Atypical Mind – Can you hear the voices ?

Di Francesco Pitò. Tra le tante promesse del metal in terra siciliana da qualche anno si sta assistendo ad un grande incremento quantitativo e qualitativo di gruppi più o meno emergenti che vogliono dire la propria sulla scena. Un esempio su tutti sono i Thy Majestie, una delle band simbolo del panorama power italiano che nasce a Palermo sul finire dei ’90. Una buona tecnica compositiva e strumentale sta conducendo la band palermitana ad un discreto successo e a lavori sempre più completi e ben eseguiti. Ma, senza andare troppo lontano dalla nostra provincia, troviamo un gruppo che, dopo un paio di anni di esibizioni in live club e apparizioni in piccoli festival locali, giunge con fatica al primo lavoro in studio: “Can you hear the voices?”. La formazione alcamo-calatafimese in attività dal 2011, porta il nome di “Atypical Mind”, ed è così composta: Nicolò Saladino (voce, chitarra ritmica), Francesco Renda (chitarra solista), Luca Di Giacomo (batteria, cori), Leonardo Bonì (basso). Dopo questa introduzione di carattere biografico, passiamo ad analizzare le tre tracce presenti sul disco.

La prima, “Destruction Is Rebirth”, si apre subito con un intensa e coinvolgente introduzione che vede i quattro in azione insieme, per poi sfociare in un lento accompagnamento acustico sul quale ha inizio anche la parte cantata. Il basso fa da sfondo fino al primo minuto, in cui la canzone comincia a snodarsi in un andamento altalenante dato dall’alternarsi della parte acustica e da quella più distorta e pesante delle due chitarre elettriche che suonano insieme. “Destruction Is Rebirth” cambia continuamente ritmo e tema. In questa mancanza di linearità, tuttavia, si può apprezzare la ottima abilità vocale del cantante (che dimostra di potersi permettere acuti che sfiorano, anzi centrano perfettamente lo screamo, in alcuni frangenti) e la buona combinazione fra chitarra ritmica e solista. Il secondo pezzo in esame, “Behind The Truth”, è la storia di una ragazza che viene reclusa e condannata a morte per aver cercato di opporsi all’oppressione di un governo tiranno. La leggera introduzione di voce e chitarra risente molto di influenze di gruppi metal di una certa importanza (come i celebri Avenged Sevenfold). Ma il quartetto non manca di far valere la propria personalità e lo dimostra ampiamente durante tutta la durata del pezzo, in cui è degno di nota soprattutto il batterista Luca Di Giacomo, autore di cambi di ritmo e passaggi davvero ben eseguiti. La terza traccia, “Like A Child”, è divisa in tre parti: la prima, in cui un bambino sta per addormentarsi, la seconda in cui è assalito dagli incubi, e la terza, nella quale si risveglia. Il lento incedere dell’introduzione e la sua lunga durata fanno immedesimare perfettamente nella prima parte, che sfrutta il leggero eco della chitarra per creare un’atmosfera adatta al tema che si sta per affrontare. Il basso fa la sua parte contribuendo con una buona linea alla parte introduttiva di questo ultimo pezzo. Dopo 3 minuti e mezzo, la canzone prende ritmo e parte verso una seconda parte più oscura e aggressiva. Nell’intermezzo strumentale buon lavoro di Francesco Renda, la chitarra solista che integra bene la sua capacità alle sei corde con il ritmo dell’insieme. Infine, la canzone riprende il tema iniziale e si conclude come era iniziata.

Un buon disco, frutto di un ottimo collettivo, che trasuda di impegno e duro lavoro in tutte le tracce, sia dal punto di vista compositivo che da quello strettamente strumentale. Possono ancora dare molto, ma tutto dipende anche dallo spazio che avranno in futuro. Io gliene darei parecchio.

VOTO: 7.5

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