Crolla una torre-faro al porto di Mazara

Pubblicato: mercoledì, 11 febbraio 2015
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porto mazara del valloMAZARA DEL VALLO.  Ha  ceduto, nella banchina Mokarta, una delle torri faro che costituiscono l’impianto di illuminazione, che, completamente ossidata alla base, è crollata in mare parallelamente al muraglione di difesa foranea. La Capitaneria di Porto ha subito  convocato una riunione  per giovedì 12 febbraio,  a cui sono stati invitati  i Dirigenti del Dipartimento regionale alle Infrastrutture mobilità e Trasporti della Regione siciliana in quanto organi competenti alla realizzazione e manutenzione delle infrastrutture portuali, oltre a quelli del Servizio lavori pubblici del Comune, nonché l’Organo tecnico che sarà rappresentato dal Dirigente responsabile dell’Ufficio del Genio civile regionale. L’incontro si concentrerà sulle  deficienze strutturali del porto di Mazara del Vallo, con particolare attenzione agli aspetti legati alla manutenzione delle opere marittime volte ad assicurare un miglioramento delle condizioni operative dello scalo. Nel dicembre scorso,  facendo seguito agli innumerevoli incontri precedenti,  i funzionari dell’Ufficio del Genio civile regionale hanno  redatto un piano programmatico completo di stime e relazioni tecniche dove sono previsti alcuni importanti interventi strutturali per la messa in sicurezza del porto, in atto al vaglio delle strutture regionali competenti ad autorizzarne l’attuazione attraverso il finanziamento dei relativi costi. Le funzioni amministrative connesse alle opere marittime sono di competenza della Regione, come a carico del medesimo Ente è l’onere per la realizzazione e manutenzione delle infrastrutture necessarie per garantire l’efficienza e competitività del sistema porto. L’Autorità marittima statale, che vede tra i suoi compiti primari quelli del soccorso in mare, della sicurezza della navigazione e polizia del mare, ha comunque per norma la responsabilità della sicurezza dell’approdo e ha  anche il dovere etico di farsi portavoce delle legittime istanze del ceto imprenditoriale e marittimo, che subisce i danni economici di un porto sempre più marginalizzato anche per la limitatezza delle sue capacità ricettive . Paradossale è inoltre che la Capitaneria di Porto, pur non disponendo di specifiche competenze di legge né di appositi fondi di bilancio per interventi manutentivi, debba vedere costantemente aggravati i propri compiti e farsi carico di gestire con“provvedimenti tampone” un porto che presenta limiti strutturali evidenti quali i bassi fondali, la carenza di adeguata illuminazione, di una recinzione muraria, di un impianto fisso antincendio, e quant'altro. Si auspica che nel corso dell' imminente riunione siano fornite risposte concrete da parte del competente Dipartimento regionale, non escludendo comunque la possibilità di adottare  provvedimenti che,  si rendano eventualmente necessari a tutelare prioritariamente la pubblica incolumità.

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