“Hanno sforato di nuovo il patto di stabilità”

Pubblicato: sabato, 6 aprile 2013
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ALCAMO. Questo pomeriggio a partire dalle ore 17.00, il movimento ABC organizza un incontro presso Piazza Ciullo  con la cittadinanza alcamese per informarla sui motivi e le conseguenze dello sforamento del patto di stabilità.

Lo scorso 29 marzo veniva pubblicato il prospetto dove si certificava che il patto di stabilità interno per l’anno 2012 non era stato rispettato.

Secondo gli esponenti di Alcamo Bene Comune, la Giunta guidata dal sindaco Bonventre, avrebbe infatti imposto un sostanziale aumento delle aliquote dell'IMU, con l'intento di tenere a posto i conti delle casse Comunali, ma senza ottenere i risultati sperati.

Come sottolinea ABC "le conseguenze per noi cittadini saranno gravose: dall'impossibilità di rinnovo dei contratti in scadenza al non poter accedere a nuovi finanziamenti, soldi necessari a risollevare l’economia alcamese".

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  1. Giacomo ha detto:

    AMMINISTRATIVO 28 FEBBRAIO 2013, 08:00

    Comuni siciliani verso il default

    Crisi economica per moltissimi comuni siciliani, da Milazzo a Cefalù. A rischio anche le province di Messina e Catania

    Ventuno bocciati, molti rimandati e pochi promossi. Le pagelle della Corte dei Conti, sezione Sicilia, non lasciano scampo. Paradossalmente i Comuni siciliani più in crisi sono quelli in cui è più fiorente l’industria turistica: da Milazzo a Cefalù, da Catania a Taormina, da Modica a Caltagirone.
    Messina, la terza città siciliana per numero di abitanti, ha chiesto aiuto alla Regione per evitare il dissesto. Milazzo, secondo centro per importanza della provincia messinese, ha dovuto dichiarare il fallimento. Cefalù, è stata, al momento, salvata da una pronuncia, in via cautelare, del Tribunale amministrativo. Catania è in piena crisi finanziaria da almeno un decennio.
    La corsa verso il baratro, però, non riguarda solo queste città. La sezione di controllo della Corte dei Conti ha attestato la grave situazione contabile di città come Catania ma anche di centri come Modica, Scicli, Ispica, Caccamo, Belmonte Mezzagno, Monreale, Scordia, Santa Venerina, Giarre, Santa Maria di Licodia, Scaletta Zanclea, Taormina, Tortorici, Racalmuto, Avola e Santa Caterina Villarmosa.
    Questi Enti dovranno attivare le procedure di emergenza finanziaria, adottando un piano decennale di rientro delle perdite, tramite anche l’aumento delle aliquote dei tributi locali. Dopo il nulla-osta della Corte dei Conti, potrebbero accedere al prestito dello Stato, quantificato in 300 euro ad abitante.
    A rischiare il default sono anche le Province di Messina e Catania.
    La giunta del Comune di Caltagirone ha deliberato l’avvio del dissesto finanziario. Secondo la relazione del dirigente del servizio finanziario il Comune non è più in grado di garantire l’assolvimento delle funzioni e dei servizi indispensabili.
    Il consiglio comunale di Taormina, il 29 dicembre 2012, è stato costretto a riunirsi per avviare le procedure di riequilibrio finanziario pluriennale, previsto dal cosiddetto “decreto salva enti”.
    Il Comune di Bagheria affoga nei debiti fuori bilancio: 25.311.857 euro. La spesa corrente è di circa 37 milioni. Di questi 11.931.574 servono solo per Ato Coires, il servizio di raccolta dei rifiuti. Ma l’Amministrazione Comunale sta provando ad evitare di deliberare la dichiarazione di dissesto.
    Anci Sicilia, con una lettera a firma del presidente Giacomo Scala e del segretario generale, Mario Emanuele Alvano, ha chiesto un incontro urgente al presidente della Regione, Rosario Crocetta. La nota è stata inviata anche all’attenzione dell’assessore regionale dell’Economia, Luca Bianchi, e all’assessore regionale delle Autonomie locali, Patrizia Valenti.
    L’Associazione dei Comuni siciliani sollecita il Governo regionale a trovare una soluzione, nel più breve tempo possibile. La grave crisi economica, infatti, in cui versano le comunità locali dell’Isola, costringerà la maggior parte dei sindaci a dichiarare, entro pochi mesi, il dissesto finanziario.
    Cosa che il Comune di Milazzo ha già fatto. Il Consiglio comunale aveva provato, fuori dal tempo massimo, ad evitare il default ricorrendo ai fondi del d.l. 174/2012. L’ha fatto, però, quando già la Corte dei Conti aveva emesso il provvedimento definitivo, intimando all’assemblea consiliare di approvare la delibera di dissesto.
    Il presidente del consiglio comunale, Saro Pergolizzi, ha ritenuto di non aderire all’invito con il risultato che il prefetto, Stefano Trotta, ha inviato un commissario ad acta, Margherita Catalano, a dichiarare il fallimento ed ha proposto lo scioglimento dell’assemblea. L’assessorato regionale alle Autonomie Locali, nelle more di deliberarne lo scioglimento, ha sancito la sospensione del consiglio comunale.
    Alcuni consiglieri comunali hanno impugnato davanti al Tar di Catania i provvedimenti prefettizi e commissariali, chiedendone la sospensione. I giudici amministrativi, in sede di delibazione nel merito, non hanno rilevato alcuna incoerenza (giuridica e procedimentale) nei provvedimenti impugnati, con le determinazioni già assunte dalla Corte dei Conti, in particolare laddove i magistrati contabili avevano ritenuto inammissibile la procedura attivata dal Comune, ai sensi del D.L. n. 174/2012.
    A contribuire al dissesto del comune di Milazzo sono stati anche gli alti costi della politica. La stessa Corte dei Conti ha aperto un’indagine sui cosiddetti “gettoni d’oro”.
    Ventisei consiglieri comunali sono accusati dalla Procura della magistratura contabile di avere procurato tra settembre 2007 e aprile 2011 un danno erariale di mezzo milione di euro. Nel 2001 fu votata una delibera con cui si aumentava da 54 a 200 mila lire il “gettone” di presenza per l’attività dei consiglieri “con inaccettabile, se non interessata, faciloneria nella interpretazione della disciplina di riferimento”.
    La deliberazione, che avrebbe causato il danno, inoltre, sarebbe stata priva del parere contabile e di attestazione di copertura finanziaria e avrebbe trascurato “che la normativa di riferimento bloccava la spesa per il gettone di presenza ad un massimo di 60 mila lire, maggiorabile in misura non superiore del 10%”. L’eventuale danno erariale, in realtà, sarebbe molto superiore a quanto contestato, ma dal 2001 al settembre 2007 è prescritto.
    E’ andata meglio al Comune di Cefalù. Il Tar di Palermo ha accolto il ricorso del primo cittadino, Rosario Lapunzina, e ha sospeso le procedure per la dichiarazione di dissesto finanziario. Nella composizione collegiale il Tribunale amministrativo regionale ha confermato un analogo provvedimento adottato dal proprio presidente il 16 gennaio, fissando per l’8 dicembre 2013 l’esame nel merito. La decisione di sospendere le procedure di dissesto, causato secondo gli stessi giudici dalle precedenti amministrazioni, è spiegata con il fatto che, “a una sommaria cognizione, il ricorso presenta sufficienti profili di ‘fumus boni iuris’“. I giudici riconoscono anche che “sussiste un pregiudizio grave e irreparabile, avuto riguardo agli effetti derivanti dalla dichiarazione di dissesto“.
    A salvare Messina, invece, ci ha pensato la Regione Sicilia. L’Assessorato regionale delle Autonomie Locali ha preso atto che quatto Comuni (Messina, Monreale, Belmonte Mezzagno e Caccamo) avevano deliberato il ricorso alla procedura del riequilibrio nel 2012 e violato il patto di stabilità nel biennio 2010-2011. Nelle more di acquisire tutte le istanze di accesso al fondo di rotazione regionale, l’Assessore, Patrizia Valenti, ha decretato di impegnare quaranta milioni di euro destinandoli ai Comuni in situazione di grave crisi.
    La ripartizione tra i quattro Enti arriverà in un secondo momento. A Messina, nella peggiore delle ipotesi, andranno trentatré milioni, nella migliore tutti i quaranta.
    L’elargizione delle somme sono, comunque, vincolate all’approvazione del piano pluriennale da parte del Governo nazionale, con il placet della Corte dei Conti.

  2. Antonio F. ha detto:

    Forse il commissariamento potrebbe apportare ingenti risparmi e ” tutti a la casa ” perchè costano troppo….. troppe commissioni e troppi consigli per ottenere solo disordini come nella seduta consiliare del 04/04/2013 definibile del “ballo delle marionette” … gente che esce , gente che entra, difesa di interessi privati, liti, divieti di pronunziare nomi etc. etc. Morale: Risultato zero ma spese circa 3.000,00 euro per continuare il giorno dopo ottenendo ancora risultati insignificanti con ulteriori 3.000,00 euro bruciati che usciranno dalle nostre tasche con applicazioni di balzelli.
    Ritengo che sia proprio deprimente e che questi …..questi Signori dovrebbero cominciare a vergognarsi pensando che la gente non riesce più a sbarcare il lunario mentre loro esercitano la antica arte “dell’opera dei pupi”.

  3. alcamonondorme ha detto:

    E’ assolutamente vero. Il patto di stabilita’ e’ stato sforato di nuovo sebbene le responsabilita’ dell’attuale Sindaco, a mio dire, siano limitate. Tale sforamento e’ la naturale conseguenza della scellerata gestione del suo predecessore.

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