Camillo Oddo: le verità sui fondi per la peronospora

Pubblicato: giovedì, 16 dicembre 2010
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L’Assemblea regionale ha finalmente fatto una operazione verità sui fondi per gli agricoltori colpiti dalla peronospora nel 2007. Con un mio emendamento, sostenuto dai colleghi Gucciardi, Apprendi, Ferrara e sottoscritto anche dall’onorevole Giulia Adamo ed altri, è stata data una risposta concreta su una vicenda che stava assumendo i caratteri di una sconfitta della politica perché sopraffatta dalla propaganda e da manovre penalizzanti per questo settore fondamentale dell’economia non soltanto trapanese ma dell’intera Sicilia. Bisogna dire le cose come stanno. Il tanto vituperato Governo Prodi, esecutivo di centrosinistra, aveva messo a disposizione degli agricoltori colpiti dalla peronospora 50 milioni di euro. Somma svanita nel nulla, con la successione berlusconiana alla guida del Paese. E’ stato poi presentato ed approvato dal Parlamento nazionale un emendamento del senatore del Pdl Antonio D’Alì che trasferiva agli agricoltori la somma di 6 milioni e 500 mila euro. Non soltanto l’emendamento conteneva un errore marchiano di data, facendo riferimento al 2008, quando il problema della peronospora ha interessato la regione Umbria, ma anche in questo caso non c’è mai stata traccia del trasferimento della somma, rimasta dunque sulla carta e buona soltanto a fare propaganda a costo zero. Con la Finanziaria regionale del 2010 sono stati appostati 30 milioni di euro, che erano scesi a poco meno di 22 milioni. L’emendamento approvato ieri sera all’Ars raggiunge due obiettivi. Mette 8 milioni e 500 mila euro a disposizione del fondo per la peronospora che torna ad essere di 30 milioni e definisce le questioni tecniche relative alla compatibilità europea, caratterizzando il danno subito dagli agricoltori ed inserendolo tra le fattispecie previste dalla UE. Abbiamo dunque messo un punto fermo in una storia che ha visto troppa gente pronta a salire sul carro del vincitore alla vista delle somme, ma poca volontà e responsabilità a rendere operative e concrete le scelte che erano state fatte in sede parlamentare.

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