Nuovo Mandamento 3: retata a Montelepre

Pubblicato: martedì, 15 ottobre 2013
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Alle prime luci dell’alba i carabinieri di Monreale hanno eseguito l’ennesima operazione antimafia denominata “Nuovo Mandamento 3”, concentrata nelle zone di Montelepre.

Sono finiti in manette Antonino Lombardo, classe 1948, residente a Montelepre, Giacomo Maniaci classe 1976, residente a Montelepre, Vincenzo Giuseppe Cucchiara, classe 1960, già in carcere, Santo Abbate, Classe 1936, residente a Montelepre e attualmente agli arresti domiciliari, Salvatore De Simone, Classe 1956, residente a Montelepre, Vincenzo La Corte, classe 1986, residente a Monreale e Raimondo Liotta, classe 1966, attualmente in carcere.

De Simone, era anche l’autista dell’ex Sindaco di Montelepre Giacomo Tinervia, decaduto dopo l’arresto durante la prima operazione.

Tutti sono accusati, a vario titolo, di “concorso in associazione per delinquere di tipo mafioso, concorso in estorsione aggravata e continuata, concorso in tentata estorsione aggravata e continuata, furto di bestiame”.

Le misure cautelari sono state emesse dal GIP del Tribunale di Palermo su richiesta della locale DDA (indagini coordinate dal Proc. Agg. dott. Vittorio Teresi e dai Sost. Proc. dott. Sergio Demontis e dott. Daniele Paci).

L’operazione, denominata Nuova Mandamento3, è un approfondimento dell’indagine di più ampia portata denominata “Nuovo Mandamento” che ha documentato il lavoro di riorganizzazione territoriale di Cosa nostra con la creazione di una nuova sovrastruttura di coordinamento, individuata nell’area di Camporeale, dei due storici mandamenti mafiosi di San Giuseppe Jato e Partinico. Già tra nelle due operazioni precedenti sono state arrestate 46 persone: con l’ultima operazione il numero sale a 53.

Nell’operazione è stato fondamentale il contributo dato dalle vittime del racket che hanno facilitato il lavoro degli investigatori.

Le estorsioni riguardavano nello specifico, degli imprenditori che stavano facendo dei lavori per la costruzione di una palestra e di un parcheggio multipiano. Le “tariffe” da pagare a cosa nostra venivano stabilite in base all’appalto per un ammontare del 3% o del 5% sul costo totale. Nell’ultima operazione è stato anche ricostruito il furto di 90 bovini di un allevatore del trapanese.

A conclusione delle indagini, si evidenzia l’ennesima prova dei forti interessi economici di cosa nostra in Sicilia e dei forti legami con le istituzioni deviate, utili a proseguire le attività criminali.

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