In corso lo sfratto per un alcamese coinvolto in un’inchiesta di mafia e successivamente assolto

Pubblicato: venerdì, 13 marzo 2015
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Sfratto Mario Lipari 2ALCAMO. In queste ore le forze dell’ordine stanno eseguendo lo sgombero dell’appartamento in cui vivono i coniugi alcamesi Mario Lipari e la moglie Maria Vaccaro. La vicenda risale a parecchi anni addietro, sul finire degli anni 80’, quando il Lipari, all’epoca autotrasportatore, oggi settantacinquenne, è stato coinvolto per un’indagine di mafia. Anni in cui tantissime persone erano vicini a Cosa Nostra o comunque sebbene senza alcun ruolo orbitavano nelle sfere mafiose.

Lipari venne comunque assolto nel 1993 ma si è visto ugualmente ricevere un provvedimento di confisca definitiva dei suoi beni considerato inappellabile per la legge italiana. Già nei confronti dei due coniugi sono stati messi i sigilli qualche anno addietro all’abitazione di Alcamo Marina e in queste ore si sta procedendo per lo sfratto esecutivo dell’abitazione principale ad Alcamo. L’immobile sito nel Viale Europa di Alcamo, è l’unica abitazione nelle disponibilità dei due anziani coniugi che non intendono sgomberare. Le forze dell'ordine in queste ore stanno cercando con il massimo della professionalità di eseguire gli ordini ricevuti con non poche difficoltà, in quanto la moglie del Lipari non intende uscire di casa ed è, da quanto riportato dai familiari stessi, affetta da disturbi cardiaci.

Il caso dei coniugi Lipari non è il solo presente in Sicilia. Altri come lui si trovano ad avere una confisca definitiva dei loro beni e ad essere  stati poi successivamente prosciolti dalle accuse di mafia. Insieme a Lipari ci sono oltre una decina di persone che si trovano in una condizione simile. Anche ad Alcamo un caso simile è avvenuto nei confronti di Benedetto Labita un imprenditore che accusato per mafia e successivamente assolto, dopo lunghe peripezie giuridiche è riuscito a riavere i suoi beni confiscati nel 1995.

Ad assistere i due coniugi il Professore Alfredo Galasso che auspica un immediato intervento del legislatore sulla materia affinchè si possa superare questa "falla" giudiziaria.

AGGIORNAMENTO

Ore 12:00. Da qualche minuto si è concluso lo sfratto esecutivo e i coniugi Lipari si sono temporaneamente trasferiti da alcuni parenti.

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4 Commenti
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  1. Salvo ha detto:

    Vergogna, la legge italiana e’ una vergogna. Solidarietà ai due signori.

    • Tania ha detto:

      Sono d’accordo con te…non ci sono parole per tutto quello che sta succedendo…grande solidarietà per chi sta vivendo questa brutta esperienza!!!

  2. VINCENZO ha detto:

    …. non dimentichiamo che lo stato applica anche il sequestro cautelativo delle aziende in attesa di capire se l’imprenditore in questione viene giudicato colpevole di reati di mafia…. Peccato però che solo dopo pochi mesi le aziende vengono letteralmente prosciugate dagli amministratori giudiziari, che tutto possono e tutto fanno (sotto gli occhi dei Giudici)…

    W L’Italia

  3. No alla mafia ha detto:

    Bisogna entrare nel merito del provvedimento.
    L’ingiustificato e non provato arricchimento è già prova di un reato, aggravato dal fatto che orbitavano in ambienti mafiosi, a quanto pare.
    La legge sulla confisca dei beni mafiosi è una grossa conquista basta che funzioni correttamente è colpisca i veri colpevoli.

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