Nuovo testimone nel processo per la morte del camionista alcamese sbranato dai cani

Pubblicato: martedì, 9 luglio 2013
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LIVORNO. E' cominciato qualche giorno fa il processo per la morte del camionista alcamese Vito Guastella, il camionista cinquantenne sbranato da un branco di cani meticci il 28 febbraio dello scorso anno. il procedimento vede indagati Daniele Di Leo, titolare di una ditta di trasporti e gestore del piazzale in cui si è consumata la tragedia, e Trofica Rodin, romena che viveva in una roulotte nel terreno adiacente.

«Quei cani vengono da Alcamo e sono di Di Leo. Riconosco la mamma: è una meticcia nera che si chiama Bella» è la novità che è emersa durante il processo, affermazione fatta da un testimone individuato dal legale della famiglia Guastella, Antonio Sugamele.

A sostenere la provenienza siciliana del branco un camionista siciliano ex dipendente della ditta di trasporti Di Leo che sostiene che la mamma degli otto cani che hanno sbranato Guastella sarebbe originaria di San Vito Lo Capo, avrebbe poi transitato da Alcamo, per poi essere portata a Collesalvetti dagli stessi imprenditori. Il fine dell’imprenditore sarebbe stato quello di fare la guardia all’isolato piazzale sull’Arnaccio.

Sugamele avrebbe inoltre presentato in tribunale i documenti per la costituzione delle parti civili: si tratta di Vincenza Salato, vedova di Guastella, in rappresentanza anche del figlio minore, della figlia della vittima Valeria e del cognato Antonio Salato. Chiederanno i danni alla ditta Di Leo srl anche altri parenti di Guastella, quali le sorelle e i genitori, che sono rappresentati dall’avvocato siciliano Baldassare Lauria. I legali avevano chiesto i danni anche al datore di lavoro di Guastella, l’Eurogru srl e all’amministratore unico della stessa ditta, ma il gup Giovanni Zucconi ha respinto l’istanza.

Il giudice, dopo aver esaminato la situazione e valutato le eccezioni contestate dalla difesa di Di Leo, ha rinviato il processo al 28 novembre per consentire la citazione della eventuale responsabilità civile dell’imprenditore dei trasporti. In quella data ci sarà l’udienza in cui si deciderà il rinvio a giudizio.

Daniele Di Leo, presente in aula insieme al suo avvocato José Libero Bonomo, respinge tutte le accuse e continua a sostenere che i cani non sono suoi e che anzi lui stesso aveva chiesto ad alcuni suoi dipendenti di allontanarli proprio perché quella presenza risultava anomala.

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