Operazione Eden, il clan Messina Denaro dal gup

Pubblicato: giovedì, 27 febbraio 2014
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Ventidue le richieste di rinvio a giudizio chieste dalla Procura antimafia di Palermo. C’è anche Patrizia Messina Denaro, la sorella del boss ancora latitante

Il giudice delle udienze preliminari del Tribunale di Palermo ha fissato per il 10 marzo prossimo l’udienza per decidere sulle 22 richieste di rinvio a giudizio firmate dai pm Principato, Sabella e Guido. Si tratta degli indagati coinvolti nella cosidetta operazione Eden che pochi mesi addietro ha anche condotto in carcere Patrizia Messina Denaro, sorella del super boss latitante Matteo le cui ricerche proseguono da oltre 20 anni. Il giudizio è stato chiesto oltre che per Patrizia Messina Denaro anche per Antonella Agosta, Girolamo Cangialosi, Lea Cataldo, Lorenzo Cimarosa, Tonino Aldo Di Stefano, Giovanni Faraone, Francesco Guttadauro (nipote di Matteo Messina Denaro e figlio di Filippo, boss palermitano), Girolama La Cascia, Antonino Lo Sciuto, Francesco Luppino, Giuseppe Marino, Michele Mazzara, Mario Messina Denaro (cugino del latitante), Antonella Montagnini, Vincenzo Peruzza, Giuseppe Pilato, Rosario Pinto, Nicolò Polizzi, Francesco Spezia, Salvatore Torcivia, Vincenzo Torino. Nel procedimento come parte offese sono state individuate Rosetta e Vincenzo Campagna, Girolama La Cascia e Elena Ferraro.L’associazione mafiosa viene contestata a Francesco Guttadauro, Lorenzo Cimarosa, Antonino Lo Sciuto, Patrizia Messina Denaro, Nicolò Polizzi.

A Patrizia Messina Denaro è contestata anche una estorsione ai danni di Girolama La Cascia (per la quale è stato chiesto il giudizio per false dichiarazioni al pm) ed un’altra assieme al nipote Francesco Guttadauro ai danni di Rosetta e Vincenzo Campagna, tentata estorsione quella relativa a Mario Messina Denaro che presentandosi presso la clinica Hermes di Castelvetrano affrontò la titolare Elena Ferraro presentandosi con il solo cognome così da incutere timore e chiedere denaro con forma intimidatoria ben precisa, favoreggiamento è stato contestato agli indagati Girolamo Cangialosi e Rosario Pinto, e per altra circostanza a Giovanni Faraone quest’ultimo accusato anche di falso, intestazione fittizia il reato per il quale devono rispondere Lea Cataldo, Aldo Tonino Di Stefano, Franco Luppino, Vincenzo Peruzza e Vincenzo Torino, ed ancora, per fattispecie diverse, Michele Mazzara, Francesco Spezia e Agosta Antonella, tutti con l’aggravante di avere favorito la mafia, accesso abusivo a sistemi informatici per Antonella Montagnini (vigile urbano a Paderno Dugnano) e Nicolò Polizzi (con aggravante mafiosa), corruzione per Giuseppe Marino, Francesco Spezia e Giuseppe Pilato, turbativa d’asta per Giuseppe Pilato e Salvatore Torcivia. Tra gli atti depositati dai pm vi sono anche le dichiarazioni che ha deciso di rendere Lorenzo Cimarosa, cugino dei Messina Denaro.

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