Sequestrati beni per 38 milioni di euro riconducibili a Matteo Messina Denaro

Pubblicato: giovedì, 10 ottobre 2013
Vota l\'articolo
0
Vota l\'articolo
0

I Carabinieri del Comando Provinciale e del R.O.S. di Trapani, su provvedimento del Tribunale di Trapani, nel corso dell’ operazione denominata “Campus Belli 2”, hanno sequestrato 38 milioni di euro di beni riconducibili al superlatitante di Castelvetrano, Matteo Messina Denaro.

La richiesta è arrivata direttamente dalla DIA di Palermo che, a seguito di un lungo percorso investigativo, completa il quadro delle indagini dopo gli arresti nella prima operazione del 16 dicembre 2011 individuando i patrimoni dei clan mafiosi delle “famiglie” di Campobello di Mazara.

Inizio delle indagini

Le indagini, coordinate dal Procuratore Aggiunto, Dott.ssa Maria Teresa Principato e dai Sostituti Procuratori, Dott.ssa Marzia Sabella e Dott. Pierangelo Padova, sono state avviate nel 2006. Attraverso le attività di investigazione si è riusciti ad individuare un preciso quadro degli uomini d’onore di Campobello di Mazara, riconosciuti storicamente tra i più attivi del mandamento di Castelvetrano. Obiettivo primario dell’indagini era quello di scovare il superlatitante Matteo Messina Denaro, attraverso l’individuazione di attività della consorteria criminale documentandone gli assetti e le dialettiche interne.

Il quadro investigativo ha fatto emergere l’ormai chiara conflittualità tra l’anziano boss Leonardo Bonafede e Francesco Luppino, di recente arrestato nell’ambito dell’operazione “GOLEM” e ritenuto uno dei fiancheggiatori del latitante trapanese. Inoltre, sono stati acquisiti elementi utili sulle modalità di controllo delle attività economiche e produttive del territorio, tra questi quello olivicolo. Le famiglie mafiose, seppur in contrasto tra loro, non avevano rinunciato, però, ad attuare strategie comuni per la gestione degli affari.

Operazione “Campus Belli”

A seguito di una complessa attività investigativa dei Carabinieri sono stati messi in atto 11 provvedimenti restrittivi, durante il dicembre del 2011, nei confronti di Leonardo Bonafede, Filippo Greco, Antonino Tancredi, Antonino Moceri, Vito Signorello, Gaspare Lipari, Simone Mangiaracina, Calogero Randazzo, Cataldo La Rosa, Giovanni Buracci e Ciro Caravà.

Quest’ultimo, Sindaco di Campobello di Mazara, considerato“l’espressione politica” della locale consorteria mafiosa, è stato in carica dal giugno del 2006 e rieletto durante le ultime amministrative (maggio 2011) con esponenti del sodalizio. Le risultanze probatorie acquisite hanno evidenziato legami del Sindaco con esponenti della locale famiglia mafiosa.

Operazione “Campus Belli 2″

L’operazione del maxi-sequestro, del 9 ottobre 2013, ha interessato le province di Trapani, Varese, Trieste e Milano colpendo il patrimonio degli esponenti mafiosi Filippo Greco, Simone Mangiaracina e Vito Signorino e degli imprenditori Antonino Moceri e Antoninio Tancredi. I Beni sequestrati comprendono: due strutture industriali, quattro società attive nel settore olivicolo, centottantuno immobili (appartamenti, ville, magazzini e terreni), quarantatre rapporti bancari e cinque polizze assicurative.

L’indagine sul patrimonio ha permesso di individuare i prestanome che, per conto di cosa nostra, hanno acquistato due strutture industriali ed alcuni importanti oleifici a Campobello di Mazara, riciclando il denaro nella realizzazione di fabbricati e terreni nel trapanese e nella provincia di Varese. Tra questi ci sono gli oleifici Moceri Antonino & C Srl e l’Eurofarida Srl che il capomafia Leonardo Bonafede aveva fatto intestare agli imprenditori Antonino Tancredi e Antonino Moceri per sottrarli a un provvedimento di confisca in vista di una sua condanna per associazione mafiosa.

Grazie all’indagine patrimoniale sono stati individuati diversi conferimenti sospetti nelle aziende citate ed è stato anche documentato il costante riciclo di denaro mafioso al loro interno, utile per mantenere le aziende in buona salute economica, finalizzato all’ottenimento di finanziamenti pubblici.

Nel sequestro anche diversi conti cifrati in Svizzera appartenenti a Filippo Greco, utilizzati per finanziare gli associati mafiosi di Campobello di Mazara, i detenuti e le attività consortili. Greco è considerato l’imprenditore di fiducia di Francesco Luppino (riconosciuto come il referente di Matteo Messina Denaro nel periodo della ricostruzione della commissione provinciale).

L’indagine ha inoltre rivelato un risarcimento indebitamente percepito, destinato alle vittime di mafia, nei confronti di Salvatore Stallone, cognato di Cataldo La Rosa e ucciso a Campobello nel 1982 in uno scontro tra mafia. Stallone non sarebbe stato, quindi, una vittima ma un componente della cosca. Il Ministero degli Interni, informato dei fatti, ha immediatamente revocato il beneficio economico concesso ai familiari.

Letto 1054 volte.

Clicca QUI per lasciare un commento o usa il social plugin di Facebook

XHTML: Puoi usare i seguenti tag HTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>