L’atto di coraggio di Nino Via, la questione “politica” non è chiusa

Pubblicato: martedì, 26 maggio 2015
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nino viaInterrogazione dei parlamentari 5 Stelle al Senato. Le istituzioni hanno dimenticato i familiari del giovane ucciso dai banditi il 5 gennaio 2007 dopo avere sventato la rapina al portavalori della sua azienda.

L’interrogazione è depositata al Senato dallo scorso 21 maggio è la numero 455, destinatario il ministro dell’Interno. L’hanno firmata i senatori Santangelo (parlamentare trapanese, primo firmatario), Cappelletti, Crimi, Marton, Puglia, Donno, Martelli, Bertorotta, Lezzi, Moronese, Paglini. Stigmatizzano come lo Stato dopo avere “celebrato” le vittime della criminalità, poi dimentica i familiari. Nel caso dell’omicidio di Nino Via: “i familiari superstiti di Antonino Via – scrivonoi senatori 5 Stelle – oltre al dolore per la terribile uccisione del giovane, hanno dovuto sopportare, successivamente al delitto, numerose difficoltà di ordine economico e tragico, sia con riferimento alle spese da sostenere per il processo che in termini di un effettivo risarcimento per l’enorme danno sofferto. La loro vicenda, analoga a quella delle famiglie di molte altre vittime di crimini violenti, pone ancora una volta la centralità della questione dell’assistenza e sostegno alle vittime di gravi reati, superando la frammentazione del quadro normativo attuale”.

La storia di Nino Via può essere nota ma merita sempre di essere raccontata. La sera della vigilia dell’Epifania del 2007 il giovane, dipendente di un centro commerciale in centro città, uscito dopo aver chiuso l’esercizio si accorse che un suo collega, quello che portava l’incasso della giornata, era minacciato da due persone. Lampante il tentativo di rapina in corso, e Nino si gettò in soccorso del collega venendo però colpito da un colpo di pistola che lo ferì mortalmente. Il processo si è chiuso in Cassazione con la condanna dei due banditi, Orazio Montagna e Giovan Battista Della Chiave, individuati come esecutori materiali della rapina e dell’uccisione, nell’ambito delle indagini condotte dal comando provinciale dell’Arma dei Carabinieri, comando di Trapani.

Alla memoria sono stati conferiti ad Antonino Via numerosi riconoscimenti: oltre alla Medaglia d’oro al valor civile (8 giugno 2007), una Medaglia d’oro per atti di eroismo conferitagli dalla Fondazione Carnegie (1° dicembre 2007), un diploma di benemerito dell’istituto tecnico industriale, Leonardo Da Vinci di Trapani, il nome di Antonino Via è, infine, stato iscritto nell’albo d’oro delle persone illustri di quella istituzione scolastica (1° aprile 2009) presso la quale il giovane aveva conseguito il diploma.

Il clamore per quella rapina e per la morte del giovane, ebbe come seguito l’eclatante riconoscimento di diverse istituzioni, poi però “silenzio più assoluto”. Al solito viene fuori l’amara realtà che le “vittime” ed i loro familiari diventano per lo Stato l’ultima cosa della quale ricordarsi. “In molti casi i familiari delle vittime – osservano i senatori e primo tra questi il sen. Maurizio Santangelo – non possono ottenere un risarcimento dall’autore del reato, in quanto questi risulta non possedere le risorse necessarie per ottemperare a una condanna al risarcimento dei danni, occorre prevedere un più ampio fondo di solidarietà al fine di assicurare l’indennizzo o il risarcimento in favore delle vittime o, in caso di morte, ai loro familiari. Appare necessario, altresì, affrontare in modo organico il problema della tutela delle vittime di reato oltre la fase meramente processuale, assicurando il coordinamento degli interventi e l’efficacia dei servizi di assistenza sia a livello nazionale che in ambito regionale e locale”. Ed ancora: “Numerose direttive europee (tra tutte le 2004/80/CE e 2012/29/UE) impegnano gli Stati ad assicurare un più forte e coerente sostegno alle vittime di reato. A parere degli interroganti uno strumento utile a tal fine potrebbe essere l’ulteriore estensione o comunque il rafforzamento del patrocinio a spese dello Stato, istituto già oggi capace di intercettare una fascia consistente della popolazione italiana, con una tendenza incrementale dei richiedenti testimoniata da molte analisi pluriennali relative alle domande di accesso al beneficio. Il Consiglio d’Europa ha più volte incoraggiato gli Stati membri a sviluppare il sistema del cosiddetto “Legal Aid”, appositamente adottando raccomandazioni e risoluzioni finalizzate a garantire un miglior accesso alla giustizia per gli aventi diritto”. Insomma le direttive europee non sempre trovano riscontro ed applicazione.

“Il Consiglio d’Europa ha adottato nel 1983 la “Convenzione europea relativa al risarcimento delle vittime di reati violenti”, volta ad introdurre o a sviluppare regimi di risarcimento da parte dello Stato sul cui territorio i reati violenti sono stati commessi. A tale convenzione hanno fatto seguito ulteriori direttive, che il nostro Paese ha tardivamente o solo parzialmente recepito, motivo per il quale la Commissione europea ha dovuto avviare una apposita procedura di infrazione, tenuto conto del fatto che la legislazione italiana prevede fondi per l’indennizzo delle vittime di alcuni specifici reati, peraltro con modalità ed importi difformi”.

Il ministro dell’Interno perciò ha un bel po di domande alle quali dovere rispondere, se sia al corrente dei fatti, quali iniziative sono state assunte per sottoscrivere, ratificare e, soprattutto, dare effettiva attuazione alle convenzioni europee e direttive comunitarie concernenti il risarcimento delle vittime di reati violenti, cosa si è fatto per l’introduzione di un sistema generale di risarcimento a favore delle vittime di reati violenti e delle loro famiglie impossibilitate a conseguire dai loro offensori il risarcimento integrale dei danni, quali misure intenda assumere per riconoscere alle vittime dei reati intenzionali violenti e, in caso di decesso ai loro familiari, il diritto al rimborso delle spese sostenute in sede processuale e il diritto al gratuito patrocinio, quali iniziative intenda intraprendere ai fini del coordinamento a livello nazionale, regionale e locale dei servizi di orientamento, assistenza e sostegno, assicurando altresì l’informazione e, ove necessario, la protezione delle vittime e dei loro superstiti.”

“La famiglia di Nino Via – dichiara e non a torto il senatore Santangelo – è stata lasciata sola dalle Istituzioni, pur avendo palesi difficoltà economiche che non le consentono di avere la giusta assistenza legale. Lo Stato quindi non si limiti alle medaglie d’oro, ma garantisca la giusta assistenza e sostegno alle vittime di gravi reati”. Ci si può immaginare adesso che qualcuno obietti, considerato che i modelli “anti” oramai hanno perduto sostegno.

E’ recente il caso del pasticciere Palazzolo che dopo avere denunciato una estorsione si vede sottratto del proprio locale all’interno dell’aeroporto di Palermo, locale per il quale è stata perpetrata l’estorsione e per il quale era già prevista una proroga dell’assegnazione. La Gesap ha deciso di revocare la concessione ed il segretario del Pd di Palermo, l’avv. Carmelo Miceli, ha attaccato frontalmente la decisione della Gesap, non ritenendo che così si incentivi l’esortazione a denunciare. Contro il Pd si sono però schierati in tanti, anche dalle nostre parti c’è chi ha pensato di fare una lezioncina su come deve essere l’antimafia. Polemiche però che hanno avuto un sapore amaro, anche perchè la sensazione è stata quella di un attacco personale al segretario del Pd più per la sua professione di avvocato, spesso di parte civile, che per la carica politica che ricopre.

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