Diario di viaggio 4 – La maledizione dello shopping

Pubblicato: mercoledì, 20 luglio 2011
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Avevamo passato la domenica in centro a Monaco, a girare da bravi turisti tra chiese, Rathaus, palazzi storici e reali giardini. All’andata avevamo scelto l’entrata dalla porta ovest in Karslplatz seguendo la monumentale Kaufingerstrasse fino a Marienplatz e da lì attraverso i vari cortili della Residenz (con simpatica fermata ad ascoltare un’orchestrina jazz nella corte principale affrescata) fino all’Hofgarten, i giardini reali. Per il percorso di ritorno invece avevamo preferito i vicoli più stretti verso la zona dell’Hofbrauhaus (già descritto nel diario precedente – scusate l’autocitazione). Peccato che i negozi siano tutti chiusi, aveva esclamato Marilena, guardando tutte quelle vetrine che ammiccavano inutilmente proponendo sconti, proposte irrinunciabili e ricchi premi alle passanti cupide. È stato lì che ho sbagliato per negligenza, forse distrazione, anzi proprio per superficialità: in fondo un giretto in un grande magazzino non si nega a nessuno, ho pensato. Così ho concesso magnanimo, domani non c’è fretta di arrivare ad Augsburg (l’antica Augusta fondata dai romani), possiamo tranquillamente fare un giro in centro prima di prendere il treno delle 12 che in 40 minuti ci porterà a destinazione. La serata poi era trascorsa come sapete in allegria e bollicine alla storica birreria HB. L’indomani di buon’ora, colazione e bagagli già fatti in fretta, in attesa che mia moglie finisse di prepararsi, avevo acceso la tivù con 27 canali rigorosamente in lingua tedesca e cercato di capire qualcosa dal meteo, almeno guardando le figure. Metteva bello, ma subito il meteo lasciava il posto all’oroscopo. Dovete sapere che io odio l’oroscopo e ogni piccola superstizione o cabala di qualsiasi tipo. Mi rifiuto di mettermi ad esempio una maglietta con cui ho vinto a calcetto o un paio di calze con le quali è successo un avvenimento positivo e non gioco numeri al lotto o cerco fortuna in grattaevinci (di cui vi parlerò prossimamente). Insomma di solito cambio canale se c’è l’oroscopo, perché non credo affatto che una certa posizione della Terra rispetto alle stelle fisse o la congiunzione dei pianeti del sistema solare, immaginata dalla nostra prospettiva, possa influire sulla vita o sull’umore della gente. Penso, però, che chi ci crede rimanga influenzato dalla previsione che legge o che sente e in qualche modo finisce per inverare la sciocchezza prevista. La signorina tedesca che stava leggendo scandiva bene le parole e mi pareva di riuscire a decifrare parte del messaggio, perciò non avevo subito cambiato, come esercitazione di lingua. Il secondo segno era il mio, Taurus, la tedeschina aveva esordito con un verbo incomprensibile, poi aveva detto, stress den ganzen Tag, cioè stress per tutto il giorno. È impossibile, avevo pensato, sono in vacanza e non credo in certe maledizioni, così avevo spento la tivù e dimenticato immediatamente l’avvertimento. Camminando verso il centro di Monaco, stavolta dalla Sendlinger Strasse, Marilena aveva avvistato in una vetrina di un negozio ancora chiuso (perché aprono alle 10 e fanno orario unico fino alle 18), una polo blu carina anche se abbastanza comune. Ci siamo detti che ne avremmo trovate chissà quante presso le grandi catene che avevamo notato in centro, non valeva la pena fermarsi lì ad aspettare mezz’ora che aprisse. Naturalmente non è andata così. Marilena ha cominciato a cercare la polo blu in un grande magazzino dopo l’altro, colta in breve dalla Maledizione dello Shopping. Da Kaufhof e C&A a Ludwig Beck e Oberpollinger (tutti luoghi da cinque piani in su), per passare a Zero, Zara e Zorro (quest’ultimo l’ho inserito per assonanza ma non è detto che non esista davvero). Lei continuava a provare continuamente abiti sbuffando, non è colpa dei saldi, se non c’è mai la mia taglia è perché le case produttrici non ne fanno abbastanza; trovi un capo bellissimo della taglia giusta, ma è l’ultimo rimasto ed è difettato, se chiedi alle commesse rispondono sempre che tutto quello che c’è, è sugli scaffali; vedi una camicina con un bel tessuto, ma provandola ti accorgi che si allarga sotto che sembra un premaman; l’unica cosa che mi sta bene, propostami dalla commessa mentre ero in camerino, è una magliettina verde smeraldo che non avrei mai scelto: insomma è proprio una maledizione. Per tutta la mattinata sono stato paziente, cercando di assecondare il raptus di mia moglie, alla quale non andava bene niente e che cercava comunque una polo blu come quella che aveva visto in quella vetrina senza fortuna, per poi trascinarla in stazione fino ad Augsburg. Lì ci siamo presi una pausa visitando le Fuggerei, le prime case popolari, realizzate nel XVI secolo dai banchieri Fugger per gli indigenti. Come un paesino autonomo dentro la città, con tanto di mura che lo circondano e porte che la notte vengono chiuse. A tutt’oggi nelle 67 case sono ospitate 150 persone che pagano 88 centesimi di euro l’anno più le spese, cui contribuiscono i visitatori con il biglietto di ingresso. Ma fuori di lì è ricominciata la frenetica attività per negozi di Marilena, di cui ero decisamente stanco. Intanto dovevamo riprendere il treno direzione Memmingen, dove avremmo trascorso l’ultima notte in Germania. Arrivati in zona 40 minuti prima della partenza del treno, Marilena aveva avvistato un ultimo negozio dove entrare, credo fosse il ventisettesimo di giornata (bilancio di quanto effettivamente acquistato: io due paia di bermuda e una maglietta; lei una magliettina verde smeraldo che difficilmente indosserà). Con un ultimo, eroico, atto di magnanimità mi preparavo a seguirla e consigliarla senza successo, mentre avrebbe nuovamente scelto una serie di capi da provare in camerino torturando me e la commessa di turno. Era l’ultima chance. Aveva cominciato a scegliere i primi indumenti quando, dirigendoci verso i camerini, ci siamo resi conto che la signorina addetta l’avevamo già incontrata e non avevamo comprato nulla. Si trattava del primo negozio “visitato” ad Augsburg, non riconosciuto prima perché entrati da una strada diversa! Prima che quella ci vedesse e ci mandasse a quel paese, abbiamo lasciato i vestiti sul banco e siamo usciti. Lì Marilena è esplosa: odio fare shopping! Ma come odi, io ti seguo tutto il giorno paziente per fare una cosa che odi? Poi capisco, deve essere effetto di una fattura che qualche commessa-strega esasperata ti ha lanciato contro: la maledizione dello shopping. E deve esserci pure un collegamento astrale se l’oroscopo mattutino aveva cercato di avvertirmi …
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