«Un uomo straordinariamente normale» Don Pino Puglisi

Pubblicato: martedì, 6 maggio 2014
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 Vescovo Vita (2) VITA. L’iniziativa annuale per i giovani organizzata dal Servizio diocesano di pastorale giovanile guidato da don Giacomo Putaggio, che quest’anno si è svolta nel piccolo centro di Vita, ha visto circa ottocentocinquanta ragazzi  protagonisti dell’edizione di quest’anno di “Giovaninfesta”. Prendendo spunto dalla frase di don Pino Puglisi «Si, ma verso dove?», l’edizione di “Giovaninfesta” è stata dedicata proprio alla memoria del parroco ucciso a Brancaccio. Sono state scelte tre testimonianze dirette sulla vita del Beato: tre persone che l’hanno conosciuto e ne hanno condiviso il pensiero e il suo percorso. A raccontare don Pino Puglisi, tra aneddoti e impegno nel quartiere di Brancaccio, è stato Gregorio Porcaro, docente di religione in una scuola superiore di Palermo e vicino a padre Puglisi nel corso della sua attività di  parroco nel quartiere palermitano sui temi della legalità e della lotta alla mafia.

A raccontare don Puglisi sono stati anche Enza Maria Mortellaro e padre Carlo Aquino, autori di “Il samurai di Dio”: «Era Il mio più caro amico,  ha detto la Mortellaro.  Un amico dolce, che sapeva capirmi perché mi guardava con uno sguardo pieno di tenerezza, un amico che mi ha tirato su dalla fossa della disperazione, dell’angoscia, del non senso della vita e delle cose. L’ho conosciuto al Vittorio Emanuele; fu mio professore di religione, proprio durante gli anni in cui vivevo in maniera più critica la mia crisi esistenziale,  dovuta anche ad un’ impostazione errata della fede che mi presentava un Dio giudice dei quale bisognava aver paura perché aveva il potere dl mandarti all’ inferno.

Vescovo Vita (3)

Poi, un giorno, questo “prete” propose alla classe di partecipare ad un campo estivo che aveva come tematica: “Che senso ha la mia vita?” proprio quello che io mi chiedevo. E così, poiché mi ero già date le mie risposte, mi sono detta: “vediamo che ha da raccontarmi questo prete”, e sono andata». Nel pomeriggio, durante tutta la celebrazione eucaristica presieduta dal Vescovo, sono rimaste sull’altare le reliquie del Beato, con un frammento di costola di don Puglisi. «Lui è stato un uomo straordinariamente normale, ha detto il Vescovo monsignor Domenico Mogavero,  il suo stile è stato quello di un’umanità vera». Il Vescovo ha ripreso i temi di Papa Francesco sulla “rivoluzione della Misericordia” e la “rivoluzione della tenerezza”, e all’ assemblea ha chiesto: «Sappiamo farci compagni di viaggio con le persone che Gesù ci ha messo a fianco?». «Dobbiamo essere capaci di essere uomini e donne con occhi che sanno vedere e un cuore che sappia amare e perdonare. Dobbiamo essere portatori dei valori di Gesù».  Come di consueto per ogni edizione di “Giovaninfesta”, al termine della celebrazione eucaristica, è avvenuto il passaggio della croce tra i volontari della città che ha ospitato l’iniziativa e quelli del paese dove si svolgerà la prossima edizione. I giovani di Vita hanno consegnato la croce ai giovani di Campobello di Mazara, il paese che il prossimo anno ospiterà “Giovaninfesta”.

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