“Io il re del porto? I monopoli cercateli altrove”

Pubblicato: lunedì, 24 novembre 2014
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Porto TrapaniDa quando è finito sotto inchiesta per la prima volta rompe il silenzio l’avv. Gaspare Panfalone manager del gruppo Trident “ Ho portato le grandi nave da crociera in città e un gesto puramente imprenditoriale viene presentato come esempio di monopolizzazione”

E’ cronaca di questi giorni. Un reportage sul porto di Trapani condotto da una testata “on line” che sul giornalismo d’inchiesta ha voluto caratterizzarsi, ha alzato il coperchio di una pentola in ebollizione. Quella dove dentro c’è il porto di Trapani, luci ed ombre, soprattutto sogni di gloria svaniti nel nulla. Del porto della famosa Coppa America, quello che doveva acciuffare il rilancio grazie all’Autorità Portuale, dentro questa pentola non c’è alcuna traccia. Ce ne è un altro di porto dentro questa pentola, il porto delle beghe, delle invidie, dei fallimenti, il porto sul quale la politica ha messo pesantemente addosso le sue mani. La realtà portuale oggi è ben chiara: il porto c’è perché è capolinea per aliscafi e traghetti per le isole, le navi da crociera dal prossimo anno forse smobiliteranno, le grandi società armatrici come Grimaldi e Tirrenia si sono spostate nel porto di Palermo, si sono perduti i traffici di linea per Cagliari, Civitavecchia, Livorno e Tunisi,le porta container resistono ma non si sa ancora fino a quando se le infrastrutture continueranno a mancare. Insomma chiunque oggi viene indicato come re di questo porto non ci fa una gran bella figura. E’ vero che la questione per come posta dal sito on line ha portato la Tridentgroup con l’avv. Panfalone a chiedere rettifica. La questione (replica e rettifica) quindi si potrebbe dire riguarda i colleghi del sito (che è Tp24.it), il collega autore del pezzo, ma ce ne vogliamo interessare perché un merito dei colleghi è stato quello di evidenziare una vicenda, quella del porto di Trapani, e far parlare, anche se in replica, un imprenditore importante come è l’avv. Panfalone.

Un porto malmesso quello di Trapani, è’ per questo che l’avv. Gaspare Panfalone non vuol passare come re?

Ho letto sul mio conto che “Non si muove foglia che Panfalone non voglia” prospettando il “monopolio” del gruppo Trident “rispetto alle altre concorrenti” e ricordando la “protesta”, se così può appellarsi, di alcuni dipendenti della SCS Southern Cargo Services srl che nel febbraio 2010 occuparono una gru a venti metri di altezza per protestare contro la “decisione dell’Autorità Marittima di aumentare a tre il numero di imprese portuali presenti nel porto di Trapani”. La falsità di quanto affermato è evidente anche a chi non conosce i fatti,  è cosa nota che la “protesta” dei dipendenti di SCS Southern Cargo Services srl era volta a tutelare la situazione di monopolio in cui il loro datore di lavoro operava e non certo a protestare contro il preteso monopolio di Tridentsrl o a favorire maggiore concorrenza nel porto.L’ingresso di Trident tra gli operatori terminalistici portuali autorizzati ha piuttosto superato la situazione di monopolio di cui  godeva SCS Southern Cargo Services srl, introducendo finalmente la concorrenza nei servizi in questione, con conseguente abbassamento dei prezzi all’utenza finale. Nonostante tale risultato fosse dovuto all’applicazione di precisi precetti di legge, a ciò si poté arrivare tuttavia solo a seguito di un durissimo contenzioso giacchè SCS Southern Cargo Services srl si oppose con tutte le sue forze all’ingresso di un altro operatore, Tridentsrl, su tale mercato. E quindi chi mi dà del re capovolge la realtà. Oggi la realtà portuale di Trapani è sotto gli occhi di tutti. L’arrivo delle navi da crociera sono stati l’unico aspetto positivo. Oggi per colpa di una politica “poverella” per contenuti aspettiamo ancora le nuove banchine e l’escavazione dei fondali. Essere perciò indicato come il re mi fa molto male. La realtà è altra: spesso sono rimasto inascoltato da chi doveva prendere le giuste decisioni per rilanciare il porto, altro che essere il “re”.

Lei si trova in situazione da conflitto di interessi come sostiene qualcuno tra i suoi colleghi imprenditori del porto.

Il “conflitto d’interessi” starebbe nel fatto di possedere due società,Trident, operatore portuale, eSangessrl, agente marittimo. Al di là del fatto che i veri conflitti di interesse vengono tenuti nascosti e celati, già solo per questa circostanza posso assicurare di non essere protagonista di alcun conflitto di interessi. I dati societari sono a disposizione di tutti, perfettamente leggibili, pubblici. E allora pongo io la domanda, ma di cosa si parla? Di questioni che riguardano i rapporti tra mandatario e mandante e che sono evidentemente del tutto irrilevanti ai fini della disciplina della legge sui porti! La legge predica l’applicazione del principio di concorrenza e non consente certo a tali fini la valutazione di pretesi conflitti nell’ambito del rapporto (privato) di agenzia marittima, conflitti che riguarderebbero evidentemente solo le parti del mandato. In altre parole, il preteso “conflitto” può sussistere solo se il mandante ritenga che il mandatario-agente agisce in conflitto e non cura adeguatamente i suoi interessi; il che, per le attività delle aziende amministrate dal sottoscritto, non è mai accaduto, come possono testimoniare tutti i clienti serviti dalle aziende della famiglia Panfalone”.

Anche lei è stato citato a proposito della Coppa America, tra fatti e misfatti, non è la prima volta che se ne parla e già altre volte non ha fatto mistero di essersi sentito tirato per la giacca.

Già, è vero. Ho letto che “in questo contesto si è sviluppato il Gruppo Trident”. Il contesto è per l’appunto la Coppa America. Le società del Gruppo Trident non hanno beneficiato di alcuna commessa pubblica nell’ambito della manifestazione dell’America’sCup, né indirettamente hanno percepito utilità rivenienti dai finanziamenti pubblici dedicati a tale manifestazione. Il gruppo Trident si è sviluppatonel corso di decenni, grazie a sacrifici ed a duro lavoro, solo attraverso rapporti intrattenuti con clienti privati; ciò non è certo avvenuto a vista d’occhio, nè grazie a soldi pubblici miracolosamente erogati né a pretesi rapporti con i politici di turno, con i quali tutti si intrattengono per vero rapporti di puro rispetto e cortesia istituzionale.Ricordo poi ,  che la società più importante ed antica del gruppo: la “Riccardo Sanges& C.” S.r.l. fondata appunto da Riccardo Sanges, zio di mio padre da parte di madre esercita ancora molte delle attività che dal 1929 , anno di fondazione, ha sempre esercitato. Come imprenditori , abbiamo alle nostre spalle ed a nostro fondamento una lunghissima storia d’intrapresa fatta dal lavoro di diverse generazioni. Possiamo dire quindi a “voce alta” che non siamo né parvenus di dubbia origine né avventurieri dell’ultima ora. Abbiamo sempre fatto  della legalità e dell’impresa i nostri valori a cui non rinunceremo mai.

Il gruppo non più tardi di un anno addietro è stato colpito da un grave lutto. La scomparsa della dott. PippiPanfalone. Si capisce che è anche un profonda ferita personale.

Mi ha fatto male vedere spalmata sui alcuni siti e giornali una vicenda che ha caratteri profondamente personali, viene usato il nome di mia sorella, alla quale è risaputo ero legatissimo, per alimentare rancore contro di me. Una vicenda giudiziaria di natura civile che avrei voluto non vivere e se invece esiste non è per causa mia. Doloroso vedere strumentalizzato il futuro dei miei nipoti. Anche su questo piano sono tra i “fortunati” (sic) sono tra quelli che sui giornali ci finiscono per processi propri della giustizia civile. Se se ne deve parlare ne parliamo allora. In data 27-28/10/2014 il Tribunale Civile di Palermo, in persona del G.D. Dott. De Gregorio, ha autorizzato il sequestro giudiziario della nuda proprietà di quota pari all’11,67% del capitale della RiccardoSanges e C. srl, appartenente a Tridentsrl, e della nuda proprietà di quota pari al 6,82% del capitale della RiccardoSanges e C. srl, appartenente al sottoscritto Gaspare Panfalone. Contestualmente il Tribunale ha rigettato ogni altra richiesta avanzata da Carmelo Castelli (marito della dott.ssa PippiPanfalonendr) e dai miei nipoti Giuseppe ed Augusta Castelli.L’ordinanza cautelare, prontamente impugnata sia dal sottoscritto che da Tridentsrl (il Tribunale di Palermo deve ancora pronunciarsi in merito), è scaturita da un procedimento ante causam, finalizzato – nelle attese dai ricorrenti - a tutelare gli esiti di un instaurando giudizio di merito. Si tratta di una controversia relativa al possesso/proprietà delle suddette quote, che in nuda proprietà appartenevano alla defunta Giuseppina Panfalone, sorella da me amatissima, che le aveva cedute al sottoscritto ed a Tridentsrlnel dicembre 2012. I ricorrenti appunto, agendo nell’interesse dell’eredità, contestano la validità di tali cessioni.Considerato quanto sopra, risulta evidente che il sequestro non ha nulla a che fare con il porto di Trapani, né con l’attività ivi svolta dalle aziende del Gruppo Trident, che mi onoro di amministrare. E’ stato falso fare intendere al lettore che il sequestro riguarderebbe le attività portuali svolte dal Gruppo Trident. Si tratta invece, come sopra spiegato, di una ordinanza che riguarda questioni di carattere ereditario, riguardante la nuda proprietà di una frazione minima del capitale sociale di Riccardo Sanges e C. srl e non certo l’attività di quest’ultima. Ogni confusa illazione dei ricorrenti in ordine all’amministrazione delle società appartenenti al Gruppo Trident è stata infatti disattesa dal Tribunale di Palermo nella citata ordinanza.

Panfalone e le crociere. Dopo tanti festeggiamenti si dice che quelle luci non erano del tutto reali.

Già, ho lettoin modo confuso di tariffe, di detenzione di “un mercato crocieristico del tutto privo di un indotto virtuoso” ed un “controllo pervasivo dei trasporti marittimi e terrestri”.Si intende criminalizzare lo sviluppo di un’attività che porta lavoro e ricchezza a tutta la città di Trapani?E’ indegno strumentalizzare lo sviluppo di tali attività, libere e pulite, svolte senza l’aiuto di soldi pubblici né sovvenzioni né casse integrazioni, solo per cercare di provare il teorema del “monopolio”, di cui sopra, e per colpire le aziende che amministro ed i lavoratori che vi operano.

Deve convenire però su di una cosa anomala. L’attenzione da lei puntata come gruppo imprenditoriale sull’ex area del cantiere navale di Trapani. Dietro diverse domande presentate al ministero per la gara indetta al fine dell’assegnazione dell’ex area dei cantieri, c’è la sua persona. Poi le domande sono state tutte ritirate.

Al Gruppo Trident appartengono solo R.sanges e c. srl,Tridentsrl, Gip peraltro non attiva. L’ altra societàperaltro già liquidate  non appartengono al gruppo e non sono controllate dal sottoscritto che vi detiene soltanto, direttamente e/o indirettamente, partecipazioni non maggioritarie. Il mio sarebbe stato un “tentativodi agguato vorace anche agli ex Cantieri Navali”?Per come è andata a finire posso dire che il sottoscritto non tenta agguati, ma purtroppo li subisce.

Oggi lei è indagato dalla Procura di Trapani. Una indagine che ancora non ha svelato i suoi contorni per il grande riserbo che la contraddistingue.

Ho dalla mia parte il fatto di avere subito una perquisizione nel corso della quale gli investigatori e gli inquirenti non hanno tralasciato nulla dal vedere e controllare. Ricordo peraltro che dopo 10 giorni tutto è stato dissequestrato; comunque a prescindere da questo , scopro che c’è chi ne sa di più e afferma che l’indagine riguarda “una grossa somma di danaro giunta nelle casse dei Panfalone da un conto estero” e scaturisce anche da una pretesa denuncia presentata dall’imprenditore Carlo Figliomeni in data 8.7.2009 che però sarebbe stata archiviata il 26.8.2009.Si tratta di falsità, evidentemente ispirate, in modo maldestro e diffamatorio, da soggetti interessati a colpire il sottoscritto e le aziende del gruppo Trident. Credo che la cronaca giudiziaria debba vivere di fonti autorevoli e non di cose dette dal primo che passa. Al sottoscritto non risultano indagini sulla “gestione finanziaria” né su altri aspetti della gestione delle aziende del gruppo Trident. Sarei peraltro ben lieto, ove di interesse di qualsivoglia autorità giudiziaria competente, a mostrare, insieme ai nostri 100 lavoratori, come si lavora – in modo trasparente e pulito - nelle aziende del Gruppo Trident. Lo posso dire a voce alta: la gestione del nostro gruppo non ha nulla da nascondere e non teme verifiche su “grosse somme di danaro provenienti da un conto estero”. Su ogni affermazione contenuta nella pretesa denuncia presentata dal Sig. Carlo Figliomeni, di cui riferisce il  ilben informato Marco Bova, mi riservo ovviamente ogni opportuna verifica e conseguente azione in ogni competente sede giudiziaria, nessuna esclusa. Per mia cultura personale ho massimi rispetto per il giornalismo e per questa ragione confido nei giornalistiche sappiano prendere opportunamente le distanze dalle “fonti” di ispirazione degli articoli, evidentemente interessate a discreditare - attraverso indegni agguati - me e le aziende che amministro. Per me infine non è frase rituale quella di confidare nella magistratura, nel lavoro della magistratura. Lo dico sapendo bene quali sono stati sempre i miei comportamenti da imprenditore. Una cosa è certa il non essermi mai accostato alla politica mi ha salvaguardato da guai certi ma non mi ha evitato dicerie e menzogne sul mio conto. Ciò non di meno non cambio rotta e attendo sereno il giudizio della magistratura senza pensare a rendere pan per focaccia, io, il gruppo Panfalone non fa parte del mondo dove abitano maldestri bugiardi e suggeritori che nemmeno dinanzi al dolore di una famiglia che ha perduto una grande donna come lo fu mia sorella, mostrano pietà.

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