CAPITALISMO DI CORPI

Pubblicato: mercoledì, 28 settembre 2011
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Sapete che ho terminato l’articolo di un paio di settimane fa, “Politici di casa mia”, con la frase “cari amici, mi siete mancati”. Ebbene da allora a casa non c’è stata più pace, malgrado i miei reiterati tentativi di difendere quanto ho scritto. Ho tentato di giustificarmi più di una volta con mia moglie, spiegando che la frase finale si riferiva più agli amici di un tempo, quei compagni di classe ormai perduti, impersonati (o reinterpretati) dai politici che si vedono in tv. Poi ho puntualizzato che l’articolo finiva con un tono da Libro Cuore, dove i vari Garrone, Franti, Derossi, rievocati malinconicamente, prendevano nuova vita attraverso lo schermo dai loro emuli, quei bambini dei nostri politici, che ero contento di ritrovare agli stessi orari, nelle stesse trasmissioni (con qualcuna in meno purtroppo) propinateci dai palinsesti tv.

Niente. Marilena è indignata per il paragone tra questi politici marci e dei bambini, compagnetti di scuola. La cricca di chi ci governa, dice, somiglia molto di più ai cosiddetti compagni di merende di Pacciani, il presunto mostro di Firenze. Con la differenza che questi hanno il potere di tramutare la realtà in ciò che vogliono. Basta vedere, sostiene, come il Presidente del consiglio rappresenta se stesso, sembra proprio un “cummenda” in uno di quei film porno soft di quart’ordine o un cinepanettone anni ottanta. Sono passati trent’anni, ma in fondo da allora lui non ha fatto altro che cercare di far avverare il suo sogno, quello di trasformare l’Italia, a cominciare dal Parlamento e dai palazzi delle istituzioni, in un grande Drive in.

La sento particolarmente agguerrita, mentre ci prepariamo per andare al lavoro. Sono pronto per uscire, ripasso mentalmente quello che non devo dimenticare, portafoglio, chiavi di casa e della macchina, foglio con l’elenco del materiale del preventivo che devo chiedere, telefonino, bottiglietta d’acqua fresca da lasciare in auto, cartella con materiale da portare in ufficio, sacchetto dell’rsu da buttare. Possiamo andare? No, mi risponde, stiamo aspettando la ragazza che viene a fare pulizie, devo lasciar detto da dove iniziare. La ragazza è una rumena, conosciuta quando da zia Carolina faceva la badante, ora rimasta senza lavoro, che chiamiamo due volte al mese.

Quando siamo in macchina, mentre tentiamo vie alternative per evitare il traffico notevole che occupa le arterie principali (anche se stamani non abbiamo fortuna perché un camion di consegna merce ha deciso di infilarsi nei vicoli più stretti con il rischio di rimanere incastrato lui e bloccati noi), l’argomento, che era stato interrotto dalla comparsa di Olga e la conseguente rapida corsa per la casa a far vedere cosa e come pulire e rispettivamente con quali detergenti, riprende con un certo vigore. Marilena prende un paio di fogli dalla borsa e cita un pezzo scritto su www.zeroviolenzadonne.it (!?!) spiegandomi come la narrazione pubblica del sesso praticato dal premier (singolare ma appropriata la scelta di parole) ha a che vedere con il capitalismo. Infatti, dice commentando anche quanto legge, non si raccontano affatto storie di liberazione sessuale o di desiderio (così come ci vogliono far credere alcuni difensori d’ufficio al soldo del potente), bensì numeri legati ad un godimento seriale e compulsivo (ti ricordi la famosa frase pronunciata dal Berlusca: “stasera c’erano 11 ragazze, ma io me ne sono fatte solo 8”?), ad un’idea del sesso meccanico del tutto privata della dimensione densa e complessa della stessa sessualità, ad un nesso evidente tra accumulazione capitalistica e accumulazione di corpi “oggetto” con relativo approccio di tipo “filantropico”. I capitalisti, si sa, da sempre “aiutano” le donne in “difficoltà” o ne lodano le doti, ovviamente qualora risultino funzionali alla guerra tra maschi di potere. Una sessualità di “sistema”, conclude, che gode senza desiderare producendo un’antropologia maschile e femminile completamente sganciata dalla realtà delle persone comuni. Capisci perché non sopporto che tu possa chiamare tali maiali “cari amici” sostenendo che ti possano esser mancati?

Lo dicevo in un altro senso, mi difendo pacato, però sono d’accordo con tutto quanto hai letto e mi pare interessante, anche se un po’ forzata, l’idea di accomunare capitalismo e sessualità meccanica, deviata. Anche se in qualche modo il senso ultimo del capitalismo è l’accumulo di capitale e questo modo di vedere il sesso si basa sull’accumulo di prestazioni sessuali che si riesce a ottenere (tutto da dimostrare e a chissà quali condizioni). Cioè l’uno e l’altro si fondano su numeri.

Ci salutiamo quasi riconciliati per trovarci all’ora di pranzo, oggi si torna a casa a vedere quanto è riuscita a fare la brava Olga. Alle 14,00 la casa è uno specchio, ogni cosa è tornata al suo posto, miracolosamente anche la scrivania è sgombra. Somma pagata: 30 euro. Durante il pranzo frugale, a proposito di quanto guadagna Olga, sfortunatamente mi scappa un: “viene quasi uno stipendio regolare”. Già, risponde amara Marilena, se riuscisse a lavorare tutti i giorni compresa la domenica, per 5-6 ore al giorno, metterebbe assieme quasi 900 euro, senza marito, con l’affitto da pagare e due figli a carico. Altro che i duemila euro che la Terry de Nicolò considera come lo stipendio dei pezzenti!

Come pezzenti? Né io, né te arriviamo a duemila al mese, rispondo. E poi chi sarebbe Terrinicolò? Ma come ti sei perso proprio quell’intervista, mi canzona Marilena, tu che guardi tutti i programmi di approfondimento politico? Vediamo se la troviamo, dice e si alza da tavola per andare a prendere il notebook. Guardiamo assieme il video su youtube (non avevo visto l’intervista in diretta perché trasmessa in “L’ultima parola”, il programma di Palagone, quello che seguo meno volentieri) e rimango sbigottito. La signora Terry de Nicolò (pare una delle favorite della corte di “patonze” di re Silvio) dà i numeri, la sintesi è questa: “Guadagnare tutti 2000 euro al mese è da loffi di sinistra, per arrivare a guadagnarne almeno 20.000 bisogna essere disposti a tutto, anche a vendere la propria madre, è questa la legge del mercato”, una intervista che è cliccata su You Tube ben 466.083 volte al 27 settembre. Devo dire che persino gli astanti presenti nello studio di Palagone e lo stesso conduttore appaiono contriti, mortificati, quasi senza parole di fronte a una tale lucida disamina priva di morale. (Devo dirvi che mi ricorda un ragazzo, ex-tossicodipendente ed ex spacciatore abituato ad avere sempre soldi in mano e che prendeva 10-15mila euro al mese con facilità, che mi spiegava la difficoltà per lui di imparare il mestiere del muratore, soprattutto trovando gli stimoli per spaccarsi la schiena a 1000 euro al mese.) Così secondo la Terry noi siamo i pezzenti loffi, lei invece è una drittona. E che posto avrebbe in questa idea di società l’ottima Olga?
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