Lì dentro non c’è il bandito Giuliano

Pubblicato: lunedì, 18 ottobre 2010
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Il bandito Salvatore Giuliano, con la sua storia intrisa di fascino, mistero e storia delle nostre radici, continua a far parlare di sé, nonostante siano passati ben 60 anni dalla sua morte.

È di questi giorni, infatti, la notizia che a breve verrà riesumato il cadavere per eseguire gli esami del DNA per poter così attestare se la salma seppellita è davvero quella di Giuliano.

La storia fino ad ora nota, e quella attestata anche dalle parecchie foto scattate in quegli istanti, racconta che Giuliano, diventato ormai un personaggio scomodo sia per i mafiosi contemporanei che per elementi di spicco politico, venne ucciso a seguito di un agguato tesogli a Castelvetrano il 5 luglio 1950. Al cadavere del bandito vennero scattate parecchie foto: le prime furono proprio quelle nel cortile dove venne rinvenuto, seguite poi da quelle fatte al corpo senza vita posto su una lastra di marmo. E proprio questi scatti stanno alla base di alcuni studi condotti da docenti universitari che, dopo la comparazione di queste foto con altre, che riprendono il bandito ancora in vita, sono arrivati alla conclusione che non si potesse trattare della stessa persona. Anche lo storico partinicese Giuseppe Casarrubea (figlio anch’esso di un sindacalista ucciso dalla banda di Giuliano) afferma che le ipotesi di sostituzione del cadavere di Giuliano con quello di un sosia, proveniente da Altofonte, sarebbe quello che è realmente accaduto, lasciando così la possibilità al bandito di poter scappare in America.

Le indagini sono state ufficialmente aperte il 5 luglio 2010 (coincidenza del caso, è proprio la data della ricorrenza del sessantesimo anno dalla sua morte) ed in questi giorni si è presa la decisione di riaprire la tomba, per poter così definitivamente verificare a chi appartiene quel corpo. L’incarico di riesumare i resti del “bandito di Montelepre” è stato affidato a Livio Milone, anatomopatologo del Policlinico di Palermo.

Molti sostengono che la verità sarà molto difficile da accertare e che forse sarà meglio aspettare il 2016, anno in cui cadrà il segreto di Stato sui documenti conservati negli archivi dei Ministeri degli Interni e della Difesa.

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