L’àpeiron di Anassimandro (dal Diario di Elena)

Pubblicato: mercoledì, 5 dicembre 2012
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“Mattinata dello sciopero bianco.

Scavalliamo lezioni come imbizzarriti fantini di un concorso ippico, con la differenza che loro ricevono applausi, noi minacce. Dai prof, dai genitori, dalla gente per strada, da quel trichecone del preside. Noi niente, a fare sit-in, cortei di protesta, a mostrare striscioni ai teleocchioni dei canali locali, quelli che due volte al giorno sono costretti per legge ad interrompere teletruffe sponsorizzate con 10 minuti di cronache spicciole. Si! Mostriamo al popolo bue che noi non ci stiamo, che non ci immoleremo novelli martiri al totem della finanza, che l’istruzione è un valore più del chelsico gas siberiano, dell’enico greggio sahariano, del vacco-flatulentico metano argentino.

Quindi, ci aggiriamo ronzanti per i corridoi al grido di “assemblea permanente”, o di “autogestione autorizzata”, tanto più che i prof sono con noi (tranne la Sottuttoìo, con i suoi distinguo e le sue prototeorie socialpatologiche). Hanno registrato le presenze e si sono lesti defilati a bere caffè e commentare le ultime scemate politiche, divulgate dai giornali con il chiaro intento di distrarre gli pseudo intellettuali, loro unici lettori, dalle vere emergenze. Barricati nella loro auletta, tipo riserva indiana, osservano la scuola in balìa di uno sciamìo brufoloso, incapaci di azioni concrete o anche solo di prendere posizione. Tra di noi si sparge la voce di raggrumarsi nel cortile per un’assemblea improvvisata. Ci sediamo in ordine sparso, io con il duo Alternative, che Fede è partita alla ricerca della bocca perduta di Lollo, Giada e la Ciarla, il Ghiro davanti con Ciuffo e Dadino (la mascotte della classe, che passa il tempo a disegnare sul diario plastici portieri alla Mr. Fantastic), che il Pleistocene in queste occasioni si defila. Ha paura che venga beccato tra i sovversivi, lui che un giorno, dice, sarà senatore oppure vescovo (mi sa però che deve darsi una mossa se vuole indossare la tonaca ecclesiale e i suoi ricchi paramenti, o si è sempre in tempo?). Alto, bruno, un po’ molliccio, lo vedo abbastanza a imbrogliare il prossimo suo con occhi sinceri, in tutteddue i casi. La discussione non va avanti, nessuno è d’accordo con gli altri e spesso si contraddice da solo, quelli di quinta tengono il microfono, segno del comando, e non lo mollano un attimo. Solo il passaggio delle TT (le Tre Troie) a passeggio, minigonniche taccaltissime e cammellate sul davanti, consentono brevi attimi di afferramicrofono ai più piccoli per commenti. Ma le TT sono solo parentesi nella vita di un politico, e il comitato di quinta riassume il comando operativo.

In sintesi le posizioni:

i moderati ammorbidiscono i toni, ricordano a tutti che quest’anno ci sono esami e propongono di leccare il culo ai prof;

i comunisti rincarano la dose, propongono l’occupazione permanente del Liceo e il voto politico senza esami finali;

i casinisti (nel senso di bordellisti) prendono in giro gli altri, non li fanno parlare con urlacci e gomitate, confidando nelle raccomandazioni di fine anno; i fascisti ricordano i vecchi ideali, propongono squadre d’assalto per rompere le reni di qualcuno a caso, ma non hanno bisogno di raccomandazioni, degli esaminatori hanno conoscenza diretta.

Insomma una noia barbina, le solite inutili derive ideologiche. Poi, come sole che irraggia il tedio di una grama giornata di pioggia (sto studiando troppo italiano? ma poi del peggiore, sembra Pascoli se non peggio, come si chiama quello dei pastori? ah, Carducci!), per farla breve spunta sotto i portici del chiostro la Marrone, detta Smokeyes per i suoi occhi effetto Panda (cioè truccati troppo scuri), la nostra nuova, e sorprendentemente giovane, insegnante di filosofia, che la volta scorsa ha rapito l’attenzione di tutti con le sue storie sul Principio. Un nutrito gruppo di miei compagni di classe si allontana dall’assemblea per seguirla fino alle scale. Lei si ferma, al solito carica di libri e fascicoli che le scappano di mano, non si capisce questo traffico a che pro, per chiederci cosa succede. Spieghiamo le nostre ragioni, lo sciopero bianco, l’assemblea, la possibile occupazione, l’insoddisfazione per gli inutili scontri ideologici (questo lo dico io, chiaramente). A quel punto lei fa una cosa inaspettata, si siede sulle scale, posa il malloppo accanto a sé e comincia a sfogliare degli appunti. Noi ancora in piedi la ascoltiamo mentre ci dice di come tutte le differenze sono necessarie. Che il principio, l’arché, non può essere costituito da un unico elemento, pure vitale come l’acqua, ma deve risultare come punto di equilibrio tra gli opposti elementi. Quattro sono i gruppi che mi avete descritto, continua la prof mentre noi a poco a poco ci sediamo attorno a lei sulle scale, ma quattro sono anche gli elementi naturali secondo la tradizione greca: la terra che noi paragoneremo ai moderati, secchi e freddi; l’acqua, che sta per i comunisti, umidi e freddi; l’aria che rapportiamo ai casinisti, umidi e caldi; il fuoco, che compariamo ai fascisti, caldi e secchi. (I miei compagni completamente merluzzati, sono passerotti che a bocca aperta aspettano l’imbeccata e forse cercano di immaginarsi comunisti fangosi e casinisti fantasmici.) Questa assemblea è l’àpeiron di Anassimandro, continua lei, è l’indeterminato dal quale tutto proviene e verso il quale tutto si dissolve in cicli successivi. È l’indeterminato àpeiron che da vita alle cose, ecco che finalmente ho trovato l’unico frammento di testo che abbiamo di Anassimandro, che già nel VI secolo avanti Cristo riconosceva l’origine delle idee a partire da un crogiolo e i cicli della vita. Leggo: “Donde viene agli esseri la nascita, là avviene anche la loro dissoluzione, secondo necessità”, vedete? L’àpeiron è il miscuglio da dove dipartono le cose e ora prevale l’una ora l’altra, come nel seguito del frammento: “Poiché si pagano l’un l’altro la pena e l’espiazione dell’ingiustizia, secondo l’ordine del tempo”. Così anche per voi ci sarà l’occasione per fare sentire la vostra voce, se ve lo dice Anassimandro ci potete credere, e l’ingiustizia perpetrata dai vostri compagni più grandi, al momento sopraffattori, si perderà nell’ordine cosmico del tempo. Il che significa che ci sarà il momento giusto per voi e che starà a voi decidere se comportarvi meglio con i più piccoli o i più indifesi, se lo vorrete secondo giustizia, di quanto non abbiano fatto gli adulti con voi.”

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