Il difensore di città 2

Pubblicato: giovedì, 10 gennaio 2013
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Sabato sera. È la sera fatidica perché il presunto supereroe faccia il suo debutto sui tetti della città. Elena, la mia diciassettenne progenie, è già in giro dal pomeriggio e come ogni sabato non rientrerà se non per la mezzanotte. Fuori i ragazzi, la musica, i locali, la birra. Ma nessuna di queste cose mi preoccupa davvero, conosco Elena e so che non si metterà nei guai, non frequenta cattive compagnie tra i ragazzi, le piace la musica ma non ballare in pubblico, beve poco. Ciò che mi rende nervoso stasera è il rischio che salti fuori uno squilibrato in costume e semini il panico tra i giovani che affollano i locali. Che fare? Andare anch’io per le strade come un pazzo incappucciato, sgusciando tra le ombre dei vicoli per controllare che non capiti nulla di male ad Elena e i suoi amici, o rimanere tranquillo a casa in pantofole a godermi per l’ennesima volta “The Untouchables” fino alla scena clou dove De Niro/Al Capone apostrofa Kevin Kostner/Ness il poliziotto con “Sei solo chiacchiere e distintivo, chiacchiere e distintivo!”, magari controllando domani sul Diario di Elena se è successo qualcosa di strano? Vista la serata ventosa opto per De Niro, chiedendo a mia moglie Marilena se ha voglia di prepararmi un risottino ai funghi come sa fare solo lei. Il cibo e il film mi distendono i nervi fino a farmi sonnecchiare sul divano, ma quando sento scattare la serratura della porta d’ingresso, salto su e mi rendo conto di essere sollevato per il suo rientro, mentre le chiedo se è andato tutto bene, se per caso ha notato un tizio strano (però non le avevo detto di guardare sui tetti…), o se qualcuno ha infastidito lei o qualche amica. Mi risponde di no, si stupisce di tutte quelle domande, mi ringrazia di non averle fatto notare il ritardo di mezz’oretta, mi augura la buonanotte e scompare dietro la porta della sua camera. Rimango interdetto nel corridoio, poi torno nel salotto dove Marilena dorme tranquilla sul divano, guardo l’ora e mi accorgo che è già l’una meno dieci. Fortuna che mi sono assopito anch’io e non mi sono accorto che passata la mezzanotte, Elena non era ancora rientrata. Sarebbero stati minuti penosi. D’altra parte non vorrei allarmare lei o sua madre per un foglio che potrebbe essere un falso, una burla di un mio collega buontempone. È domenica, un tranquillo pomeriggio, mentre mi accingo a prendere dal suo nascondiglio ancora una volta il Diario di mia figlia. Forse ha notato iersera qualcosa che non ha ritenuto importante riferire. “Sabato sera. I raga sono attizzati da animaliche ammucchiate attorno ai neolocali-tutta-musica. Ci sono tutti: le troiettepaiette coscialvento, i tipifighi piendisoldi, le carincomplessate, i pignarasati piendigel, i pignapigna discautomuniti. Io mi squaglio insieme al duo Alternative (Stefi e Patti), il loro amico Cristo(foro), Fede e Lollo, il Ghiro al seguito, alla ricerca del Mare della Tranquillità (che è sulla Luna? O su Marte? No, la Luna, mi pare). Così, birre alla mano, ci infrattiamo dopo il porticato del Collegio, un po’ più avanti, sotto gli alberi al buio. Aiutati da una mezza cannetta che passa, si fa a chi la spara più grossa, dalla filosofia di Anassimene e l’aria/alito come vita che tutto anima, al flop del grattaevinci a cruciverba che vende meno della settimana enigmistica. Ognuno spara la sua, tranne naturalmente Fede e Lollo, appurpati come due calamari in calore. Un gruppo di ragazzotti bevuti schiamazza sotto il portico, sentiamo una specie di sirena della pula, ma deve essere un carillon, perché si esaurisce subito. Un paio di quelli più sballati vanno per pisciare in un angolo della via del Collegio, ma dal palazzo sopra si sente una gran botta, forse un petardo, un urlo tremendo e poi un lamento. I ragazzi si spaventano e scappano, con i due rimasti indietro che li rincorrono tentando di tirar su la cerniera, una scena ridicola. Tornando in piazza incontriamo gli altri, ma il Pleistocene e Giada sembrano sconvolti. Nella confusione, raccontano, qualcuno ha lamettato la giacca nuova di lui, forse per sfilargli il portafogli che per fortuna è ancora in tasca e poi lui i soldi li tiene altrove (qui non abbiamo indagato). Giada invece ha un vestito con gli strass a macchie leopardiche, in più le si è rotto un tacco, finendo col franare addosso ad uno strano tizio con un cappuccio e un mantello nero. Che gran malafiura! dice – ancora non si può riprendere. Due scemi: hanno voluto infilarsi nel carnaio?”. Non è possibile, non può trattarsi di una coincidenza! Sono le stesse cose che prometteva il Difensore di Città sul foglio che ho ritrovato in ufficio: la sirena della polizia, il petardo, il taglio sulla giacca, il tacco rotto e, soprattutto “uno strano tizio con cappuccio e mantello nero”. È lui! Ha colpito. Non posso restare inerte, devo denunciare subito la cosa ai carabinieri…  - continua -

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