Gli affari della nuova mafia trapanese

Pubblicato: martedì, 20 gennaio 2015
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Michele MazzaraL’imprenditore di Dattilo Michele Mazzara indicato come “uomo ponte” tra Cosa nostra, la politica e le imprese. Chiesta sorveglianza speciale e confisca da 25 milioni. Intercettato a discutere di un documentario che doveva servire a dire “la mafia non esiste”

Michele Mazzara, 54 anni, “è la classica figura dell’uomo ponte, tra la mafia e la politica”. Per questo, e non solo, “soggetto socialmente pericoloso”. Questa la conclusione del pm Andrea Tarondo nel procedimento per l’applicazione della sorveglianza speciale e la confisca dei beni dinanzi al Tribunale delle misure di prevenzione. Atto di accusa preciso, quanto precisa è risultata la descrizione dei rapporti classici tra mafia e imprenditoria nel trapanese. Rapporti che il magistrato ha per così dire aggiornato alla luce delle recenti operazioni antimafia, quelle che in sostanza riguardano la ricerca del super latitante Matteo Messina Denaro. Michele Mazzara già condannato assieme alla moglie per favoreggiamento della latitanza di importanti boss mafiosi, Messina Denaro compreso, condannato per avere messo a disposizione la sua casa per summit di Cosa nostra. E’ il sostegno da lui dato a Cosa nostra “ad avergli permesso di fare una incredibile scalata imprenditoriale nel settore soprattutto edilizio e anche dell'attività agricola”. Due settori cruciali per la mafia “di grandissima rilevanza soprattutto per l'influenza sul tessuto sociale, che è in gran parte nelle campagne soprattutto, è agricolo, e che vede nel Michele Mazzara un referente mafioso di primissimo piano, una sorta di dominus da un punto di vista economico delle attività agricole, dell'attività quindi anche di ammasso, di acquisto, intermediazione di prodotti agricoli, quindi un soggetto di riferimento particolarmente importante”. In Cosa nostra contano anche le parentele e Michele Mazzara ne vanta una rilevante, quella con l’ex consigliere comunale del Psi di Trapani Francesco Orlando, uomo d'onore riservato della famiglia mafiosa di Trapani, condannato alla pena di anni otto di reclusione per il reato di associazione mafiosa, e che ha svolto una funzione di raccordo particolare col mondo della politica legata alla mafia, è stato infatti uomo di fiducia nella segreteria dell'onorevole Bartolo Pellegrino a cui è stata applicata misura di prevenzione in quanto indiziato di appartenenza ad associazione mafiosa.

Tra le mani di Michele Mazzara non a caso, ha sottolineato il pm , “sono passate decisioni di natura politica, candidature da decidersi alle elezioni, ci sono i colloqui con un altro mafioso, il pacecoto Filippo Coppola, a dimostrarlo, quando ci fu da definire le candidature per le elezioni comunali a Paceco”. Mafia, politica, impresa e affari. Affari di “munnizza”. La gestione dei rifiuti è stato altro campo di interesse del mazzara e anche in questo ha trovato precise sponde, “come quella con il direttore dell’Ato Rifiuti Salvatore Alestra”. Tutto questo tradotto in poche parole, ossia con “la capacità di acquisire il controllo diretto e indiretto sul territorio di attività economiche, di concessioni, ma anche di contributi pubblici. Michele Mazzara viene così ritrovato  ad occuparsi anche del settore turistico, di un albergo a San Vito Lo Capo, ristorante dove pare avesse l’abitudine ogni fine settimana di organizzare una “cena tra amici”, oltremodo privata “quanto affollata”, d’estate in particolare su una terrazza riservata all’uso solo a lui. Cene che dovevano svolgersi “lontane da occhi indiscreti”. Infine una “chicca”: Michele Mazzara è’ stato intercettato a discutere con l’ex deputato regionale di Forza Italia, Giuseppe Maurici, proprio per cercare di trovare finanziamenti per realizzare quel documentario su Trapani, avrebbe tentato di mettersi in contatto con il senatore Antonio D’Alì, attraverso uno stretto collaboratore di questi, il consigliere comunale Totò La Pica, i poliziotti lo seguirono mentre di volata si fiondava su Palermo, per cercare di bloccare in aeroporto il senatore D’Alì che stava partendo o arrivando da Roma.  Suo desiderio sarebbe stato realizzare un documentario per dire “che a Trapani la mafia non esiste”.

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