“Fanno acqua da tutte le parti”: manifestazione riuscita?

Pubblicato: giovedì, 16 maggio 2013
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ALCAMO. Sembrava dovesse essere un evento efficace, o che avesse dovuto coinvolgere un numero più significativo di delusi dall'Amministrazione Bonventre, quello promosso ieri dinanzi il Palazzo di Città dal Movimento politico ABC "Fanno acqua da tutte le parti". E invece anche la manifestazione organizzata per il problema dell'emergenza idrica alcamese, pare abbia fatto acqua da tutte le parti. Poca gente ha aderito alla protesta che ha generato molto rumore, ma poca sostanza. Lamentele, ma poche proposte concrete. Una piazza pressochè vacante ingombrata più che dalla gente, dai gazebo installati.

Lo stesso sindaco Bonventre, che avrebbe dovuto presenziare alla protesta generata a suo dire dalle mancanze di cui è responsabile la Regione, non ha potuto prendervi parte, a causa di una improvvisa urgenza che ha richiesto la sua presenza alla sorgente di Chiusa, insieme a quella dei Carabinieri. Pare infatti che ignoti abbiano danneggiato l'acquedotto comunale della stessa sorgente.  Motivo per cui,  è giunto con notevole ritardo alla seduta consiliare indetta ieri.

Il primo cittadino, aveva reso nota la sua voglia di aderire all'iniziativa di ABC, ieri mattina: “L’acqua è un bene indispensabile. La mia amministrazione sin dal suo insediamento si è impegnata costantemente per fronteggiare il problema dell’emergenza idrica, ma naturalmente non possiamo rispondere delle inadempienze e responsabilità da attribuirsi alla Regione Sicilia”.

Tale decisione ha suscitato il disappunto di molti alcamesi, che non si sono di certo risparmiati, in alcuni casi in toni "ironici", ad esprimere le loro opinioni complessivamente contrarie alla scelta di Bonventre.

Oltre al problema dell'acqua, si è affrontata la questione che ormai da troppo tempo i rappresentanti in consiglio di ABC chiedono venga affrontata: lo streaming in Consiglio Comunale. "Senza trasparenza amministrativa - scrive il consigliere Mauro Ruisi - non può esserci rispetto per i cittadini. Portare le telecamere in  consiglio è una necessità che solo un'amministrazione sorda dalla metodologia politica ormai desueta non è in grado di comprendere".

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  1. edop ha detto:

    A far acqua è il bisogno primario dell’alcamese, incapace di esprimere il disagio causato dal problema idrico alimentato da una amministrazione immobile ed indifferente.
    Purtroppo è dimostrato che gli interessi dell’amministrazione comunale non sempre collimano con i bisogni della collettività.
    La manifestazione di ieri, un’altra occasione persa per una partecipazione attiva dei cittadini.

  2. alcamonondorme ha detto:

    C’era una volta, in Sicilia, un lupo che stava nella parte alta di un rivo. Da quel fiume sgorgavano ogni anno 7 miliardi di metri cubi d’acqua, quasi il triplo del fabbisogno calcolato in 2 miliardi e 482 milioni di metri cubi. Nella parte bassa stava un agnello assetato. Il lupo disponeva a suo piacimento se fare bere o meno l’agnello ed ogni pretesto era buono per negare o razionare l’accesso. Questa rivisitazione siciliana di Fedro non è solo una favola. È ciò che accade in Sicilia sul fronte dell’emergenza idrica. Negli invasi siciliani c’è una disponibilità in grado di assicurare 250 litri d’acqua giornalieri ad ogni abitante dei comuni capoluoghi di provincia e 210 in tutti gli altri comuni. Molto di più, ad esempio, della provincia di Reggio Emilia, dove la disponibilità d’acqua è di 133 litri al giorno per ogni abitante. Ma mentre nel capoluogo romagnolo l’acqua viene erogata ogni giorno per 24 ore, nella provincia di Agrigento l’acqua arriva ogni tre settimane. Le radici del problema non sono solo di carattere politico, ma, come ogni sorta di bene pubblico nell’isola, il problema è anche di natura criminale. Tutto cominciò con la costituzione dello Stato unitario. In Sicilia non c’è stata una pubblicizzazione delle acque. La mafia ci mise le mani e non le tolse più. Alle fonti d’acqua venne imposto il controllo privato, esercitato dai guardiani, i “funtaneri”, uomini di Cosa Nostra. Legati alla mafia erano anche gli affittuari e gli intermediari. Da allora l’acqua verrà quindi rivenduta, consensualmente, ai comuni o ad altri privati a peso d’oro.Nei piani regolatori degli acquedotti figuravano spesso solo una parte dei pozzi delle province. Non venivano inclusi invece i pozzi più ricchi di acqua gestiti dalle famiglie mafiose.Le aziende idriche private, nel ricercare nuove falde, hanno appositamente trivellato per anni nelle zone più povere d’acqua, lasciando intatte le zone più ricche, di proprietà dei clan mafiosi. Ragion per cui, oggi, i siciliani, sono costretti ad acquistare l’acqua pubblica dai privati a costi altissimi.
    All’inizio del 2001, in una sua relazione, l’ex-commissario regionale per le acque ed ex-generale dei carabinieri Roberto Jucci, provò a cambiarla. Jucci propose l’istituzione di un’Authority per la sovrintendenza della questione acqua, che avrebbe gestito unitariamente le dighe, le condotte di adduzione e gli impianti comunali. Peccato che dopo quella relazione Jucci venne spedito a casa. GOVERNO PRODI.

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