Tragedia a largo di Lampedusa. Dopo il conto delle vittime è l’ora delle riflessioni sulle responsabilità

Pubblicato: giovedì, 7 aprile 2011
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E' di 250 dispersi il bilancio del naufragio che ha coinvolto ieri notte circa 300 somali ed eritrei in fuga dalla Libia nel canale di Sicilia. Il Consiglio Italiano per i Rifugiati l'ha definita "una delle più grandi tragedie del mare degli ultimi anni". I 51 sopravvissuti, di cui tre salvati da un peschereccio di Mazara del Vallo, sono arrivati a Lampedusa, soccorsi dalla guardia costiera, stremati e in ipotermia. Decine i cadaveri avvistati dall'elicottero della Guardia di Finanza: "abbiamo sperato di vedere qualcuno che alzasse il braccio, ma non è accaduto. Tra i cadaveri, difficili da quantificare, anche corpicini di bambini". Dure le dichiarazioni del presidente del CIR Savino Pezzotta : "mi chiedo, come e' stato possibile che in un mare presidiato da flotte internazionali e completamente militarizzato non si sia potuta evitare una tragedia di tali proporzioni, intervenendo tempestivamente a soccorso di quei profughi ... Quello che deve ora essere accertato e' se ci sono state delle violazioni del diritto del mare che, dobbiamo ricordare, obbliga a soccorrere quanti si trovano in condizioni di rischio. E se queste violazioni saranno accertate dovranno anche essere verificate le responsabilità''. Per evitare tragedie simili è necessario, secondo il direttore del CIR Christopher Heim , dare ai rifugiati delle alternative di ingresso protetto "altrimenti l'unica alternativa che offriremo loro e' quella di attraversare un mare che continua a inghiottire vite. E non credo che questa sia una posizione piu' sostenibile per paesi democratici e civili".
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