Condannata ad un anno di carcere l’insegnate che costrinse un ragazzo a scrivere cento volte “sono un deficiente”

Pubblicato: venerdì, 18 febbraio 2011
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PALERMO - Giuseppa Valido, 59 anni, insegnante in pensione di Palermo, è stata condannata ad un anno di carcere peraver costretto un suo alunno a scrivere sul quaderno per cento volte "sono un deficiente". Nel 2007 la donna era stata assolta, ma il ricorso, presentato dal pm e dalla pubblica accusa ha condotto, nella terza sezione della corte d'appello, alla condanna ad un anno di reclusione, sanzione che comunque la donna non sconterà per via della sospensione della pena e per il condono.

L'insegnante aveva preso le parti di un ragazzo che si era visto preso di mira da un gruppo di bulli che non gli permettevano di entrare nel bagno dei maschi dicendogli: "non ti facciamo passare perché tu sei una femminuccia, un gay". La professoressa, dopo aver consolato il ragazzo, decise di punire i ragazzi coinvolti in quella bravata. Uno chiese scusa per l'accaduto e l'altro, rifiutandosi, fece scattare la punizione di darsi da solo del deficiente. "Una lezione di vita" per la professoressa. Un "abuso dei mezzi di correzione" per i giudici.

L'avvocato Sergio Visconti, legale di Giuseppa Valido ha affermato: "La mia cliente non si dà pace. Si sente tradita dalle istituzioni che ha cercato di garantire anche insegnando ai ragazzi che non si devono discriminare gli altri".

Anche il presidente dell' Arcigay, Paolo Patané, prende la parti della professoressa: "La punizione ad un anno di carcere, inflitta ad una insegnante di Palermo per aver castigato un alunno omofobo è paradossale perché riconosce dignità all'omofobia". "L'insegnante che ha difeso una vittima - aggiunge - ha assolto al suo ruolo e giustamente punito un bullo con l' intenzione di fargli comprendere l'orrore generato dalla violenza, dalla sopraffazione e dalla denigrazione. Quell' insegnante, come tutti gli insegnanti oggi, opera in un Paese privo di tutele e di leggi antidiscriminatorie per le persone gay, lesbiche e trans e in una scuola che non offre agli operatori culturali strumenti utili di prevenzione e contrasto al bullismo omofobo.

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