Caso Panfalone, “non ci fu estorsione”

Pubblicato: giovedì, 27 febbraio 2014
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Dopo le perquisizioni di martedì scorso relative ad una indagine per intestazione fittizia di beni, ieri per l’imprenditore del settore marittimo Gaspare Panfalone è stata una giornata che ha registrato un punto a suo favore. L’imprenditore assieme al padre Vito erano imputati di estorsione dinanzi al gup Cavasino, processo col rito abbreviato. Un procedimento scaturito da una denuncia di un ex dipendente del gruppo Panfalone, Giovanni Crivello. Il giudice ha deciso ieri di respingere la richiesta di condanna della procura e di assolvere Vito e Gaspare Panfalone con formula piena, “il fatto non sussiste”, non c’è stata alcuna estorsione. “Una sentenza che ha restituito a me e a mio padre – commenta l’imprenditore Gaspare Panfalone – sollievo e soddisfazione. Abbiamo sempre manifestato sia fuori che dentro il processo l’assoluta nostra fiducia nella giustizia e nel sistema giudiziario e nel rispetto di questo nostro modo di pensare intendiamo proseguire con maggiore determinazione la nostra attività di imprenditori onesti”.

Nelle parole dell’imprenditore è facile cogliere il riferimento alle nuove indagini in corso certamente distinte dall’oggetto del processo appena concluso. “Rispetto a questo nuovo procedimento – infatti afferma – intendo manifestare la stessa serenità e la stessa fiducia nei confronti della magistratura pur essendo tale vicenda dolorosissima dal punto di vista personale in quanto l’oggetto della contestazione rientrerebbe in vicende intime e strettamente familiari, legate alla malattia ed alla morte di mia sorella Giuseppina che delle società era socia ed amministratrice”. Nell’indagine è anche coinvolto il notaio Francesco Di Natale che ha subito anche lui una perquisizione e che in altra inchiesta è indagato per peculato. L’indagine è coordinata dalla Procura di Trapani e le perquisizioni martedì scorso sono state compiute da agenti delle sezioni di pg della Polizia, Finanza e Forestale. Un controllo presso una cassetta di sicurezza esistente presso l’Unicredit è stata fatta dai finanzieri, ma si tratta di una cassetta gestita dalla agenzia di viaggi del gruppo Panfalone.

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