La crisi edilizia alcamese può essere sbloccata?

Pubblicato: lunedì, 10 marzo 2014
Vota l\'articolo
0
Vota l\'articolo
0

alcamoALCAMO. La questione è più complessa di quello che appare e non sono sufficienti le volontà di qualche consigliere o addetto ai lavori a sbloccare tutto il meccanismo che si è rovinosamente inceppato causando una paralisi quasi totale dell'edilizia alcamese.  La fascia della cosiddetta Pedemontana, chiamata così perchè cinge il monte Bonifato, sta creando non poche difficoltà al comune che un anno fa ha bloccato le concessioni edilizie e ancora non ha rintracciato la soluzione per poterle riaprire.

Il nuovo assessore all'Urbanistica del comune di Alcamo, neo nominato a seguito del rimpasto della settimana scorsa, avrà una bella matassa da sbrogliare, impresa in cui non erano riusciti i precedenti assessori nè i tecnici. L'architetto Vincenzo Coppola ha già convocato una riunione tecnica per martedì pomeriggio, e certamente si discuterà anche di questa difficoltà contingente visto che di fatto è quella che blocca un intero settore.

Andando con ordine bisogna partire dagli studi effettuati sul finire degli anni '90 dal professore Cangemi, dell'Università di Palermo, il quale aveva valutato la necessità di costruire abitazioni per ulteriori 1000 abitanti che avrebbero accresciuto la popolazione alcamese negli anni a venire. Una stima che venne riconosciuta anche a livello regionale dove nel 2001 il piano regolatore generale passò con tutte le sue caratteristiche. In quel piano e in particolar modo nelle prescrizioni esecutive che riguardavano proprio la fascia sud (pedemontana) erano indicati i criteri di costruzione o restauro di quella vasta fascia. Lo studio aveva individuato le sagome entro cui i fabbricati sarebbero dovuti sorgere e posto il limite di costruzione in 90 mila metri cubi su tutta la fascia pedemontana, per varie motivazioni che andavano dall'urbanizzazione alle caratteristiche idrogeologiche della zona.

Da allora sono passati più di 10 anni e il comune avrebbe prima rilasciato concessioni e poi bloccato il tutto lo scorso anno, per non aver ben valutato le prescrizioni del piano che erano state approvate anche dalla regione. Errori che hanno conseguenze a vari livelli poichè in uno dei settori della pedemontana dove non si sarebbe dovuto costruire alcunchè poco più di un anno fa in un cantiere ha perso la vita un operaio. Su quali criteri erano state effettuate le centinaia di concessioni precedenti?  Attualmente risultano bloccate circa un centinaio di concessioni ma nel corso degli anni alcune costruzioni erano state già fatte per cui occorre capire come si intende procedere in questa delicata fase. Verranno rilasciate solo un tot di concessioni, ovvero quelle che rispettano i vincoli del piano anche se scaduto? E se così fosse, raggiunto il limite del 90 mila metri cubi di cui pare che già oltre 60 mila siano stati costruiti, cosa ne sarà delle altre concessioni? Con quale criterio si potrà stabilire chi deve avere la precedenza?

Probabilmente sono le stesse domande che impediscono di trovare una soluzione che sia adatta ad una così complessa situazione che mette in difficoltà comune e settore produttivo. Al nuovo assessore spetta il delicato compito di trovare una soluzione in linea con le norme vigenti e che sblocchi l'attuale situazione di stallo economico; ma dagli elementi fin qui esposti non appare semplice una tale soluzione.

Molte di queste aree della pedemontana non sono ancora state urbanizzate e questo è ulteriore vincolo che si pone al comune e ai costruttori poichè per ogni costruzione, e di conseguenza per ogni abitante,  dovrebbero esserci una determinata superficie di strade, giardini, scuole e altre opere di urbanizzazione, ma scaduto il piano prescrittivo il comune non può più fare espropri e provvedere a tali opere di urbanizzazione anche ammesso che ne avesse la disponibilità economica. Come si intende dirimere quest'ulteriore complessità che vincola le costruzioni?

Letto 568 volte.
1 Commento
Dì la tua
  1. giuseppe ha detto:

    E’ assurdo!!!

    C’è necessità di spazi verde, e si vuole continuare a costruire ai piedi del monte bonifato, facendosi beffa di qualsiasi norma di buon senso.

    Non è con la cementificazione selvaggia che si crea lavoro (ancorchè questa è autorizzata dal Comune), si crea lavoro riqualificando il centro ormai deserto e abbondonato a se stesso.

    Non ha senso per una cittadina come Alcamo continuare nella cementificazione selvaggia senza il minimo rispetto per il territorio.

Clicca QUI per lasciare un commento o usa il social plugin di Facebook

XHTML: Puoi usare i seguenti tag HTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>