avuto riguardo il percorso prima di “Antonini” e poi Idrisi. E’ stato scritto (da De Blasi e forse altri che in questo momento non ricordo bene) che Antonini ha pernottato ad Alcamo, viaggiando da Palermo verso Trapani. Se ciò fosse vero la “Tabula” necessariamente, a mio giudizio, doveva indicare questa città. Invece il percorso indicato è Partinico-Acquis Segestanis saltando Alcamo. La stessa cosa vale per Idrisi. Questi dimora ad Alcamo (già dislocata in pianura, sotto il Monte Bonifato) visita la “cittadella” (identificata con l’attuale Via Rossotti, nei paraggi del castello), visita le belle Chiese arabe e poi in mappa riporta “Calatubo” Mentre Uggeri evidenzia Alcamo e non Calatubo ed altro percorso da Lei evidenziato che attraversando il territorio di Alcamo conduce a Mazara. Non sono forse stranezze? Quindi. come ho già scritto la vera ed antica città di Alcamo poteva essere Calatubo. I reperti archeologici esistenti su questa contrada lo potrebbero dimostrare. Del sito Alcamo non esistono ne reperti, ne documenti neanche in epoca romana. Prossimamente tratterò delle altre strade romane, iniziando dalla AGRIGENTUM-PANORME, Via Aurelia, ecc.. La ringrazio sempre per la conversazione e l’avvicendamento e Le porgo un carissimo saluto.
      Antonino

      • Valenziano scrive:

        Ricambio i saluti, formulando, velocemente, alcune osservazioni. Alcamo, o meglio Alqamah è toponimo arabo. Quindi, secondo me, non può rinvenirsi in epoca romana, ma solo dopo il IX secolo. Io non so nulla della storia di Alcamo, ma, ritengo sia una città di formazione relativamente recente in vista del formidabile castello di Calatubo ( una meraviglia oggi, figurarsi allora ) che, a mio modestissimo avviso, dovrebbe aver colpito l’impressione di un viaggiatore molto di più di quel che, all’epoca, non doveva essere molto di più di un villaggio. Uggeri, invece, credo sia quasi un contemporaneo: la sua carta è almeno del XIX secolo, dal momento che, ancora nel ‘700, le coste dell’isola non erano disegnate così fedelmente. Ma, 2 secoli, fa, Alcamo era ormai una città, per questo viene naturale citarla. Ma, ripeto, sto scrivendo di fretta, quindi mi scusi qualche non ponderata bestialità. Buon fine settimana.

        • Grazie per la replica. La conversazione sulle origini di questa nostra città migliora e divulga le nostre conoscenze. Mi scuso per gli errori od omissioni perché anche io sto scrivendo a “braccio”. Gli scritti sulle origini di Alcamo risalgono al 1570 con Tommaso Fazello fino ai nostri giorni. Cito altri autori senza ordine di data: Arezzo, Cluvelio. Pirri, Vito Amico, Villabianca, Leanti, Di Giovanni, De Blasi, Tornamira, ecc., ecc.. Tutti questi autori sono più o meno concordi che Alcamo è stata edificata sul Monte da Aceste che ha favorito l’ingresso a Trapani di Priamo dopo la sconfitta di Troia. Il Monte Bonifato è così divenuto il dominio del territorio Segestano. Tuttavia tra essi vi sono incongruenze; addirittura qualcuno confonde e scambia il monte Bonifato con il monte Barbaro (Calatafimi). Nessuno di essi fornisce prove di alcun genere. Addirittura è stato scritto che in epoca romana Alcamo sita sul proprio Monte è stata ceduta al Papa Clemente amministrata dall’Abbazia di Montecassino. Il Bibliotecario dell’Abazia l’ha smentito con citazioni scritte. Su Calatubo, invece, mi pare di avere letto che sono stati ritrovati reperti del III secolo a.c. Custoditi in un museo a Partinico. Infine, le mappe antiche De Simancas (Carlo V), Schmettau 1721, Smith 1826 ed altre, riportano appunto Calatubo. Ecco perché affermo che Alcamo era in epoca remota “Calatubo”. Comunque, più avanti accennerò con maggiori dettagli. Quindi, come Lei mi sostiene la città nasce appunto con Alqamah confermato da documenti ed opere. Per chiudere e ringraziare mi risulta che nel 1093 il castello di Calatubo è stato ceduto dal Conte Ruggero alla Diocesi di Mazara.
          Un caro saluto ed un augurio che trascorra un buona stagione estiva.
          Antonino

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