CARBONARI E UOMINI DI PAPANIA 2

Pubblicato: martedì, 21 febbraio 2012
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Prima di andar via cerco l’impermeabile che sfortunatamente è stato fatto rotolare sul sofà lasciando un alone bagnato sui cuscini. Mi giustifico con il sopraggiunto padrone di casa (l’ottimo propositore di musica jazz) adducendo a mia discolpa la mancanza di un appoggio alternativo. Lui mi squadra improvvisamente infastidito e “si ricordi che qui è un ospite” mi rimprovera, “io le ho aperto le porte di casa mia e lei si permette di farmi un appunto sull’assenza dell’appendiabiti?”. Come spesso mi accade rimango senza parole, senza la battuta pronta che servirebbe per spiegare l’equivoco. Così ci rimango male, mi abbottono e me ne vado. Io che nella macchina non ho nemmeno il clacson/ per non essere del minimo disturbo (…) vado via tre volte dispiaciuto e con persone diverse: per aver macchiato il sofà (con qualcuno che sbadatamente recuperando il suo soprabito ha fatto rotolare il mio sulla stoffa del sofà), per essere stato frainteso (con il padrone di casa che si è sentito offeso), per non aver trovato le parole giuste (con me stesso).

Ed è proprio mentre sono in macchina che finalmente riesco ad elaborare ciò che mi sarebbe piaciuto dire durante la riunione; d’altra parte mi succede sempre così, non trovo subito la battuta quando sono sul posto, mi occorrono almeno cinque minuti per rispondere in modo efficace, ma a quel punto l’efficacia si perde. Cioè due sono le componenti che deve avere una risposta brillante: acutezza e tempestività. La seconda mi sfugge totalmente, sono negato per l’improvvisazione. Imbocco distrattamente il Corso Stretto non pensando al probabile intasamento di mezzi e persone, tipico della domenica pomeriggio e mi ritrovo ad avanzare a rallentatore con il motore al minimo.

Ecco cosa c’è stato di positivo, elaboro, e che però è rimasto mescolato a tante altre buone ma disorganiche intenzioni. L’idea del Conoscente è quella di formare per prima cosa una squadra che rifletta sul programma, mentre di singole candidature si parlerà solo in un secondo momento, delineandosi in modo naturale durante il lavoro. Tale condivisibile riflessione andrebbe integrata dalla proposta di Occhi Chiari di costruire risposte concrete ai diversi problemi pratici della città. Ciò che dunque mi sarebbe piaciuto dire, integrando i due spunti, è che si potrebbero costituire dei gruppetti di tre-quattro persone, ognuno dei quali con il compito di studiare a fondo un settore in corrispondenza di un assessorato (lavori pubblici, ambiente, giovani e scuole, servizi sociali, trasporti e urbanistica, ed altri da individuare) in modo da essere davvero preparati durante la campagna elettorale e da sapere esattamente che cosa si vuol fare se (nella fortunata ipotesi in cui) si raggiungesse il governo della città. Ma anche se si fosse all’opposizione, o per nulla eletti, si avrebbe abbondante materiale per pungolare i politicanti sui temi giusti. Potrebbe essere un movimento non finalizzato a questa elezione ma permanente, che lavora stabilmente per raggiungere degli obiettivi concreti per la città.

Finalmente raggiungo mia moglie Marilena, che mi saluta sorridente ed entra in auto. Dobbiamo raggiungere alcuni amici per una festicciola. Ripenso al tema dell’inclusione, di quanto sia importante tentare di far partecipare più gente possibile ad un movimento che si propone il bene cittadino e anche di come sia allo stesso tempo difficile accogliere le diverse voci. Ciò si scontra tra l’altro con i veti già imposti, contro la presenza dei politici (però pur non essendo parte integrante di un partito, alcuni tra i presenti hanno già fatto campagne elettorali, qualcuno è già stato eletto, ma non potrebbe essere altrimenti in una cittadina come Alcamo). Il più politico di tutti, poi, l’ex giovane sinistrorso, ha imposto il veto sulla possibile partecipazione di un altro giovane di sinistra, perché malfidato. Questo davvero mi sembra troppo, che si possa stabilire a priori chi può e chi non può partecipare. Se viene lui me ne vado io, ha detto. Per lui par di capire che sia un problema di candidature, non capisco però perché si debba sempre cominciare dalla fine. Impariamo a conoscerci, a sapere cosa vogliamo e solo alla fine sapremo chi lavora seriamente e di chi ci si possa fidare.

Marilena, finora discreta, mi riporta alla realtà ricordandomi che dobbiamo prima passare a prendere il regalo da portare per la figlia dei nostri amici. È un pacco enorme che non entra nel bagagliaio, dobbiamo spostare indietro i sedili per riuscire a piazzarvelo sopra. Ripartiamo, anche se non vedo nulla dallo specchietto retrovisore. Riesco appena ad accennare qualcosa della riunione e del mio disagio a mia moglie, che comunque mi conforta dicendomi che è normale all’inizio di un percorso essere dispersivi. Presto però arriviamo e siamo impegnati nel trasporto del voluminoso pacco.

La festicciola dei bambini vede le tutte coppie dei genitori impegnate a seguire con grande attenzione ogni mossa del loro figlio unico. Si osservano questi bambini che tentano di far conoscenza, a loro modo, con altri bimbi, ma ne sono impediti da terrorizzati genitori interventisti che controllano ogni passo e ogni movimento dei loro pargoli al fine di evitare, immagino, l’insopportabile pianto. E che definiscono nervoso loro figlio, chiedendosi come mai.

Mi avvicino ad un gruppetto di adulti, tra i quali riconosco proprio un noto uomo di Papania dall’occhio languido, lo sguardo rilassato di chi la sa lunga. Si scherza sull’imminente campagna elettorale nella quale, un po’ tronfio, Occhio Languido dichiara di volersi impegnare per il bene della comunità, propinandoci un inizio di sermoncino da comizio elettorale, prima che alcuni degli astanti, amici suoi, lo interrompano canzonandolo. “Dove l’hai prenotata stavolta la cena di fine campagna?” gli domanda Mario Senzapalato. “Ho imparato che non si fanno le campagne elettorali con le cene”, risponde lui serio, “Perché finisce che la gente si imbuca alla cena solo per mangiare, e poi non ti votano. È successo a Tizio nella scorsa elezione”, continua Occhio Languido, “Ha pagato cene per oltre seicento persone, che in teoria sono quelli che devono coinvolgere anche altri. Alla fine sapete quanti voti ha preso? Meno di duecento”. “Allora come si deve fare per convincere la gente, ci si deve presentare a casa con le borse della spesa piene?” provoco io. Lui risponde serio che questo funziona di più. Poi un Amico Comune, che sa del mio impegno pomeridiano, mi pungola, domandando ad Occhio Languido: “Ma hai saputo di queste liste civiche che si vogliono mettere contro di voi?”. “Si, ci sono come al solito”, risponde lui tranquillo, “Le conosciamo, La Sveglia e forse qualche altra...sono questi movimenti che ci garantiscono una elezione democratica ed incontestabile”.

Una massa ululante di famelici anziani, signore dal trucco acceso e sguscianti bambini voraci ci viene improvvisamente incontro. Tronchiamo di colpo la conversazione, disperdendoci impauriti. Subito capisco però che non l’hanno con noi, ci trovavamo solo sulla traiettoria del buffet. Mi allontano come mio solito dalla mischia per non essere travolto (o coinvolto), pensando a come i carbonari non abbiano tutti i torti.

(continua)

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  1. LeonardoRuvolo ha detto:

    Scusa ma devo dirti che nel primo mi avevi dato l impressione di uno che quanto meno sapesse scrivere , adesso vedo un semplice esercizio di scrittura farcito di artifizi che nascondono una tua vera vena letteraria. La letteratura è punto di vista, faresti bene a coltivarlo e maturare quella forma narrativa che bene o male ti appartiene . O fai politica o scrivi. io adesso faccio politica . Non so come classificare questo scritto che sia un tentativo di riconciliazione?? Dimmi tu.

  2. Chiara ha detto:

    A me la rubrica il mondo di Alberto mi piace tantissimo, purtroppo non tutti la capiscono.

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