Historia Alcami: le porte della città

Pubblicato: martedì, 29 aprile 2014
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porta stellaIntervista all’Architetto Ignazio Longo, a cura di Pietro Pignatiello e Lidia Milazzo.

Nelle prime puntate di questa rubrica abbiamo trattato l’Alcamo medievale e le strutture di una tipica città di quel tempo. In questo nuovo appuntamento vogliamo approfondire un aspetto che è stato solamente accennato negli incontri precedenti (Piazza Ciullo; Castello ): le porte.

Ogni città medievale fortificata, circondata da imponenti mura, aveva bisogno di diversi accessi per favorire il normale transito di merci e di persone. Le porte costituivano quindi una necessaria “interruzione” del continuum murario. Ad Alcamo si arrivò, nel corso dei tempi, ad avere nove porte, quattro delle quali si aprivano sul lato Ovest, ovvero nella zona dell’odierna Piazza Ciullo.

Come mai quattro porte, quasi la metà dell’intero numero di accessi alla città, erano state aperte sullo stesso lato delle mura?

Il lato Ovest di Alcamo è il lato più importante della città. Non a caso è la direzione nella quale si è esteso il territorio cittadino, malgrado fosse ostacolato dal letto del fiume che scorreva in piazza Ciullo. Partendo da Sud, vi sono quattro porte chiamate in sequenza: Porta del Collegio, Porta Stella (Stellario), Porta Trapani (Porta Nuova di Trapani) e, scendendo verso il Santuario, Porta Nuova.

Porta del Collegio fu, con certezza,  l’ultima ad essere aperta nel 1743 quando i consiglieri comunali o giurati concessero ai Gesuiti di demolire parte delle mura nei pressi della scalinata di via Commendatore Navarra. Per tale concessione, a beneficio della viabilità, i religiosi furono obbligati a sistemare con dei gradini il piano antistante Porta Stella.

Porta Stella era posizionata nella via omonima accanto al Banco di Sicilia. Si potrebbe pensare che il nome derivi dalla chiesa dello Stellario (sede Banco di Sicilia) a causa della dell’assonanza porta trapanitra “stella” e “stellario”, ma in realtà si tratta di due storie diverse.

L’appellativo “stella” deriva da una piccola cappella, voluta dai conti di Modica intorno alla fine del ‘400, situata a ridosso delle mura, e vicina alla chiesa dello Stellario. Quando scomparve la cappella restò l’apertura che ricorda il suo nome.

Porta Trapani è segnata dalla presenza di un’edicola votiva dedicata a San Cristoforo che si trova all’inizio del corso “stretto”. Tutti i cittadini pregavano questo Santo nell’atto di attraversare il ponticello posto sul corso d’acqua che scorreva in piazza Ciullo (n.d.r. ricordiamo che infatti San Cristoforo era il protettore dei pellegrini, dei trasportatori, dei “barcaioli” o dei viaggiatori di ogni genere). Il nome, com’è facile intuire,  è direttamente collegato alla direzione della strada, verso Trapani, appunto. Si racconta che Carlo V, nel 1535, entrò in città da questa porta.

porta nuovaScendendo verso il Santuario vi era Porta Nuova, nelle vicinanze dello sperone di roccia che ha costituito una parte della base del nuovo convento dei Padri Carmelitani Scalzi (oggi Commissariato di Polizia). Era chiamata così per differenziarla da una più vecchia che si trovava nei pressi del castello. È utile ricordare che s’iniziò a fortificare la città dal lato meridionale, per poi proseguire, in senso orario, con quello occidentale.

Dicevi prima che i Gesuiti dovettero costruire dei gradini di raccordo per unire il piano di calpestio della città a quello interno alle mura, ma i gradini iniziavano dal bordo degli edifici che si affacciano sulla piazza?

Infatti le mura della città non costituivano il perimetro della nostra odierna piazza, linea oggi segnata da più moderni edifici. Rispetto a questi, le mura erano arretrate di qualche metro.

Quali sono gli indizi che ci permettono di capire che le porte fossero arretrate rispetto all’odierno edificato che delimita la piazza?

Primo indizio: i tre merli sulla scalinata di via Commentatore Navarra terminano in corrispondenza del centro dell’isolato di fronte eecce homo non su via Mazzini.

Secondo indizio: il dislivello. Considerando la piazza a quota zero, si salgono 13 scalini per accedere nella parte alta della città. Le mura erano, quindi, costruite su un livello superiore rispetto alla piazza e alla strada, nettamente più arretrate.

Terzo indizio: un edificio comunale, con accesso da via Alessandro Volta, confinava con le mura. Dalla mappa catastale si evince chiaramente che esso terminava con il centro dell’isolato ed è facile dedurre che le mura non corrispondono con gli edifici che si affacciano sulla piazza.

La chiesetta del Ecce Homo  era al di fuori delle mura o all’interno?

Era fuori. I confrati chiesero ai giurati il permesso di poter appoggiare la chiesa alle mura della città. Dove c’è l’abside c’erano le mura che, come si vede chiaramente, corrispondono con l’interno dell’isolato più a Sud.

chiesa dell'annunziataUna piccola divagazione: guardano l’ubicazione della vecchia chiesa dell’Annunziata, sembra un posto piuttosto insolito e nascosto per la costruzione di un edificio sacro, che spesso occupava posizioni privilegiate vicine agli ingressi o agli sbocchi o addirittura al centro di una zona importante. Come mai questa scelta?

Quando edificarono “l’originaria” chiesa, che dobbiamo pensare come una sorta di santuario, ancora, dal mio punto di vista, il nucleo di Alcamo era in un altro posto, altrimenti non avrebbero mai costruito un edificio religioso che si apriva sul nulla. L’edificio si relazionava con le trasformazioni urbane legate al vecchio casale arabo Alqamah. Quindi, dopo la costruzione del castello e della cinta muraria, la posizione della chiesa perse di significato perché avvolta dalle mura. Ci sarà stata una strada interna che terminava innanzi al sagrato; poi, costruita la nuova chiesa, fu aperta la porta laterale di collegamento con la città fortificata. L’edificio religioso è misterioso e interessante. Senza dubbio esso è da studiare approfonditamente sia dal punto di vista architettonico che urbanistico.

Uno spunto per un futuro argomento allora?

Certo! porta dei saccariPassiamo al lato Nord, quello più esposto, che si affaccia sul mare. La porta che cerchiamo è difficile da trovare, ma sappiamo che era arretrata rispetto all’attuale via Madonna dell’Alto Mare a causa dell’eccessiva pendenza della strada. Era allineata con le mura di villa Luisa. Non si può collocare al limite del precipizio dov’è la balaustra in cemento, quindi era più arretrata. La porta che si trovava di fronte al castello era considerata la più importante della città. Alcuni particolari iconografici la segnalano con una ghiera maestosa attorno ad un arco a tutto sesto. Essa è citata indifferentemente con tre nomi: Porta dei Saccari, Porta della Fontana e Porta Palermo.

Abbiamo già accennato a Porta Palermo (Alcamo, città medievale a scacchiera), ma qual è l’origine degli altri due nomi?

Porta Palermo era il nome riferito alla vecchia strada che portava alla capitale del Regno. Porta dei Saccari si attribuiva agli schiavi che portavano l’acqua dalla vicina fontana alle case nobiliari. Saccari appunto da “saccaroli”, portatori d’acqua dentro sacche di pelle. Porta della Fontana si riferisce alla fonte che ancora oggi si trova giù a valle. La fontana, oggi detta impropriamente araba, ha uno stile architettonico fine ‘700.

Appena entrati da questa porta ci si trovava subito alla vista della torre principale del castello…

Subito varcata la porta, ci si immetteva nella platea, una piazza che iniziava da San Nicolò (convento fuori le mura) fino alla casa privata di Antoni Raya (all’inizio di via Rossotti) per poi riprendere dalla chiesa di San Pietro fino a porta Vecchia (castello). La grande piazza (platea magna) era una strada rettilinea che univa due mercati. Il primo mercato era alimentato dagli Ebrei che, nelle vicinanze, quartiere di San Calogero, avevano le loro residenze e i primi affari si facevano proprio all’entrata della città. Il secondo, meno importante, si trovava più a Sud nelle vicinanze del castello.

Siamo arrivati al lato Est, abbiamo scoperto in queste interviste che Piazza Bagolino è una costruzione recente. Si aprivano porte su questo lato?

porta corleoneSul lato Est c’erano due porte: Porta San Francesco, oggi Porta Palermo, e Porta di Corleone (o di Cunigghiùni). Oggi appare strano che ci sia una porta che si collegava a Corleone, ma Alcamo, nel passato, intratteneva con questa, dei floridi rapporti commerciali, relativi al commercio della lana. La porta si trovava alla fine di via Commendatore Navarra. Da lì si accedeva ad una strada che conduceva a Corleone, maggiore centro per la produzione di lana. Di fronte la via Commendatore Navarra vi è la via Corleone che testimonia i legami commerciali tra le due città.

Il lato Sud infine… 20140402_192641

Una parte del lato Sud, per essere precisi. Il lato Sud o australe, si caratterizza con la presenza di due porte, una è quella del Gesù, che collegava la città al convento francescano di Santa Maria, l’altra è Porta Vecchia, accanto al castello. Porta del Gesù serviva ai frati che dal convento, costruito a circa trecento passi dalla città, potevano accedere più comodamente all’interno delle mura urbiche. Io ho percorso i “300 passi”, ma contandoli bene sono di più. In origine, infatti, vi era una linea retta perpendicolare alla chiesa. Con la costruzione delle case i passi “sono aumentati”, ma in linea retta, facendo finta di attraversare le case ci sono circa 300 passi. La porta si trovava alla fine dell’odierna via Alfieri che in alcuni documenti antichi viene denominata via Porta del Gesù. Infine, Porta Vecchia dava accesso alla cittadella militare situata di fianco al castello. Nel dipinto del Collegio, XVIII secolo, vi è una piccola sagoma più scura che la indica con il nome di  Porta Vecchia o del Castello. Le mura, che una volta si vedevano su una parte del lato meridionale, non avevano lo stesso spessore e la stessa altezza degli altri lati, sono merli e mura più grossolani perché ci troviamo nella zona costruita per ultima. Alla fine, quindi, dopo circa due secoli il sistema costruttivo era cambiato.

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1 Commento
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  1. Leonardo Pace ha detto:

    Molto interessante.Da cittadino alcamese,confesso che non sapevo tutto,di quello che ho letto.Sugnu ranni e ancora apprennu diceva mio bisnonno.

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