Il marciapiede di Popò 3 – L’abolizione della provincia

Pubblicato: mercoledì, 25 luglio 2012
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Compare dalla porta Maria, la moglie di Popò, insaccata in uno dei suoi soliti vestitini a fiori senza forma che adopera per stare a casa, cioè per la maggior parte del tempo. Le sue forme scompaiono dentro la stoffa dalla quale fuoriescono le braccia magre e la testa grigia sul collo rugoso, solo lo sguardo acuto è rivelatore di una vitalità celata. Porta davanti a sé il vassoio con la limonata fatta con i limoni di un minuscolo pezzo di terra di loro proprietà in contrada Crocicchia, ciò che rimane di una contrastata divisione ereditaria con i fratelli di lei. È una limonata poco dolce, come piace a Popò, per questo Maria porta sul vassoio anche la zuccheriera e un cucchiaino, oltre ai bicchieri di plastica. Lascia il vassoio in mano a Popò, che gli fa da piano d’appoggio, e consegna i bicchieri con dentro due cucchiaiate di zucchero a zù Turì lu Picciune, a Vito lu Pirollu e a Nanà Viola, mentre nel bicchiere di Don Minzione ne mette dentro “solo un pizzico”, perché “ha lo zucchero alto”, nel sangue s’intende. Santino Campo fa compagnia a Popò, per cui a loro due viene consegnato il bicchiere vuoto. Finita la fase di consegna dei bicchieri, prende la brocca con la limonata ghiacciata e passa dall’uno all’altro versando la bevanda. A quel punto consegna il cucchiaino d’acciaio al più vicino, in questo caso a Nanà, posa il vassoio con la brocca semivuota e la zuccheriera chiusa sul selciato di fianco alla porta e torna dentro. I pensionati si passano l’un l’altro il cucchiaino dopo aver ben rigirato la loro bevanda, almeno quelli che ne hanno motivo, poi il cucchiaino, come fosse il testimone di una staffetta olimpica, torna di mano in mano fino al più vicino al vassoio e lì posato religiosamente. Avete sentito che vogliono abolire le province? esordisce Santino, dopo aver fatto schioccare lingua e palato in senso di approvazione dopo la sorsata, e guarda caso tra tutte proprio la nostra provincia. Era ora, che era ora, ribatte Nanà Viola, a noi non ci ha dato niente la provincia, che non ci ha dato niente. La provincia è uno spreco di denaro, conferma Vito lu Pirollu che stavolta ha azzeccato l’argomento malgrado la sordità, lo dicono sempre alla televisione: bisogna abolire le province! Ma chi lo dice? domanda lu zù Turì, nella tua televisione c’è un solo programma: canale 5; e tu “ammucchi” (e fa il gesto ripetuto di portarsi le dita chiuse in punta alla bocca aperta) tutto quello che ti dicono. Io non “ammucco”, risponde a tono Vito che il gesto lo ha capito bene, le province danno a mangiare a questi politici, se si aboliscono si risparmia. Sentite bene, interviene don Minzione con l’aria di chi sta proferendo una verità incontrovertibile e finora ignota, lo Stato ha problemi di soldi e quando si hanno problemi di soldi si devono tagliare le spese; tra le spese inutili hanno capito che ci sono le province. Scusate, si intromette Popò che ha interpretato in altro senso la frase del compare Santino, ma proprio ora che abbiamo un nostro compaesano a capo della provincia, loro hanno deciso che è inutile? Seee, vero è che il capoluogo è lontano e non abbiamo molto da spartire, lo sostiene Santino, ma per ora non ci possiamo lamentare perché i soldi sono spesi per lo più da questa parte del territorio provinciale. Ma poi lei, don Minzione, osserva ancora lu zù Turì, non si è rivolto proprio alla famiglia del nostro caro Presidente per ottenere quello che voleva con l’allacciamento dell’acqua al Ferricino? Certo senza quel posto di prestigio, il favore non glielo poteva fare. Ognuno con i suoi tempi degusta la bevanda dissetante, in questa metà mattinata che sta diventando sempre più calda. Poi il bicchiere vuoto viene affidato al proprio vicino sulla destra, di volta in volta inserito dentro un altro e finalmente la pila di bicchieri giunge a Nanà Viola che chinandosi la appoggia sul vassoio. Gli sguardi tornano a farsi lontani, i pensionati silenziosi, mentre i bambini cominciano a disertare il centro del giardino dove non c’è più ombra e i giochi stanno diventando bollenti. Certo che di acqua in paese ne arriva sempre poca, ricomincia Nanà Viola, che di acqua ne arriva poca. In questa zona, anzi, butta in quantità, sostiene lu zù Turì, quando arriva nel palazzo si riempie sempre tutta la cisterna; invece più sopra, alle Balatelle dice mio cognato che ogni quattro giorni gli arriva per due ore e a goccia; fanno a gara a chi ha il motore più potente per tirarsi l’acqua. Io la pompa dell’acqua me la sono portata dall’America, interviene Petro l’Americano, che è potentissima ma un poco rumorosa e ci ho dovuto fare un casotto a parte, vicino al muro del cortile; ma pure così si sente forte che fa tremare la casa: di solito la tengo spenta e l’acqua acchiana lo stesso. Seee, va bé, esagerazioni, si oppone il compare Santino muovendo in cerchio la mano destra ma lentamente perché si sa che al caldo non bisogna agitarsi; qua l’acqua arriva bene, anche se ogni quattro giorni, basta avere una cisterna grossa e, solo al bisogno, si accende la pompa, ma di solito non c’è bisogno. Siamo fortunati perché qua l’acqua viene a cascata, che viene a cascata, stabilisce Nanà Viola, perché siamo più in basso, che siamo più in basso. Ma mi pare a me, fa sospettoso zù Turì lu Picciuni, che più sotto c’è la casa di un certo pezzo grosso provinciale, non è che è per questo che nella zona non manca l’acqua? A pensare male non si sbaglia mai – sentenzia. Hai visto quindi, interviene Popò senza rivolgersi a nessuno in particolare, che è importante che non venga abolita la provincia? Sentite bene, si pronuncia finalmente don Minzione dopo lunga riflessione (o si era addormentato dietro gli occhiali da sole scuri?), pare a me che alla luce di quanto emerso nella discussione si è capito che per l’importanza del nostro Presidente, per la gestione delle questioni idriche, per il bene del nostro territorio, la Provincia non deve essere abolita, perché fa cose utili alla gente!

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