Riaperta la conduttura di Chiusa

Pubblicato: venerdì, 17 maggio 2013
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ALCAMO. La conduttura di Chiusa era stata abusivamente interrotta ma è stata riaperta. Il sindaco ha ringraziato la III commissione consiliare permanente. Il 15 maggio la riduzione si è resa davvero consistente. La sorgente fornisce 5 litri al secondo ad Alcamo e Grisì. Il sindaco e la terza commissione appresa la notizia  hanno optato per il sopralluogo notando che il catenaccio che porta alla sorgente era rotto e la saracinesca che permette di far giungere l'acqua ad Alcamo era completamente chiusa. Il flusso era completamente deviato verso Grisì. Sono stati informati dell'accaduto il commissariato di Alcamo e il Sindaco di Monreale, su cui insiste la sorgente. I tecnici hanno poi provveduto a riaprire la conduttura per assicurare l'acqua ad Alcamo.

I sindaci delle due città interverranno per modificare l'accesso ed evitare nuove manomissioni. Il sindaco assicura, nuovamente, che sta provvedendo a trovare altre situazioni per l'erogazione più costante e che il comune si impegna anche sul fronte della comunciazione per garantire ai cittadini anche la conoscenza dei turni di erogazione ed eventuali variazioni.

Probabilmente ai cittadini, stanchi di continue rassicurazioni e di promesse, importerebbe maggiormente l'acqua corrente che conoscere unicamente i turni dell'acuqa. Se il risultato finale sarà comunque quello di dover continuare a comprare l'acqua dai privati, sapere che arriva "tot" giorno sarà solo un modo per addolcire la già amara pillola.

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  1. Fabrizio ha detto:

    Finalmente una commissione che lavora su temi prioritari della nostra città bravi anche se l’ottanta per cento dei consiglieri sono eletti per la prima volta, lavorano tutti in sintonia e sono ben guidati dal Presidente, anche se nn credo vi erano dubbi dopo il passato dello stesso.

  2. alcamonondorme ha detto:

    C’era una volta, in Sicilia, un lupo che stava nella parte alta di un rivo. Da quel fiume sgorgavano ogni anno 7 miliardi di metri cubi d’acqua, quasi il triplo del fabbisogno calcolato in 2 miliardi e 482 milioni di metri cubi. Nella parte bassa stava un agnello assetato. Il lupo disponeva a suo piacimento se fare bere o meno l’agnello ed ogni pretesto era buono per negare o razionare l’accesso. Questa rivisitazione siciliana di Fedro non è solo una favola. È ciò che accade in Sicilia sul fronte dell’emergenza idrica. Negli invasi siciliani c’è una disponibilità in grado di assicurare 250 litri d’acqua giornalieri ad ogni abitante dei comuni capoluoghi di provincia e 210 in tutti gli altri comuni. Molto di più, ad esempio, della provincia di Reggio Emilia, dove la disponibilità d’acqua è di 133 litri al giorno per ogni abitante. Ma mentre nel capoluogo romagnolo l’acqua viene erogata ogni giorno per 24 ore, nella provincia di Agrigento l’acqua arriva ogni tre settimane. Le radici del problema non sono solo di carattere politico, ma, come ogni sorta di bene pubblico nell’isola, il problema è anche di natura criminale. Tutto cominciò con la costituzione dello Stato unitario. In Sicilia non c’è stata una pubblicizzazione delle acque. La mafia ci mise le mani e non le tolse più. Alle fonti d’acqua venne imposto il controllo privato, esercitato dai guardiani, i “funtaneri”, uomini di Cosa Nostra. Legati alla mafia erano anche gli affittuari e gli intermediari. Da allora l’acqua verrà quindi rivenduta, consensualmente, ai comuni o ad altri privati a peso d’oro.Nei piani regolatori degli acquedotti figuravano spesso solo una parte dei pozzi delle province. Non venivano inclusi invece i pozzi più ricchi di acqua gestiti dalle famiglie mafiose.Le aziende idriche private, nel ricercare nuove falde, hanno appositamente trivellato per anni nelle zone più povere d’acqua, lasciando intatte le zone più ricche, di proprietà dei clan mafiosi. All’inizio del 2001, in una sua relazione, l’ex-commissario regionale per le acque ed ex-generale dei carabinieri Roberto Jucci, provò a cambiarla. Jucci propose l’istituzione di un’Authority per la sovrintendenza della questione acqua, che avrebbe gestito unitariamente le dighe, le condotte di adduzione e gli impianti comunali. Peccato che dopo quella relazione Jucci venne spedito a casa. Governo PRODI.

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