“La favola” delle Regie Trazzere di Sicilia. Capitolo Primo – Parte III: Le strade romane in Sicilia

Pubblicato: sabato, 20 giugno 2015
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Di Antonino Messana

I Romani, popolo conquistatore e battagliero, furono i primi a costruire una rete stradale così vasta che agevolarono ulteriormente sia i commerci che gli spostamenti degli eserciti; l’impero fu più efficiente e organizzato grazie a ciò. Essi posero ogni cura in tre cose soprattutto, che dai Greci furono trascurate, cioè nell’aprire le strade, nel costruire acquedotti e nel disporre nel sottosuolo le fognature.

Per i Romani le strade erano regie, militari, consolari, pretorie e vicinali. Le prime quattro categorie erano strade pubbliche, che prendevano il nome  degli autori; quelle vicinali erano site nei borghi e ai borghi conducevano; se non erano fatte con denaro privato si consideravano come pubbliche. Da evidenziare che le attuali mappe catastali del 1938 adottano questo termine “ strada vicinale”.

Con l’avvento dei Romani, più che probabilmente furono rivisti i percorsi fondamentali che collegavano i più importanti centri dell’isola, ma ben difficilmente furono costruite delle vie ex novo. Certamente quelle costiere che si dipartono da Messina e  fanno periplo dell’isola furono totalmente rifatte costruendovi una notevole serie di ponti per permettere la percorrenza in ogni stagione. Molte strade dell’epoca sono ancora rintracciabili poiché diverse strade statali  attuali ricalcano quasi perfettamente la vie descritte nell’itinerario di Antonino e nella tavola Peutingeriana che collegavano i più grossi centri dell’epoca come Lilibeo (Marsala), Trapani, Palermo, Agrigento, Messina e Siracusa.

Le strade romane presentavano requisiti tecnici ben precisi e opere d’arte che assicuravano la stabilità del corpo stradale, nonché sovrastrutture con caratteristiche funzionali idonee al transito dei mezzi di trasporto dell’epoca. La funzione principalmente assolta dalle infrastrutture era di tipo bellico. In Sicilia, già dal 241 a.c. furono individuati e costruiti dai Romani alcuni itinerari atti a favorire il rapido spostamento degli eserciti nelle zone in cui erano prevedibili attacchi da parte dei Cartaginesi e segnatamente la strada Palermo-Agrigento e la Messina-Palermo, che tagliavano lungo i versanti nord-sud  ed est-ovest dell’isola. Seguirono a questi ulteriori interventi atti a sviluppare una rete in grado di fornire i necessari collegamenti per imbarcare prodotti della pastorizia e dell’agricoltura.

La larghezza di una strada romana variava dai 4 ai 6 metri e i marciapiedi avevano un diametro di circa metri 3 ambo i lati. La maggior parte delle strade venivano costruite nelle pianure a causa dell’elevata difficoltà di costruzione nei pendii (la pendenza non superiore al 20%). Venivano imposte delle dogane per i viaggiatori e alcune leggi prevedevano il divieto di circolazione dei carri nelle ore notturne. Durante la percorrenza di una strada si poteva incontrare ogni mille passi (1,5 Km.) un grosso cippo che riportava i miglia percorsi dall’inizio della strada ed il nome del magistrato che l’aveva fatta costruire; era la pietra miliare. Nel 1954 è stato scoperto un miliario in località Zuccarone (Corleone). Le strade e le vie romane furono catalogate  nell’itinerarium Antonini.

Le principali fonti bibliografiche in grado di fornire un quadro esaustivo della viabilità dell’epoca sono l’itinerarium di Antonini e il pictum, ossia la Tabula Peutingeriana. L’ “itinerarium” è una raccolta di itinerari romani del mondo allora conosciuto con le località toccate da ciascuno  di essi ed indica le distanze, in miglia, fra le successive stazioni.  Fu tradotto durante il regno di Caracalla (188-217 a.c.) e aggiornato fino ai tempi di Diocleziano (214-311 d.c.). La Tabula Peutingeriana, secondo le fonti più accreditate, sarebbe stata elaborata da un monaco di Colmar (Comune francese della regione Alsazia, già Columbarium appartenente al Sacro Romano Impero) nel secolo XII e XIII  d.c., indica i nomi delle località che ciascun itinerario congiungeva e l’estensione dello stesso, espresso in miglia ( un miglio romano corrispondevano a mille passi , cioè 1480 m., poiché un passo era m. 1,48). La carta si conserva nella Biblioteca Nazionale di Vienna, ed ha assunto il nome di Tabula  Peutingeriana” dal Senatore Konrad Peutinger. E’ una rappresentazione schematica e deformata dell’ecumene (in geografia antropica assume il significato della parte della Terra dove l’uomo trova condizioni ambientali che gli consentono di fissare permanentemente la sua dimora e di svolgere normalmente le sue attività), che offre un quadro assai semplificato degli itinerari, ma con l’indicazione delle stazioni e delle distanze alla stregua dell’Antonini. La tabula è usata, pure, come una parziale convalida dell’Itinerarium Antonini.

Nella cartina, sotto riportata, che riproduce la Sicilia osservando l’angolo in alto da destra verso sinistra si leggono: Messana, Tindareo, Agatinno… Thermis, Solunto e Panormo, Segesta, Drepanum, Lilybeo. Al centro la Catania-Termini che passa per Enna. Infine, la Siracusa-Agrigento che attraversa Hibla. I numeri romani indicano le distanze. Le mie capacità interpretative della Carta si fermano qui.

Sicilia Strade Romane

Giovanni Uggeri Professore ordinario del Dipartimento scienze storiche, Archeologiche e Antropologiche dell’antichità,  della facoltà di Lettere, dell’Università di Roma, autore accreditato di numerose opere, tra le quali, “la Sicilia nella Tabula Peutingeriana”, ha riportato le strade romane della Sicilia ricavate dalla Tabula.

GIOVANNI UGGERI

LA VIABILITA’ DELLA SICILIA IN ETA’ ROMANA, GALATINA 2004

 

 Viabilità Romana

 Giuseppe Tesoriere ha unificato in un unica cartina i percorsi dell’Itinerarium e della Tabula. Il lettore ne può prendere visione per una immediata conoscenza, dato che, mi soffermerò con maggiori dettagli per ciascuna strada che in tutto sono di numero 8.

Strade sicilia trazzere

Giuseppe Tesoriere Professore ordinario del Dipartimento Costruzioni stradali, ferroviari ed aeroporti  della Facoltà Ingegneria dell’Università di Palermo. E’ annoverato tra i padri dell’ingegneria stradale in Italia.

Per Tesoriere, le strade siciliane dell’Itinerarium Antonini risultano più complete delle altre fonti ed egli individua otto itinerari:

1°)  MESSANA-CATINA con prolungamento a SYRACUSIS:

2°) CATINA-AGRIGENTUM (1° tracciato);

3°) LILYBEO-AGRIGENTUM-SYRACUSIS (via interna);

4°)DREPANIS-MESSANA;

5°) CATINA-THERMIS;

6°) CATINA-AGRIGENTUM (2° tracciato);

7°) AGRIGENTUM-SYRACUSIS (litoranea);

8°) AGRIGENTUM-PANORMO-LILYBEO.

Il testo del Tesoriere riporta fedelmente le stazioni (mutationes) e le distanze fra due successive in miglia (in numeri romani), che io non riporto per brevità. Fa osservare ancora che il 2°) ed il 6° itinerario portano, entrambi, da Catina (Catania) ad Agrigentum, toccando sempre e solo latifondi, riferibili ad epoca tarda imperiale, per cui deve ritenersi che tali vie, che si discostano relativamente poco tra di loro, siano state realizzate nel IV secolo d. C., particolarmente per rispondere ad esigenze di carattere agricolo; la loro importanza, del resto, si ridusse presto, tanto da non essere riportate nella Tabula Peutingeriana. Inoltre, i due itinerari Agrigento-Lilybeo ed Agrigentum-Syracusis (3°) rappresentano, nel complesso, la cosiddetta Via Selinuntina. Da chiarire ancora, che l’itinerario DREPANIS-MESSANA era completato dal collegamento tra Drepanis-Lilybeo (Marsala) e da un ramo secondario che allacciava direttamente Panormo con Lilybeo attraverso le stazioni di Hiccara (Carini), Longaricum (forse tra Calatafimi e Alcamo) e Oliva (Vita).

A chiarimento delle due vie, la mappa del Villabianca ci aiuta a individuare i percorsi che sono stati indicati con cerchi rossi il ramo Hiccata-Lilybeum attraversando Olivam e forse Entella; e. con cerchi bianchi, Panormus-Lilybeum.   In mappa sono indicate, come già detto, Entella ed Olivam, ma non esiste Longaricum.

Francesco Marina Strade Sicilia Trazzere

FRANCESCO MARIA EMANUELE GAETANI – DIARI PALERMITANI 1788

Mi sembra opportuno, visto che abbiamo incontrato nell’itinerario la città di Longarico, riportare un piccolo stralcio di mappa, redatta dall’Ufficio Trazzere, della R.T. 486 Chiesa SS Salvatore, Madonna dell’Alto, ove è indicato a chiare lettere “Longarico” sul Monte Bonifato, del territorio di Alcamo.   Da sottolineare che nessuno storico antico e moderno ha saputo localizzare con certezza il sito di Alcamo o Longarico, sia in epoca greca che successiva.  Le notizie scritte risalgono ad Idrisi, geografo arabo chiamato   in Corte da Ruggero, che visita la Cittadella, che non sta sul Monte, ma nell’attuale Via Rossotti. Addirittura, Tesoriere indica Longarico come altro sito ubicato tra Alcamo e Calatafimi. Allora, è possibile che il Monte Bonifato è stato indicato per altri scopi? Per esempio, inventare un’altra trazzera, come la Via Monte Bonifato, che arriva alla cima della  montagna? L’argomento verrà approfondito nel capitolo dedicato ad un breve storia di Alcamo.

Mappa tratta dalla R.T. 486  Spiazzo  Madonna delle Grazie- Chiesa S.S. Salvatore -Chiesa Madonna dell’Alto(Alcamo), con biforcazione Spiazzo Balatelle-Bivio Palazzello.

Mappa Longarico Alcamo Madonna dell'alto

Alla luce di queste considerazioni, l’Itinerarium individua tre strade costiere: la tirrenica da Messana a Lilybeo con una variante  parziale fra Carini e Lilybeo, la ionica da Messana a Syracusis e la cosidetta meridionale da Syracusis a Lilybeo (antica via selinuntina) con un ampia variante parziale che aggira la cuspide iblea (antica via Elorina) e tre strade interne: La Catina-Thermis, la Catina-Agrigentum con due tracciati a servizio esclusivo dei latifondi, e la Agrigentum-Panormo, forse la più antica delle strade romane siciliane.

La Tabula Peutingeriana,  sotto riportata, invece, si limita a rappresentare le seguenti strade:

I) Portus Tragecyhus-Messana-Panormo-Lilybeo;

II) Lilybeo-Agris-Syracusis (per aquas Labodes)-Catina-Messana;

III) Thermis-Catina.

La seconda corrisponde alla Agrigentum-Catina o Via Selinuntina ed alla Messana-Syracusiso Via Pompea.

Sicilia Strade Trazzere Romane

Nella Tabula sono trascurate le mutationes secondarie, cosicché alcune tratte risultano abbastanza lunghe (talvolta  superano le cinquanta miglia), per cui si sarebbero potuto compiere in due giorni di cammino.

La prossima parte del primo capitolo verrà pubblicata Sabato 25 Luglio 2015…

Bibliografia:

Tesoriere GiuseppeViabilità antica in Sicilia. Dalla colonizzazione greca all’unificazione (1860), Zedi Italia, Palermo 1993. Custodito dalla Biblioteca dell’istituto Costruzioni Stradali, coll. 422.P2.26 – Università di Palermo.

Tesoriere Giuseppe –Le strade e le ferrovie in Sicilia– Le tappe del loro sviluppo dopo l’unificazione, Zedi Palermo 1995. Custodito dalla Biblioteca dell’istituto Costruzioni Stradali, coll. 334.P2.25a – Università di Palermo.

Allotta Gaetano – Trazzere di Sicilia-Agrigento:Edizione d’arte T. Sarcuto. 200. Custodito dalla Biblioteca di Archeologia e Storia dell’Arte di Roma. Collocazione ZA B 343.

Guerrieri Marco, Roberta Marino, Alessandro Crisafulli – La pianificazione stradale prima dell’Unità d’Italia. Storia dell’Ingegneria – Atti del secondo Convegno Nazionale – Napoli, 7-8-9 aprile 2008.

Uggeri GiovanniLa viabilità della Sicilia in età romana. Galatina: M. Congedo 2004.Custodito dalla Biblioteca centrale della Regione Siciliana. Collocazione 3.46.9.15.

Uggeri Giovanni – Il sistema viario in Sicilia e le sopravvivenze medievali, 1939. Custodito dalla Biblioteca centrale della Regione Siciliana. Collocazione PAL 0260516.

Gaetani Francesco Maria Emanuele, Marchese di Villabianca – Manoscritto- Diari Palermitani 1788. Custodito dalla Biblioteca Comunale di Palermo, Casa Professa. Collocazione QqE 90-97; QqD 10700339-340-341-342 (cartina)-342;

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11 Commenti
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  1. l caro lettore Enzo Di Rosa, di Pozzallo, l’8 giugno scorso nella rubrica pubblicata il 31 gennaio scorso (da me rivisitata ieri sera per pura combinazione), cosi mi scriveva: “Per puro caso e per fortuna mi sono imbattuto nelle ricerche sulle Regie Trazzere in Sicilia, che molto mi hanno appassionato, per il paziente lavoro realizzato. Fino ad ora non avevo mai visto tante informazioni dettagliate messe insieme. Di questo la ringrazio. Personalmente mi trovo coinvolto da oltre 20 anni nel tentativo di ottenere la liquidazione del suolo trazzeriale incorporato nelle particelle antistante la mia proprietà in località Pozzallo… Nel mio caso, il limite dell’ente trazzera è stato delimitato calcolando 50 metri partendo dalla strada comunale fino al demanio marittimo. Leggendo attentamente le sue ricerche ho appreso che le larghezze dovevano essere inferiori agli attuali 50 metri…Riporto questo brano perché scrivo in questa rubrica. Darò anche la risposta nella rubrica di gennaio. Così sono sicuro che la risposta andrà a buon fine. Ecco la risposta seppure sommaria. La larghezza delle trazzere è stata prescritta con dispaccio del 9 maggio 1799 che ne stabiliva la larghezza in canne 18 e palmi 2 corrispondente a m. 37,67. Il dispaccio era generico e non elencava alcuna trazzera. Trattandosi di trazzera, metri 50 non esiste. Da uno sguardo fugace ad una mappa pubblicata dall’Architetto Santagati non ho riscontrate trazzere nel territorio di Pozzallo. Non ho trovato traccia di Pozzallo nelle carte del “Maestro Segreto”. Quindi è bene che si accerti che in quel territorio esistevano strade armentizie. In epoca Greca e Romana, nelle vicinanze di Pozzallo insistevano due strade: la Elorina e la Selinuntina (nei paraggi e nominata Kamarina). Collegamenti per Gela ed Agrigento potevano insistere su Pozzallo. Non mi risultano altre strade. Se sbaglio qualcuno mi corregga. In ogni caso le consiglio le mappe del territorio di Pozzallo edite dall’Istituto Geografico di Firenze del 1852. La ringrazio per tutto quello che mi ha scritto. A breve parlerò delle vie sopracitate: Selinuntina ed Elorina.
    Cordiamente Antonino.

  2. Valenziano scrive:

    Non mi convince, non m’ha mai convinto, la distanza, riportata nella tabula peutingeriana, tra Lilybeo, che si presume essere Marsala, e Acquae Labodes, che dovrebbe essere sicuramente l’odierna Sciacca, tuttora località termale. 45 ( XLV ) miglia romane, infatti, corrispondono a 66 km e mezzo circa. Troppo poco. L’attuale distanza tra Marsala e Sciacca, infatti è, pari a 90 km, misurati sull’autostrada e nuovo tracciato della strada statale.

    • Egregio Valenziano, con piacere leggo il Suo nuovo commento, dopo una lunga pausa. Ciò significa che mi ha sempre seguito e di ciò ne sono felice. Mi scrive di non essere convinto sulle distanze della tabula Peutingeriana tra Lilybeo ed Aquas Labodes. Come ho già spiegato il mio scritto mira semplicemente a smentire l’esistenza di oltre11.000 Km di Regie Trazzere disegnate dall’Ufficio Speciale regionale delle Trazzere di Sicilia e di ben 18 vie Regie della sola Alcamo. A tal fine fa fede la migliore letteratura storica esistente. Se esistono altri itinerari con lampanti prove il mio compito potrebbe risultare più facile e forse pure immediato. Tuttavia ammetto, senza negare, eventuali errori di lunghezza della Tabula. Spesso il dubbio si può trasformare in certezza! In quest’ultima puntata ho riportato due mappe: quella di Giovanni Uggeri e di Giuseppe Tesorieri: le “Aque Labodes sono esattamente riportate all’altezza della odierna città di Sciacca, con strada collegata con Marsala. A pagina 16 del libro del Tesoriere-Viabilità Antica in Sicilia si leggono le seguenti testuali parole:”Alio itinere a Lilybeo Messana m.p. CCCXXXVI; Aques Labodes m.p. XLVI; Agrigento m.p. XL…”. Sinceramente non capisco i riferimenti di queste distanze. Lei indica addirittura XLV. Per seguire sempre il Suo scritto ho visitato Goole Earth che sul tragitto Marsala-Sciacca sono indicati due strade: da Castelvetrano percorrendo A29/E90/SS115, Km. 76,5; la litorale e cioè SS 118 ed SS 115, Km. 96. Non sono in grado di continuare.
      La ringrazio per il Suo cordiale intervento e porgo cordiali saluti
      Antonino

      • Valenziano scrive:

        Egregio e stimatissimo sig. Messana, certo che continuo a leggerla; anzi, devo ammettere che ogni nuova puntata della sua historia è per me una festa, quantunque è ovvio che le motivazioni che spingono Lei a scrivere sono diverse da quelle che inducono me a leggerLa. Ma è chiaro che l’utilità dell’opera di un qualunque Autore trascende le sue intenzioni, ed io, pur essendo poco o punto interessato alle questioni dominicali nascenti dalla esatta ricostruzione della rete trazzerale ( che, a mio modesto avviso poco può raccordarsi con la rete viaria siciliana dell’Età classica, rispondendo ciascuna a diverse esigenze) lo sono invece moltissimo sulla corretta collocazione delle antiche località siciliane, a partire, naturalmente, dalla mia città d’origine, Mazara del vallo, che, pur dando il nome a mezza Sicilia e risultando, di certo, antichissima, mi pare troppo poco citata dalle fonti classiche, cosa che mi convince poco, non fosse altro che per la sicura importanza del suo porto naturale in epoca antica, molto capace e sicuro e, sicuramente, pure dotato di opere artificiali di una certa imponenza in età romana, come comprovato da un recente studio dell’Università di Vienna. Partendo da questi dubbi, e non trovando conforto nelle vecchie carte dell’Isola, che consulto compulsivamente con l’unico risultato di riscontrarvi errori su errori, almeno fino a quelle del XVII secolo, continuo a formulare ipotesi sui dati che mi sembrano più certi, come quelli risalenti all’Età classica, rispetto a quelli medio-evali, o meglio, post dominazione araba, dacché il libro di Ruggero del cartografo Al Idrisi mi sembra ancora abbastanza attendibile. Le distanze della tavola peutingeriana mi sembrano verosimili: la distanza di 45 miglia ( romane, pari a 66 km odierni ) tra Lilybeo ed Aque Labodes è riportata sulla ‘tabula’ tra le due località. Come mi conferma anche Lei, pure da altra fonte, è una distanza parecchio inferiore a quella tra Marsala e Sciacca, ma molto vicina a quella tra Mazara e Sciacca, specie se calcolata sull’antico percorso, che non è nessuno di quelli da Lei indicati, però, ma quello che si sviluppa sul percorso Mazara-Granitola-Tre Fontane-Triscina-Selinunte-Menfi, riportato nella cartina di Uggeri. Inoltre, anche la distanza tra Lilybeo e Drepanum risulta superiore ( anche se non di molto ) a quella attuale tra Marsala e Trapani ( 24 miglia romane sono pari a 35 km e mezzo, mentre le due città distano fra di loro meno di 30 km ). Senza voler trarre conclusioni affrettate, mi pare solo che buona parte della storia della Sicilia vada riscritta, troppo essendosi perso durante l’età di mezzo, forse anche a causa di cataclismi di cui poco si sa, forse, addirittura, in forma di tsunami. Di certo c’è che, nel ‘300, un disastroso terremoto colpì la Sicilia occidentale, facendo crollare un pezzo di monte Erice… Cordialità

        • Gentilissimo Signor Valenziano sono lusingato per la stima, l’apprezzamento e come Lei afferma “la festa” nel seguire questa modesta rubrica sulle Regie Trazzere di Sicilia. Prendo atto che ciascuno di noi (scrivente e lettore) vogliano arrivare a risultati diversi. Ma credo che di comune abbiamo che la rete viaria siciliana, così come c’è l’hanno descritta non solo non trova corrispondenza tra mappe e documenti antiche, ma spesso e volentieri è contraffatta. Quindi, il colloquio è non solo aperto ma, spalancato. Accetto in “todo” ciò che scrive su Mazara del Vallo, che in epoca borbonica antica (1500)“Val di Mazzara” che assieme alle più piccole, per estensione territoriale, “Val Demone” e “Val di Noto” governavano l’intera Sicilia; tuttavia, non più di tanto ricordata dalla storia. A proposito della città di Mazara, credo antichissima come Motia e Drepanum, Le riporto quanto scrive Giuseppe Tesoriere (Viabilità antica, citata) a pagina 18. “Nella Tabula (Peutingeriana) sono trascurate le mutazioni secondarie cosicché alcune tratte (talvolta superano i cinquanta miglia) per cui si sarebbero potuto compiere in due giorni di cammino. L’Anonimo Ravennate (Cosmografia) ed il normanno Guidone riportano altro itinerario, ricordato da Cicerone, da Halesia ad Enna che, forse, proseguiva fino a Phintia (Licata). Nelle pagine seguenti riporta le seguenti Tabelle:Tabella 1.1: Corrispondenza delle stazioni riportate nella Tabula Peutingeriana, dell’itineriarium A., dall’Anonimo Ravennate, dalla Geografia di Giudone e dalla Carta dello Schmettau. Qui Aqua Labodes corrisponde (per tutti) con Sciacca. Così pure nella Tabella 2.1 che riporta le stazioni dell’Itinerarium e della Tabula confrontate con quella di Idrisi (da lei citato). Per restare sul tema dei tragitti e distanze trovo interessante la mappa del Marchese di Villabianca ( da me pubblicata nella terza parte dell’introduzione di questo mio lavoro). Come Lei ha già notato, la mappa riporta la città di Mazara (Mazarium), più sotto “Allava” (forse Sciacca ?) con due tragitti di strade da Lilybeo (litorale e interna) e altra città “Cena” (forse Menfi?). Infine, sono d’accordo con Lei che la storia di Sicilia non solo deve essere riscritta ma anche insegnata ed impartita con costanza e coerenza nei banchi di scuola. Ammetto con umiltà che un po’ di storia della nostra Sicilia l’ho imparato, in questi anni di studio delle trazzere.
          Cordialmente Antonino

          • Valenziano scrive:

            Esimio prof. Messana, la ringrazio per gli apprezzamenti, e ricambio la più viva cordialità.
            Venendo brevemente a ciò che ci appassiona, vorrei far presente che, quando accennavo alla circostanza che, nel consultare antiche, carte, non facevo che riscontrarvi ‘errori su errori’, mi riferivo anche a quelli ravvisabili nella carta del Marchese di Villabianca, ove il sito indicato come ‘Mazarium’ si trova, press’a poco, in corrispondenza dell’attuale Petrosino. Poco più ad est si legge Selinunte, posta tra due fiumi. Ed, in effetti, Selinunte si erge tra il Cottone ed il Gorgone. Ma quelli della carta del Villabianca sono, senza dubbio, il Mazaro ed il Delia, 2 corsi d’acqua molto più importanti dei torrenti che lambivano Selinunte, non fosse altro che per la formidabile valenza portuale della foce del Mazaro, tutt’ora presente, laddove il Gorgone s’interrò già in epoca antica. Probabilmente è qui che riposa l’origine dell’equivoco in cui incorse un erudito mazarese, l’abate Vito Pugliese, che definì Mazara ‘Selinunte rediviva’ nel XVI secolo. Ma, all’epoca, lo studio dell’archeologia era ancora futuribile. Quanto ad ‘Allava’ ritengo sia senz’altro Sciacca, ma Cena, trovandosi più ad Est, non può certo essere Menfi: al limite Eraclea, o quel che rimase dell’antica e prestigiosa località della Magna Grecia. La ringrazio, tuttavia, della segnalazione, perché mi ha fornito un importante spunto di riflessione su un dubbio che mi assilla da anni, e di cui ho già accennato, ossia la mancata corrispondenza, nella tavola peutingeriana, della distanza tra Lilybeum e Drepanum, ivi espressa, in 24 miglia romane, ossia 35 km e mezzo, e quella attuale, sulla via più breve, ossia la litoranea ( strada provinciale )inferiore a 30 km, tra Marsala e Trapani. Tuttavia 35 km corrispondono quasi alla distanza tra Mazarium e Drepanum, così come posizionati sulla carta del Villabianca. Il che mi induce ad orientarmi su certe conclusioni che, al momento, tengo per me, fermo restando che, a mio modestissimo avviso, la tavola peutingeriana rimane la più attendibile riguardo le distanze tra le località siciliane, ancorché la meno fedele come rappresentazione grafica della Sicilia. I Romani furono maestri non solo nel costruire le strade, ma anche a misurarle. Ancor oggi si dice ‘pietra miliare’ per indicare un dato di assoluta inconfutabilità. Buon fine settimana a tutti, ed a Lei in particolare, prof. Messana.

  3. Illustre Signor Valenziano, intanto La ringrazio di avermi attribuito il titolo professionale di “Professore” che non lo sono. Le confesso che il mestiere di insegnante è sempre stato di mio gradimento. Dai primi anni di Università ho impartito lezioni private. Da laureato ho cominciato ad insegnare presso scuole pubbliche in qualità di supplente ed in scuole private da titolare. Poi ho intrapreso altra carriera. Aggiungo ancora che qualsiasi mia manifestazione è rivolta a beneficio degli altri, senza ritenermi “altruista”. Quasi sempre sono stato gratificato verbalmente e così come Lei ed altri hanno scritto. Prendo atto ed accetto, senza riserve, quello che mi scrive su Mazara, comprese le specificazioni di “Allava” e “Cena” riprese dalla mappa del 1788 del Marchese di Villabianca. Il 20 luglio prossimo l’argomento verterà sulla “Via Valeria” ed allegherò alcune tavole che elencano le stazioni riportate dalla “Tabula”, dall’Itinerariun, dall’Anonimo Ravennate, dalla Geografia di Guidone, da Idrisi e dallo Schmettau. Attendo un Suo Commento. La ringrazio ancora per tutto ciò che ha scritto e le porgo DISTINTI SALUTI.
    Antonino

    • Valenziano scrive:

      Dr. Messana, sto imparando parecchio da Lei, quindi la considero docente a pieno titolo. Sono, io, semmai, a non essere per nessun motivo ‘illustre’. Attendo con ansia la prossima puntata, anche e soprattutto in considerazione degli argomenti che ci ha voluto anticipare. Saluti

      • Modero il termine per usarne uno affettuoso e confidenziale. Quindi, Caro amico Valenziano, ripeto sono lusingato ed anche sorpreso delle Sue affermazioni. Non mi ritengo assolutamente un docente, però credo che sia possibile che abbia appreso, seguendo la rubrica, delle notizie. Così pure io ho appreso dai Suoi commenti notizie storiche su Mazara e Selinunte che non conoscevo. Le persone che aprono un dibattito, senza polemica e senza retorica; che interagiscono su un argomento; che liberamente esprimono la loro opinione interloquendo su quel specifico tema allo scopo di animare ed approfondire il dibattito con le proprie conoscenze, è, certamente, a mio giudizio, una persona ILLUSTRE. Poi, esistono altri soggetti, “ansiosi di apparire ciò che non si è” interagiscono con la retorica o con raggiri di parole senza alcune prove di conforto coerente con il tema. I miei studi sono stati improntati esenzialmente su due sentenze. La prima di Epicuro (filosofo dell’antica Grecia): “Sapere ciò che si sa e sapere ciò che non si sa e la vera caratteristica di colui che sa”. Lei con i Suoi interventi ha dimostrato questo teorema di Epicuro. L’altra sentenza che ho letto molti anni fa su testi, credo di carattere sociologici e non ricordo l’autore, è la seguente: “La cultura è come il letame, se non si spande non serve a niente”. Non aggiungo altro.
        Un affettuoso saluto-Antonino

  4. Il Signor Marcello Gioè dell’Accademia navale di Livorno, il 16 marzo scorso alle ore 12,05 leggendo la “terza parte dell’Introduzione” pubblicata il 7 marzo così ha commentato: Chiedo se qualcuno che come me è stato costretto a pagare questo balzello. Potremmo unirci per tentare, tramite Avvocato, di recuperare il maltolto?
    Intanto Le chiedo scusa, Signor Gioè ,per non avere osservato, a suo tempo il quesito. Le giustificazioni che potrei avanzare sono le seguenti: mi capita spesso che la rubrica pubblicata non la ripasso tutti i giorni, sicuramente ho saltato qualche giorno ed il 18 seguente è stata pubblicata la IV parte e quindi non sono andato indietro. Adesso, rivedendo la mappa del Marchese di Villabianca, pubblicata appunto in quella III parte, per rispondere al commento del Signor Valenziano, ho riveduto l’intera puntata e mi sono accorto della mancata risposta al caro lettore Sig. Gioè, credo alcamese. Ricordo di avere qualche amico con questo cognome. In ogni modo una prima risposta, come primo approccio, sono in grado di fornirla. Intanto, occorre citare in giudizio la Regione Sicilia dimostrando la proprietà del terreno e l’inesistenza della presunta trazzera usurpata. In questo caso la Regione (Ufficio Trazzere) deve dimostrare, con titoli alla mano, l’esistenza della trazzera e, quindi, la demanialità del terreno usurpato. Infatti, l’art. 1 del R.D. 19.12. 1927 (Regolamento) afferma: “Titoli, carte ed elenchi devono comprovare la pertinenza di tali beni al demanio dello Stato. Se la Regione risulterà perdente, il vincitore può chiedere la restituzione delle somme indebitamente pagate con frutti ed interessi (ex articolo 2033 codice civile). Dal deposito della sentenza comincia a decorrere la prescrizione, credo quinquennale oppure decennale. Il numero degli attori in questo caso è importante per due ragioni: riduce il costo della causa perché frazionato in più persone; il Giudice, visto il numero delle persone, potrebbe emettere una sentenza più coscienziosa. Consiglio, infine, che un certo numero di attori siano presenti alle udienze, in particolare, se tra essi vi sia qualcuno specialista della materia.
    Un cordiale saluto
    Antonino

  5. Valenziano - scrive:

    I due fiumi di Selinunte sono il cottone ovest, ed il modione , ad est. Non so da dove mi sia uscito ‘gorgone’. Chiedo venia ai lettori.

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