Condotti in carcere quattro soggetti che si erano finti finanzieri per derubare le loro vittime

Pubblicato: venerdì, 20 febbraio 2015
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DI MAGGIO G.ppe 17.10.57TRAPANI - Nella mattinata di ieri, personale della Polizia di Stato ha dato esecuzione all’Ordinanza applicativa della custodia cautelare in carcere a carico Di Maggio Giuseppe del 1957, Amato Giuseppe Vittorio del 1983, Marrone Giuseppe del 1963 e Patti Antonio del 1958.

In particolare, l'Ordinanza è scaturita dall’accoglimento del ricorso in appello proposto dal Sostituto Procuratore della Repubblica di Trapani, dott. Andrea Tarondo, avverso l’ordinanza emessa dal GIP presso il Tribunale di Trapani che aveva sostituito la misura cautelare in carcere originariamente applicata nei confronti dei predetti soggetti, con misure meno afflittive.

Il Tribunale, Sezione per il Riesame dei provvedimenti Cautelari personali e reali di Palermo, ha stabilito, che la gravità del fatto e la pericolosità sociale dei soggetti coinvolti, richiedono l’applicazione della misura della custodia cautelare in carcere, l’unica a scongiurare, il pericolo della reiterazione del reato.

I fatti in cui furono implicati Marrone, Patti e Amato, tutti palermitani, e in occasione del quale vennero tratti in arresto, sono riconducibili al marzo dello scorso anno, quando vennero colti nella flagranza del reato di rapina aggravata e sequestro di persona, nell’ambito di un'attività d’indagine che aveva condotto a sgominare la banda dei cd “falsi finanzieri” .

Nella circostanza i malviventi avevano simulato di essere appartenenti alla Guardia di Finanza, addirittura indossando giubbotti riconducibili al Corpo ed apponendo sul loro veicolo, un lampeggiante simile a quello in dotazione alle forze di polizia.

In tal modo erano riusciti, simulando di dover effettuare una perquisizione, ad entrare nell’abitazione delle vittime, situata nel quartiere San Giuliano di Trapani e, sotto la minaccia delle armi, si erano fatti consegnare dai quattro componenti di quel nucleo familiare la somma di euro 940,00.

Successive ed approfondite indagini hanno consentito, altresì, di tratte in arresto, nel successivo mese di luglio 2013, Giuseppe Di Maggio, che avevano fornito ai complici palermitani l’indispensabile supporto logistico, informativo ed operativo per la realizzazione della rapina, procurando dettagliate indicazioni sulle vittime, sulle loro abitudini di vita, e sulle disponibilità economiche.

Le indagini avviate hanno, successivamente, permesso di individuare in Di Maggio il responsabile di altri reati contro il patrimonio perpetrati a Trapani, tra cui il furto, nel 2013, della corona della statua della Madonna, collocata all’interno della Chiesa Parrocchiale 'Nostra Signora di Fatima', la notte tra il venerdì ed il sabato Santo durante la storica processione dei Misteri.

Di Maggio Giuseppe, in atto sottoposto alla misura della sorveglianza speciale, è stato condotto presso la casa circondariale di San Giuliano, mentre per Amato Giuseppe Vittorio, detenuto presso il Carcere di Foggia, Marrone Giuseppe e Patti Antonio, detenuti presso il carcere di Palermo, l’esecuzione della misura è stata effettuata da personale della Polizia Penitenziaria delle rispettive case Circondariali, delegato dall'Ufficio trapanese.

Marrone Giuseppe 30.1.63 rapina Patti Antonio 7.4.58 rapina Amato G.ppe Vittorio 2.9.63
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