Antimafia e illegalità “nello stesso piatto”

Pubblicato: martedì, 11 febbraio 2014
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Retroscena dell’arresto per corruzione dell’ex sindaco di Calatafimi. Nella stessa seduta consiliare si parlò della cattura di un boss mafioso e dell’incarico di dirigente dell’ufficio tecnico che non si sarebbe potuto dare.

Nicolò Ferrara sindaco di Calatafimi arrestato nei giorni scorsi per corruzione si è dimesso. Il prefetto Falco lo aveva già sospeso a poche ore dal suo arresto (l’ex sindaco si trova ai domiciliari). La politica cittadina si interroga sul da farsi. Qualche consigliere comunale ha già lasciato la poltrona, altri resistono. Ma più si leggono le pagine dell’indagine, più si apprendono episodi di contraddizione palesi. Il primo già era venuto fuori il giorno dell’arresto dell’oramai ex sindaco. Accusato di avere intascato una mazzetta proprio lui che per due mandati consecutivi ha svolto l’incarico di presidente del consorzio per la legalità e lo sviluppo, un ente composto da buona parte delle amministrazione locali della provincia destinato a gestire i fondi ministeriali per il ripristino dei beni confiscati alla mafia. L’ultima uscita pubblica di Ferrara in questa veste fu durante un seminario riservato ad amministratori e funzionari pubblici e dedicato alle tematiche della nuova legge per la prevenzione della corruzione. Lui all’epoca, era la metà dello scorso mese di dicembre, era già indagato, lo sapeva benissimo per avere ricevuto avviso di garanzia, ed era stato sentito anche dai pm titolari dell’indagine, interrogatorio durante il quale ammise di avere preso quei 3 mila euro per agevolare un imprenditore che concorreva ad un’asta pubblica per la dismissione di automezzi comunali. Fornì due versioni di quei soldi presi, ma per gli investigatori della Mobile e gli inquirenti nessuna delle due ipotesi reggeva, quei soldi per chi indaga sono una “mazzetta”.

Altro fatto emerso adesso è legato a due delibere, una di Giunta e una di Consiglio comunale, assunte, ossia scritte e approvate, lo stesso giorno , il 28 novembre 2009. Quella di Giunta, n 312, è relativa all’affidamento dell’incarico di dirigente dell’ufficio tecnico comunale al geom. Antonino Sacco, circostanza che per la magistratura rappresenta un abuso tanto che Ferrara oltre che essere oggetto della misura cautelare per la presunta corruzione è indagato, a piede libero, per questo altro reato di abuso. In Consiglio comunale quel giorno Ferrara diede l’annuncio dell’incarico conferito, nella stessa seduta il dibattito fu anche concentrato sulla proposta di concedere la cittadinanza onoraria della città alla catturandi della Questura di Palermo e all’allora capo, vice questore Mario Bignone, a proposito della cattura proprio a Calatafimi, nel pomeriggio del 15 novembre 2009, dunque appena qualche giorno prima della riunione consiliare, del boss mafioso Mimmo Raccuglia, esponente delle cosche palermitane, che aveva trovato nascondiglio in una palazzina del centro storico di Calatafimi.

Ferrara durante quella seduta non fece mancare il suo intervento. Se c’erano consiglieri che proponevano la cittadinanza onoraria a quei poliziotti, lui aggiunse la proposta di istituire annualmente una giornata dedicata a discutere di legalità e antimafia, facendola coincidere con il 15 novembre. Come è finita? Sacco ha gestito per diverso tempo l’Utc del Comune intascando per la magistratura compensi oltre l’ordinario, tanto che si sospetta che quel trattamento a lui riservato sarebbe stato anche per contraccambiare il suo sostegno ai voleri del sindaco (agli atti dell’indagine c’è la testimonianza del successore di Sacco, ing. Bonaiuto che ha indicato l’esistenza di atti illegittimi), la cittadinanza onoraria alla catturandi di Palermo non è stata mai conferita, né Bignone potrà mai più riceverla perché un male incurabile ha causato la sua prematura morte nell’estate del 2010, e niente si è più saputo della giornata da dedicare a discutere di antimafia e legalità. Insomma in quella seduta consiliare antimafia (parolaia) e illegalità (concreta) furono serviti nello stesso piatto all’opinione pubblica e non solo a quella di Calatafimi.

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