Damiano, “ecco la mia rivoluzione”

Pubblicato: mercoledì, 19 marzo 2014
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damianoIl primo cittadino di Trapani concede la prima intervista dopo le clamorose rotture con la sua maggioranza e annuncia su assessori e sottogoverno: “presto le poltrone saranno libere, io continuerò a fare il sindaco”

Il “pallino” è decisamente nelle sue mani, i partiti, i gruppi, i singoli consiglieri, presenti a Palazzo Cavarretta non sono riusciti a toglierlo dalle sue mani. Vito Damiano da quasi due anni sindaco di Trapani non ha deciso di aprire una crisi politica ma di “fare”, come la chiama lui, “una vera rivoluzione”. Ha liquidato la maggioranza, ha rotto con il suo maggiore leader di riferimento, il senatore Tonino D’Alì, ha indicato il male della politica ossia “vergognosa ottusità”.

Il sindaco è diventato un “grillino”? “Se per grillino si intende colui il quale arriva in politica per rompere tutto no, se per grillino si intende il modello del presidente Crocetta di far rivoluzione, sciogliendo le Provincie senza sapere cosa fare, ripeto il mio no, io desidero dimostrare di essere una persona serie che vuole incontrarsi con altre persone serie con le quali condividere la difesa dell’interesse collettivo”.

E quindi basta con la vecchia politica? “Basta con la vecchia politica e affrancarsi dalle pressioni politiche che possono essere anche legittime ma che non lo sono quando servono a disobbedire da quello che un sindaco chiede. Io avevo chiesto ai partiti della maggioranza in vista di un rilancio della Giunta proposte di nomi da inserire in amministrazione di alto profilo morale, loro hanno risposto con “massima disobbedienza”, dinanzi ad una politica ottusa e vergognosa ho deciso di fare mie scelte, in Consiglio comunale ho già chiesto sostegno, chi vorrà seguirmi sarà il benvenuto, discuterò con i singoli consiglieri, con coloro i quali vogliono davvero spendersi per l’interesse collettivo. In questi due anni c’è stato chi è stato costantemente impegnato a condurre una campagna disfattista, ha perduto tempo e ha fatto perdere tempo”.

Ma è il termine rivoluzione che si vuole capire meglio, lo spiega? “Rivoluzione per me significa non subire condizionamenti dalla politica, respingere quella logica di equilibri ed equilibrismi che sono fuori dal tempo, in due anni spesso ho dovuto fare i conti con questo stato di cose, indotto a gestire la politica alla vecchia maniera, con le trattative, le mediazioni, mentre invece c’è da prendere di petto determinate situazioni ed affrontarle per risolverle”.

Però a prendere spazio sul palcoscenico della politica locale è la sua rottura con il senatore D’Alì. E’ definitiva? “ No, non credo, se con me condividerà il lavoro per il bene comune e si disinteresserà, lui come altri, alle poltrone, penso che la rottura non ci sarà”.

Insomma  D’Alì sullo stesso piano degli altri maggiorenti della politica? “Dobbiamo riscoprire tutti la necessità di fare a meno di una politica meno pervasiva, e riscoprire il senso dello Stato”.

La rivoluzione come la chiama lei non può essere fatta se poi, come le ha detto anche qualche consigliere durante il dibattito in aula, tutti coloro i quali che sono stati nominati secondo i parametri della vecchia politica restano ai loro posti, non ha poltrone libere. “Le assicuro, le poltrone saranno libere e presto”.

Lei ha parlato di pressioni, noi abbiamo la sensazione che le pressioni possono arrivare anche da altri ambienti, magari mascherati dalla politica, ma come mandante la massoneria che in questa città non è mai stata con le mani in mano? Lei è un massone? “Io? Assolutamente no! Ho fatto un giuramento di fedeltà allo Stato, alla Repubblica, non si possono servire due padroni. E questo non lo penso solo per me ma anche per chi mi sta affianco, ripeto non si possono servire due padroni, non ci può essere senso dello Stato, che deve essere proprio in chi amministra, se si pensa di rispondere a due padroni”.

Quindi significa che se dovesse scoprire un assessore iscritto alla massoneria, lo licenzierebbe? “Il senso dello Stato non può essere coniugato se non con l’impegno per  la collettività”.

Nella sua agenda cosa c’è scritto, piano regolatore generale per esempio? “Bisogna mettere mano al prg che va aggiornato”.

Le pressioni delle quali parlava sono arrivate sul prg? “No, certamente tanti gli interessi in gioco ma opereremo senza fini nascosti, solo finalità pubbliche”.

E’ un sindaco più politico quello di oggi?“Direi che è un sindaco che si è mosso con una visione politica che oggi è cambiata. Voglio dire che spesso mi sono sentito dire che in questi 5 anni devo fare qualcosa, devo lasciare qualcosa, io la penso diversamente lavoro per creare anche i percorsi perché qualcosa si possa creare anche dopo questi 5 anni. Vede la mia carriera mi ha portato ad occupare diversi incarichi, a guidare diversi uffici, accadeva sempre che il mio successore magari raccoglieva i risultati del mio lavoro, cosa che peraltro accadeva a me rispetto al mio predecessore, tutto avveniva con normalità, come era giusto che fosse, perché, ripeto, c’era sempre senso dello Stato. Io invece sono stato testimone di chi in fretta e furia prima di andare via ha fatto fare le corse perché tutte le opere fossero finite e inaugurate, certo ci sono stati i risultati, a me però sono rimaste le casse vuote. Ecco io non voglio far questo, certamente di questo  genere di continuità ne voglio fare a meno”.

Mentre il sindaco conclude l’intervista in aula consiliare si discute una delibera che prende atto di una serie di rilievi della Corte dei conti a proposito di inadempienze risalenti al 2011/2012, precedente amministrazione, sindaco Fazio. In primo piano c’è la violazione del patto di stabilità. Parla il dirigente economico finanziario Petrusa e spiega tra l’altro che nel 2011 il Comune ha violato il patto perché ha pagato tutti i fornitori. Bene, bravi si può dire. Certo sarà stata pura coincidenza il fatto di trovarsi a ridosso di elezioni amministrative e regionali rispetto alle quali chi si candida preferisce avere più amici che oppositori.

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